Cultura e Spettacoli

Ecco la danza che si fa felicità incarnata

Al Petruzzelli la rassegna EXTRA si apre con “La Gioia di Danzare” di Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko

Una lunga standing ovation ha salutato al Teatro Petruzzelli La Gioia di Danzare, spettacolo che ha inaugurato la rassegna EXTRA e che ha trovato nel pubblico barese un caloroso e meritato riscontro. Un consenso tutt’altro che rituale per un gala che, pur fondato sui codici della grande tradizione accademica,

ha saputo evitare il rischio della mera esibizione virtuosistica, trasformando la tecnica in strumento espressivo e il repertorio in autentico racconto scenico. Ideato e interpretato da Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, coppia nell’arte e nella vita, lo spettacolo costruisce un percorso coerente attraverso il balletto classico e la creazione contemporanea, approdando ad un equilibrio convincente tra memoria, ricerca e sensibilità teatrale. I celebri estratti da Grand Pas Classique, Fiamme di Parigi e Infiorata a Genzano restituiscono tutta la solidità della scuola accademica, valorizzata da una cura formale di altissimo livello.

Gli equilibri impeccabilmente sostenuti, la pulizia delle linee, la nitidezza dei port de bras e la precisione delle geometrie sceniche testimoniano un lavoro rigoroso, mai fine a se stesso, ma costantemente orientato alla qualità dell’interpretazione. La cifra distintiva di Nicoletta Manni scintilla nel suo virtuosismo interiorizzato, capace di celare la complessità tecnica dietro una naturalezza solo apparentemente spontanea. Ogni variazione è costruita con controllo assoluto, eleganza nelle dinamiche e raffinata sensibilità musicale.

Accanto a lei, Timofej Andrijashenko si distingue per autorevolezza scenica, pulizia esecutiva e una presenza capace di coniugare forza e misura. Particolarmente apprezzabile la capacità dei due protagonisti di modulare il fraseggio coreutico con una musicalità sempre nitida, trasformando ogni variazione in un autentico momento di racconto scenico. La loro intesa va ben oltre la dimensione del partnering e si traduce in una fluidità espressiva rara, nella quale gesto tecnico e intenzione drammaturgica procedono in perfetta sintonia. Non da meno l’apertura verso la contemporaneità: tra i momenti più interessanti della serata spicca Casse Noisette Compagnie di Jean-Christophe Maillot, presentato per la prima volta in Italia proprio nell’ambito di questo gala.

Qui il linguaggio accademico viene filtrato attraverso una scrittura più essenziale e teatrale, che privilegia il dialogo tra i corpi e la qualità della presenza scenica. Il lessico coreografico si fa più asciutto e moderno, lasciando emergere con chiarezza la profondità interpretativa dei due protagonisti. I ballerini del Corpo di Ballo della Scala sono stati protagonisti di quadri collettivi affrontati con precisione, energia e notevole coesione stilistica, garantendo continuità drammaturgica e una costante tensione scenica.Il culmine emotivo è giunto nel finale, con Beddrha ci dormi, nuova creazione di Patrick De Bana realizzata appositamente per lo spettacolo sulle musiche di Paolo Buonvino, con la partecipazione di Diodato e dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta.

In questa pagina conclusiva la grammatica del balletto si apre a suggestioni mediterranee e contemporanee, dando vita a un dialogo originale, capace di ampliare ulteriormente l’orizzonte espressivo dell’intero progetto. Più che un semplice gala, La Gioia di Danzare sembra essere, dunque, una riflessione sul valore della danza quale linguaggio universale, capace di coniugare disciplina, bellezza e comunicazione emotiva. Un progetto artisticamente maturo, costruito con intelligenza e sensibilità, che il pubblico del Petruzzelli ha accolto con entusiasmo crescente fino alla meritata ovazione finale. Una risposta che conferma come la grande danza sappia ancora emozionare, senza rinunciare al rigore della propria tradizione.

Rossella Cea


Pubblicato il 2 Giugno 2026

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