Cultura e Spettacoli

“Ecco cos’è diventato il Venezuela”

<<Una torcia umana per chiedere dignità, libertà di pensiero e il diritto a nutrirsi e curarsi. Ecco cos’è diventato oggi il Venezuela >>. Queste le parole di Klara Dilauro, nata in Venezuela da genitori italiani, fondatrice del “Comitato Puglia per il Venezuela” e portavoce del Comitato Italo-Venezuelano, in visita alla mostra sugli scatti della 61^ edizione del World Press Photo allestita presso la Sala Murat di Bari. Dopo Amsterdam, il capoluogo pugliese è una delle prime quattro città al mondo che ospitano la mostra con Roma, Siviglia e Lisbona. Tra le 133 foto, esposte fino al 27 maggio, anche la vincitrice del Wpp 2018 e del Premio europeo per la libertà di pensiero “Sakharov” 2017: si tratta dello scatto di Ronaldo Schemidt, fotografo dell’agenzia Afp (Agence France-Presse), che ritrae un ragazzo venezuelano con una maschera antigas, mentre corre, durante una protesta in Venezuela contro la dittatura castro-comunista instaurata dal Presidente Maduro. L’immagine è stata ripresa il 3 maggio del 2017 quando Josè Victor Salazar Balza (28 anni) prende fuoco dopo l’esplosione del serbatoio di una motocicletta durante una manifestazione di protesta contro il Presidente del Venezuela, a Caracas. Violenti scontri avevano avuto luogo tra i manifestanti e la guardia nazionale a seguito della decisione di Maduro di riformare il sistema democratico venezuelano con la formazione di un’assemblea costituente per sostituire l’assemblea nazionale guidata dall’opposizione: un atto voluto a consolidare i poteri legislativi del presidente stesso. I leader dell’opposizione hanno perciò esortato la popolazione a organizzare proteste di massa per chiedere elezioni presidenziali anticipate. Ma durante i violenti scontri, Salazar diviene improvvisamente una torcia umana riportando ustioni gravi su oltre il 70% del corpo riuscendo però, miracolosamente, a sopravvivere. Negli ultimi anni il Venezuela sta attraversando una forte crisi politica. Il partito al potere ha continuamente limitato lo Stato di diritto e l’ordine costituzionale e nel marzo 2017 la Corte suprema ha tolto il potere legislativo all’Assemblea nazionale eletta democraticamente. Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale, ha riassunto la situazione in Venezuela con queste parole: “Non è solo un scontro politico in Venezuela. È uno scontro vitale ed esistenziale basato sui valori. “Nello stesso tempo, il numero dei prigionieri politici è salito a oltre seicento, secondo l’ultima relazione del Foro Penal Venezolano, un’organizzazione venezuelana di spicco per la difesa dei diritti umani che offre assistenza legale gratuita alle persone con limitate risorse economiche e che si presume siano vittime di detenzione arbitraria, tortura o violenze durante le proteste. Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi oltre 130 oppositori e più di 500 sono stati arrestati arbitrariamente. Una crisi politica e dei diritti umani che coinvolge anche la comunità Italo-Venezuelana. “Sono oltre due milioni i nostri connazionali residenti in Venezuela che soffrono la fame e la violenza con i nostri fratelli venezuelani in questo periodo storico, racconta la referente pugliese degli Italo-Venezuelani. Emblematici due episodi che hanno coinvolto i nostri connazionali durante il mandato di Maduro: l’uccisione nel 2014 a Maracaibo di Roberto Annese (33 anni), di padre italiano e madre venezuelana, originario di Molfetta, <<morto mentre maneggiava un esplosivo rudimentale>> secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia ma non dall’opposizione che invece ha parlato di un proiettile che lo ha ucciso mentre difendeva una barricata nel quartiere di El Naranjal; e l’arresto nel giugno del 2017 di un altro ragazzo molfettese – Angel Maria Fiorentini (25 anni) – fermato a Caracas, durante una manifestazione contro Maduro, e rinchiuso nel carcere militare con l’accusa di “terrorismo”. Ma secondo il legale e gli amici di Angel presenti al momento dell’arresto, il ragazzo, essendo un paramedico, si trovava li per aiutare i feriti degli scontri tra i quali persino alcuni agenti di polizia. Ipotesi avvalorata dalla dichiarazione inequivocabile del ministro della Giustizia venezuelano che su Twitter ha postato una foto dei ragazzi arrestati con la scritta <<Ecco i delinquenti della destra terrorista, responsabili degli atti vandalici di Chacao>>. Ma non solo: la fame in Venezuela è diventata un sistema politico: il 75% dei venezuelani sono privi di cibo, gli anziani muoiono per l’assenza di medicine. La comunità internazionale – conclude Klara Dilauro – deve intervenire urgentemente affinché si possano ristabilire in fretta i diritti umani, la pace e la giustizia in Venezuela”.

Maria Giovanna Depalma


Pubblicato il 3 Maggio 2018

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