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Ecco le richieste dei “gilet arancioni” al ministro Di Maio per l’olivicoltura pugliese

Incontro al Mise (Ministero per lo sviluppo economico) tra il titolare del Dicastero nonché vice-premier, Luigi Di Maio del M5S, e la rappresentanza pugliese dei “Gilet arancioni” per chiedere interventi rapidi da parte del Governo “giallo-verde” a sostegno dell’industria più ecosostenibile della Puglia. Vale a dire l’olivicoltura, che in termini di posti di lavoratori occupati vale il 200% in più della Fiat ed il 300% in più della ex Ilva di Taranto, oggi – come è noto – Ancerol Mittal. La delegazione dei “Gilet arancioni” che ha incontrato Di Maio era composta, oltre che dal portavoce, Onofrio Spagnoletti Zeuli, dal presidente di “Italia Olivicola”, Gennaro Sicolo, dal presidente di “Unapol”, Tommaso Loiodice, dal rappresentante dei frantoiani, EliaPellegrino, e dal rappresentante degli agricoltori salentini, Mimino Primiceri. Nel documento dei “Gilet arancioni”consegnato al ministro Di Maio sono stati riassunti i principali dati negativi relativi alla campagna 2018/2019 del comparto olivicolo ed oleario pugliese. Dati che in sintesi possono essere riassunti in circa un milione di giornate lavorative perse nel comprensorio olivicolo tra le provincie di Bari, Bat e Foggia, a causa della mancata produzione determinata dalla gelata che, tra fine Febbraio ed inizio di Marzo del 2018, ha colpito quasi 90mila ettari coltivati ad ulivo all’interno delle provincie citate. Invece, sono circa un milione e mezzo le giornate di lavoro perse nella zona del basso Salento colpita dalla xylella fastidiosa, che ha già disseccato circa quattro milioni di piante di olivo ed almeno il doppio sono stati resi improduttivi e rischiano a breve di fare la stessa fine. Un danno in termini ambientali ma anche di produttività di olio, che nel Salento si registra di circa 30mila tonnellate in meno ogni anno. Infatti, nel Salento i frantoi che a causa della xylella hanno dismesso totalmente l’attività sono quasi 200 ed almeno altri 100 sono in procinto di fare altrettanto, se a breve non sarà bloccata la diffusione del batterio e, quindi, la trasmissione dell’infezione ai milioni di piante di olivo ancora sani. L’appello del portavoce dei “Gilet arancioni”al vice-premier Di Maio è stato:  “Le chiediamo di intervenire per salvare l’industria pugliese più ecosostenibile che ci sia, l’unica in grado di dare futuro ai giovani, e di non farli andar via, grazie ad una tradizione millenaria, l’unica che per la sua alta specializzazione è lontana anni luce da fenomeni di capolarato, il polmone economico green di un settore che (ndr – in Puglia) vale in termini di assunzioni il 200% della Fiat ed il 300% dell’Ilva”. Infatti, gli operari che in Puglia lavorano a tempo pieno in agricoltura per il solo comparto olivicolo ed oleario sono circa 50mila nel corso di tutto l’anno. Perciò, rivolgendosi a Di Maio, il portavoce dei “Gilet arancioni”ha inoltre sottolineato: “Le chiediamo di venire in Puglia a visitare la realtà economica più importante della nostra Regione, il traino economico di una terra abituata a non chiedere aiuti dello Stato, ma a lavorare per portare ogni giorno il pane a casa”. E per questo, ha ribadito Spagnoletti Zeuli, “vogliamo che sia garantita ai lavoratori della terra e ai frantoiani la dignità che purtroppo non ci viene riconosciuta”. Quindi, ha concluso Spagnoletti Zeuli il suo appello al ministro allo sviluppo economico: “Occorre individuare misure per i frantoi che ristorino la perdita di attività economica, la difficoltà a supportare il credito bancario, gli oneri previdenziali e la necessità di rivedere alcune importanti procedure normative”. Invece, per “gli operai agricoli, che sono i più specializzati che ci siano, forse ancor prima che alle aziende, è necessario –  per Spagnoletti Zeuli – garantire la sopravvivenza”, poiché “il 2018 è stato devastante per tutti loro, giorni tristi con redditi inesistenti”. “A loro – ha terminato infatti il portavoce pugliese dei ‘Gilet arancioni’-  bisogna garantire il futuro e bisogna dare dignità”. Di qui una serie di richieste sottoposte al ministro Di Maio dai “Gilet arancioni” pugliesi e che di seguito elenchiamo in sintesi: 1) Adottare una norma che tuteli i lavoratori attraverso la conferma delle giornate dell’anno precedente nei territori colpiti da calamità ufficialmente riconosciute; 2) Defiscalizzazione dei tributi e degli oneri previdenziali per i frantoi, cooperative agricole di trasformazione e frantoi aziendali;3) Blocco delle rate di mutuo per i frantoi, cooperative agricole di trasformazione e frantoi aziendali;4) Ristoro della perdita di Plv;5) Rottamazione dei frantoi oleari con adeguato ristoro a chi sceglie di uscire definitivamente dal sistema di trasformazione;6) Proroga di 24 mesi per adeguamenti strutturali necessari al comparto per le linee guida antincendio con interessamento del Ministero competente (all’Interno);7) Opportunità di associare i frantoi oleari alle Op agricole con pari dignità alle figure della filiera già abilitate;8) Assunzione dei lavoratori/ operai stagionali del frantoio nel regime agricolo; 9) Riconoscimento del frantoio oleario sia in forma privata che cooperativa, come figura centrale della filiera, nella stesura delle prossime programmazioni del Piano olivicolo nazionale (Pon). Ma saranno sufficienti solo tali interventi a risollevare le sorti economiche dell’olivicoltura e, quindi, anche dell’olio extra vergine d’oliva italiano? Forse no. Ma per lo meno potrebbero garantirne la sopravvivenza.

 

Giuseppe Palella

 

 

 

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