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Edicole in agonia: e ora controlli a tappeto dei vigili annonari

Edicole in crisi che chiudono a catena a Bari, in un rosario infinito che in pochi anni ha visto quasi dimezzarsi il numero delle edicole cittadine, grandi e piccole. E non solo per colpa del maledetto ‘lockdown’: a ‘San Pasquale’, ad esempio, in pochissimo tempo hanno abbassato le saracinesche quella in via Re David, a due passi dall’ex Provveditorato agli Studi, l’altra di Daniele che l’ha lasciata per sempre a lato della piazzetta proprio dinanzi alla Parrocchia e infine quella in via Nizza, dove una volta c’era il mercato rionale che ha trasferito altrove le sue bancarelle. <<Sì, l’edicola ha chiuso e non riaprirà perché il giornalaio se n’è andato in pensione, pur se avrebbe potuto tirare avanti: troppe spese e pochissimi i ricavi>>, lamenta ancora oggi rassegnato un residente. Una crisi nera, dunque, che ha colpito l’editoria in generale, ma a Bari ancora più profondamente gli edicolanti che ora si lamentano anche per altri motivi. Quali? Da qualche tempo quel Comune che a parole ogni volta che può spende parole di incoraggiamento o tira le fila di iniziative dagli esiti ancora incerti a favore della categoria, da giugno scorso ha sguinzagliato gli agenti di polizia locale del servizio Annona in una serie di controlli con tanto di verbali di verifica e contestazioni varie, finanche pecuniarie. Controlli a tappeto perfino sulla merce esposta e venduta dagli edicolanti, arrivando a mettere in dubbio lo smercio di bambole e giocattolini, per arrivare a contestare infine l’occupazione di suolo pubblico. Insomma, come non bastassero le vendite e i clienti che spariscono a vista d’occhio, ora si aggiugono i vigili urbani che si apprestano a infliggere un altro colpo a esercizi già in ginocchio. Per carità, la legge è legge e tutti debbono rispettarla, ma a Bari, forse a Palazzo di Città lo hanno scordato, fino a dieci anni fa c’erano circa duecento edicole e ora sono meno della metà. E quando molte minacciano di chiudere entro fine anno, forse si poteva aspettare per determinate verifiche, come si sta facendo per altre categorie. Magari evitando di andare a colpire attività che rischiano di scomparire anche per mancanza di giovani che preferiscono fare ben altro, piuttosto che un mestiere con sacrifici e alzatacce. Ogni santo giorno, compreso la domenica. Tanto che anche pure in n Italia, dal 2001 a oggi, quasi 25mila edicole – all’incirca un terzo del totale – hanno chiuso pure loro i battenti. Ergo, tornando a Bari e alle verifiche degli inflessibili uomini agli ordini del Generale Palumbo, dovrebbe chiudere anche quell’edicola che resiste perchè vende modelli di automobiline e soldatini? E le altre che smerciano gadget, cd, dichi e dvd, quasi sempre allegati a riviste specializzate e quindi in regola con norme e regolamenti merceologici? Con che coraggio il Sindaco Decaro dirà della crisi d’un giornale come la Gazzetta del Mezzogiorno, se proprio dal Comune arrivano altre ‘botte’ a chi sta pagando (in percentuale, si capisce) il salasso di copie in quelle edicole senza le quali nessun giornale sopravviverebbe? L’inverno scorso la giunta comunale, proprio per dare una mano ai giornalai baresi, ha approvato un regolamento per favorire l’avvio dell’attività di intermediazione di le rivendite che potranno erogare certificati anagrafici per conto dello stesso Comune. Eppure da febbraio scorso, nonostante comunicati e dichiarazioni in pompa magna di assessori e associazioni di categoria, solo pochi giorni fa gli uffici comunali hanno tirato fuori lo schema di accordo da sottoscrivere. Lasciando ancora nell’incertezza i circa quaranta edicolanti che avevano entusiasticamente aderito. Quei verbali di contravvenzione della Polizia Locale, numerati e vidimati coloro rosa pallido che quegli stessi edicolanti continuano a rigirarsi tra le mani, senza sapere bene se pagare, arrabbiarsi o far ricorso, invece sono molto, ma molto reali, certi e concreti.

Francesco De Martino

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