Cronaca

Edicole dimezzate a Bari e provincia

I dati delle associazioni di categoria sull'intero territorio nazionale per un mestiere che attira sempre meno

Se Giorgio Gaber nel suo album-testamento parlava d’una ‘razza in estinzione’, traslando ai mestieri anch’essi in estinzione, ecco il richiamo agli edicolanti, sempre più rari e ricercati. Eggià, la crisi dell’editoria causata da Internet è da tempo anche la crisi dei cari, vecchi e comunque ancora immancabili “giornalai”. In quattro anni, infatti, secondo le stime stilate dalle associazioni di categoria, sono sparite quasi 2.700 edicole in tutto il Paese; una perdita secca con tassi di abbandono perfino a doppia cifra in tante province, a partire da Isernia, che ha visto chiudere oltre un terzo delle unità locali. Ma anche Trieste e Ancona che addirittura hanno superato il meno trenta per cento. L’elaborazione, realizzata da Unioncamere-InfoCamere su dati del registro delle imprese, mostra in tutta la sua drammaticità che l’emorragia è in ogni caso fenomeno inarrestabile, con i giovani che rifuggono dal mestiere dei padri, rifiutando un lavoro considerato duro e soprattutto, poco remunerativo. E a Bari, come vanno le cose per chi vende giornali, riviste e, ormai, di tutto e di più, trasformandosi in talune circostanze in veri e propri bazar di robe di seconda mano. Sì, le edicole chiudono a catena a Bari, in un triste rosario che in pochi anni ne ha visto dimezzare il numero, grandi e piccole. E chi resiste si lamenta non solo per il ‘lockdown’: solo al quartiere ‘San Pasquale’ in pochissimo tempo hanno abbassato le saracinesche quella in via Re David nei pressi dell’ex Provveditorato agli Studi, l’altra nella piazzetta dinanzi alla Parrocchia (dove a perenne ricordo è rimasta la struttura, a perenne ricordo…) e infine quella in via Nizza, dove c’era il mercato rionale che ha levato le tende anch’esso. Insomma, se fino a dieci anni fa c’erano circa duecento edicole ora sono molto meno della metà: secondo le stime di Unioncamere ne sono rimaste poco più di duecentotrenta (233 per la precisione…) in tutta la provincia di Bari e non manca chi minaccia di chiudere prima della fine di quest’anno, pur smerciando gadget, cd, dischi, giocattoli e dvd, spesso allegati a riviste specializzate. Tutta roba che molto spesso fa lievitare il bilancio mensile, impedendo altre chiusure anticipate di edicole. Senza le quali -bisogna dirlo – il territorio s’intristirebbe irrimediabilmente e nessun giornale sopravvivrebbe. Ma torniamo ai dati e percentuali a livello nazionale, magari per cercare qualche numero in positivo: come Oristano che mantiene tutte le sue 51 rivendite di giornali. In valori assoluti, sono i lettori di quotidiani soprattutto di Roma che oggi devono fare i conti con la rarefazione dei “giornalai”: nel territorio dell’intera Capitale ne sono rimasti 1.138, 303 in meno di quattro anni fa (-21%). Anche a Torino, però, giornali e riviste sembrano andare parecchio meno di moda. Qui oggi si contano 501 rivendite, 138 in meno di settembre 2019 (-21,6%), mentre Milano ne perde 129 (-11,9%), scendendo così sotto le mille edicole. La riduzione delle rivendite non è solo un danno per quanti continuano a preferire aggiornarsi sulla carta stampata piuttosto che su strumenti digitali, è anche un peccato sotto il profilo della crescita della componente femminile e giovanile nell’impresa. Considerando le quasi 12mila imprese registrate a fine settembre (al netto, quindi, delle unità locali aggiuntive), 4.450 risultano essere femminili e 701 giovanili. Ciò significa che il mestiere dell’edicolante piace per fortuna alle imprenditrici, che in quest’ambito rappresentano più del 37% del totale delle imprese registrate, con una presenza, quindi, ben più consistente di quanto avvenga considerando il totale delle imprese (di cui le imprese femminili rappresentano circa il 22%). Le edicole guidate da donne, però, si sono ridotte nel quattro anni anche di più della media nazionale del settore, perdendo quasi 1.100 imprese (-19,6%). Questa attività, come detto, in generale piace poco ai giovani ‘under 35’, ai quali oggi appartiene solo il 5,9% delle edicole attive nei territori italiani, ben 528 in meno di quattro anni fa.

Francesco De Martino


Pubblicato il 4 Gennaio 2024

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