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Ecco com’è ridotta Torre Quetta, a pochi mesi dalla stagione estiva

Torre Quetta, la spiaggia della discordia. Da quasi un anno e per quattro anni l’Amministrazione Comunale ha affidato, infatti, la spiaggia pubblica di Torre Quetta a chi non ha, di fatto, ottemperato a quanto previsto dal bando pubblicato dallo stesso Comune. Una gara pubblica che intendeva garantire ai baresi la fruibilità per tutto l’anno della spiaggia più grande della città. Per fare questo, a pena di decadenza, il vincitore avrebbe dovuto presentare e allegare alla concessione anche la calendarizzazione delle attività previste nel periodo non estivo. <<Calendarizzazione che, da mio accesso agli atti, non è stata mai depositata>>, precisa piccata la candidata sindaca Irma Melini. A tutto questo si aggiunga che nessun evento è stato pubblicato sul portale del Comune di Bari, ente non si è manco preoccupato di verificare se i concessionari stessero offrendo ai baresi le attività promessa dalla ditta che s’era aggiudicato il bando pubblicato oltre un anno e mezzo fa. E non è finita. <<Dai miei numerosi sopralluoghi, poi, si evince che i gestori non ottemperano neanche alla pulizia quotidiana dell’arenile, come dei bagni, alla cura del verde e delle strutture sportive che risultano abbandonate. Ci sono anche le fotografie che mostrano la presenza di siringhe fra i ciottoli>>, incalza la Melini. Che infine attacca  pesantemente: <<È da aprile scorso che, a tutela dei baresi, insisto sulla inadeguatezza della offerta presentata dall’aggiudicatario, ma senza risultato concreto tranne l’aver ottenuto, con le mie denunce, almeno la raccolta differenziata anche a Torre Quetta. D’altronde, aver letto che l’assessore alle Attività Economiche Palone plaude alla riapertura della spiaggia, la dice davvero lunga su come la Giunta uscente di Antonio Decaro non si sia mai interessata realmente a Torre Quetta, che risulta da mesi abbandonata>>. In realtà è da novembre 2017, allorquando scadeva il bando per l’affidamento di alcune aree della spiaggia di Torre Quetta, che sono cominciate le schermaglie sulla sua gestione. In commissione comunale ‘Trasparenza’ era stato ascoltato perfino il Direttore competente, l’ex comandante della Polizia Municipale Stefano Donati. Ebbene, parte della commissione lamentava ancora una volta i tempi davvero stretti della pubblicazione e termini annessi d’un bando in verità assai complesso, quasi che non si parlasse d’un affidamento per ben tre anni di quello che è risultato essere il luogo più attrattivo dell’estate 2017, in Città. Irma Melini era stata la consigliera che in Commissione aveva già espresso i dubbi più pesanti sul bando e futuro appalto. Contestando, così come aveva fatto già un paio di anni prima, la scelta del Comune di Bari di concedere la vasta area a parcheggio con un ticket d’ingresso a 3 euro. Trovando paradossale che il sindaco continuasse ad annunciare l’idea dell’unificazione, in un’unica spiaggia pubblica, di Pane e Pomodoro con Torre Quetta, permettendo poi d’imporre ai baresi un ingresso a 3 euro su quest’ultima, mentre a Pane e Pomodoro si pagava e si paga 1 euro soltanto. A questa contestazione – spiegava ancora la Melini – la Ripartizione aveva risposto con uno studio che giustificava il costo col rischio di impresa nel gestire la spiaggia. Un rischio che, dopo l’ultima sperimentazione, avrebbe dovuto vedere un nuovo studio, da parte dello stesso Comune, calibrato proprio sulle nuove potenzialità della spiaggia. Era già allora evidente che il subappalto dei gazebo ai ristoratori, quindi l’attrazione per gran parte della “movida” cittadina, avrebbe fatto della concessione di Torre Quetta una “gallina dalle uova d’oro”. Se a tutto ciò si aggiunge il calcolo del canone annuo a base d’asta, veramente basso (poco più di 11 mila euro) è chiaro ed evidente che già dalla pubblicazione del bando non si tutelava a pieno l’interesse generale. <<Per di più abbiamo appreso, sempre in commissione – annotava ancora la consigliera del Gruppo Misto – che il canone lo incassa lo Stato, in quanto area demaniale, motivo per cui questa Amministrazione ha inteso porre un canone a base d’asta molto conveniente e che il gestore recupera con una sola settimana di parcheggio. Da qui sorgono due problemi non da poco: quando si provvederà alla sdemanializzazione delle aree di interesse cittadino, come appunto le spiagge e la costa, così da incassare i canoni per cui affidiamo noi la gestione? Eppoi, com’è possibile che il Comune metta a bando aree senza applicare il regolamento comunale sull’occupazione di suolo pubblico?>> Ergo, lo dicono i tecnici, le aree demaniali diventano di fatto una zona franca, specie se non si rispettano accordi, convenzioni e contratti….

Francesco De Martino

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