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Ecco quanto ci costano gli inutili Municipi di decentramento

L’ex governo Draghi, con i suoi ministri Daniele Franco all’Economia e Renato Brunetta alla Pubblica amministrazione, ha pesantemente rimpinguato, con una norma del Bilancio 2022, le indennità di sindaci, assessori e presidenti di Consiglio degli oltre ottomila Comuni presenti nel nostro Paese. Come è noto, infatti, dal 1° gennaio scorso sono già scattati una parte degli aumenti a questi concessi dal governo Draghi, mentre altra parte scatterà dal 1° gennaio 2023 ed altra ancora a gennaio del 2024, quando a regime i sindaci dei Comuni capoluogo di regione percepiranno un’indennità mensile di 13,800 Euro circa, che è pari a quella dei Presidenti di Regione. In pratica, per sindaci, assessori e presidenti di Consiglio comunale, un aumento in tre anni del 97% dell’indennità rispetto a quella percepita fino al 31 dicembre 2021. Ma nei Comuni gli effetti di detti aumenti riguardano anche le indennità di presenza dei consiglieri, poiché i “gettoni” corrisposti a questi ultimi, per le sedute di Consiglio e di Commissione, sono – come è noto – parametrati all’indennità del Primo cittadino. Ed in città come Bari, dove sono presenti istituti di decentramento amministrativo, ossia i cosiddetti Municipi, a beneficiare, sempre in proporzione agli aumenti previsti da una norma di Bilancio 2022 dell’ex governo Draghi, sono anche i presidenti e consiglieri di Municipio, che avendo anch’essi le rispettive indennità parametrate alla paga del sindaco, dal 1° gennaio 2022 si ritrovano ogni fine mese ad avere un’indennità più “pesante”. Infatti, nel caso di Bari, oltre a quanto previsto in più per sindaco, vice, assessori e presidente del consiglio, sono saliti anche i compensi dei consiglieri comunali e municipali e dei presidenti del cinque Municipi di decentramento cittadino. Indennità che, come detto, saliranno ancora nel prossimo gennaio ed aumenteranno ulteriormente, con l’ultima “tanche” di gennaio 2024. Ma vediamo di quanto, in particolare, sono aumentati nel 2022 i tetti per i consiglieri comunali e municipali baresi e per i presidenti dei cinque Municipi di decentramento cittadino, per effetto della ricordata norma dell’ex governo Draghi. I consiglieri comunali barese, che in precedenza potevano conseguire un massimo di circa 2350 euro lordi con il massimo di sedute mensili remunerabili, fino al 31 dicembre prossimo possono raggiungere circa 2850 euro e dal prossimo anno tale importo potrà raggiungere all’incirca 3100 euro, mentre dal 2024 il tetto salirà a circa 3500 euro mensili. Un analogo discorso vale per i 76 consiglieri baresi di Municipio, che nel 2022 sono passati da un massimo di circa 900 euro lordi mensili a quasi 1200 euro e che nel 2023 potranno arrivare a 1350 circa, fino a poter raggiungere, a regine nel 2024, un’indennità lorda di quasi 1600 euro mensili. Per i presidenti dei 5 Municipi baresi l’aumento di indennità nel 2022 è stato di circa 650 euro mensili che sommate all’indennità lorda mensile percepita fino al 31dicembre 2021 raggiunge in totale circa 4600 euro mensili. Anche per questi ultimi il prossimo incremento del 2023 li porterà a sfiorare, se non addirittura a superare i 5000 euro lordi mensili, fino a raggiungere dal 1° gennaio 2024 la cifra di quasi 5500 euro. Insomma, i consiglieri e presidenti di Municipio barese, ossia i componenti di una semplice istituzione interna al Comune e, quindi, priva sia di personalità giuridica che di poteri reali, già ora percepiscono rispettivamente indennità che sono addirittura superiori a quelle percepite da consiglieri e sindaci di Comuni con popolazione compresa tra i 30 e 50mila abitanti. Infatti, attualmente l’indennità mensile del Primo cittadino di un Comune di fascia tra 30 e 50mila abitanti si ferma a meno di 4000 euro lordi mensili a fronte di quella dei presidenti dei Municipi baresi che, come innanzi riferito, supera di gran lunga detto importo. E, con i previsti e citati aumenti di gennaio 2023 e, poi, del 2024, la forbice tra i compensi dei politici del praticamente inesistente e, quindi, finto decentramento barese e quelli dei Comuni con popolazione compresa fra 30 e 100mila abitanti è destinata ad allargarsi ulteriormente, a vantaggio ovviamente dei primi. Trattasi chiaramente di un assurdo, oltre che di un evidente spreco di denaro pubblico, oltre che di un paradosso e di una conclamata ingiustizia normativa alquanto ovvia. Ma su questo tema finora nessuna forza politica ha evidenziato tali contraddizioni e coloro che a Roma pur dovrebbero occuparsene tacciono. Fino a quando? Tanto a pagare gli sperperi – come è noto – è sempre “Pantalone”!

 

Giuseppe Palella

 

 


Pubblicato il 10 Novembre 2022

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