Cultura e Spettacoli

Edda insisteva: Cercatele!

La sera del 14 marzo 1941 la nave ospedale  Po giungeva a Valona per imbarcare feriti e malati da rimpatriare ; l’operazione si sarebbe svolta l’indomani mattina. Dopo l’arrivo la nave si mise alla fonda nella rada a circa un miglio e mezzo dalla costa. Benché munita dei contrassegni per il riconoscimento notturno, la Po venne obbligata dal Comando Marina di Valona a tenere le luci spente per non contravvenire alle regole sull’oscuramento, dato che si temeva che l’individuazione della Po, in caso di attacco aereo, avrebbe comportato anche la localizzazione delle altre unità, mercantili e militari, ormeggiate nei paraggi. La precauzione servì a poco giacché durante la notte una formazione di aerosiluranti britanniche sferrò un attacco. Dopo il piroscafo Santa Maria, anche la nave ospedale della regia Marina incassò un colpo mortale. Durante le operazioni di abbandono della nave una delle lance si capovolse : due crocerossine, Wanda Secchi ed Emma Tramontani, annegarono. Nel tentativo di salvare le compagne annegò anche un’infermiera volontaria, Maria Federici, nonostante l’intervento di un ufficiale, gettatosi in mare per soccorrerla (una quarta crocerossina, morì di setticemia dopo alcuni mesi, avendo inghiottito acqua e nafta). Nell’affondamento trovarono la morte complessivamente 23 persone. Il recupero delle salme fu affidato ad otto palombari della Regia Marina fatti venire apposta. Ma il mare mosso rendeva faticose le ricerche. E dei corpi delle sfortunate crocerossine nessuna traccia. A bordo della nave era imbarcata come infermiera volontaria Edda Mussolini Ciano, salvatasi gettandosi in acqua. Dopo essere stata soccorsa, la figlia del Duce aveva fatto subito pressione perché si cercasse di recuperare almeno le salme delle sue tre sventurate compagne. Nel vedere che le ricerche andavano avanti senza risultato, Edda, raccolte informazioni, fece venire  da Bari Giuseppe Carofiglio, palombaro di fama, chiamato ‘occhio d’argento’ per la capacità di lavorare anche in precarie condizione di luce. Alle 9.30 del 23 marzo, a nove giorni dall’affondamento, Carofiglio s’immerse. Individuò la salma della prima crocerossina (Maria Federici) nel locale segreteria del ponte C e quella di Ennia Tramontani tra i rottami del ponte B. Alle 16, esausto, risalì. Si immerse ancora alle 10,00 del giorno appresso e, dopo molto cercare, ancora sul ponte B rinvenne i resti di Wanda Sechi. Le tre sfortunate giovani vennero decorate con la medaglia d’oro al valor militare. Quanto a Giuseppe Carofiglio, rampollo d’una illustre famiglia di palombari baresi, non ci risulta che sia stato insignito d’alcunché. Ci auguriamo che le nostre ricerche siano state incomplete.

 

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 21 Giugno 2018

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