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Elio Piccon: il cinema ‘dissidente’

Youtube detta legge: che una cosa sia buona o meno, a stabilirne il successo è il numero delle visualizzazioni. Stando così le cose, quanto credito può guadagnare un documentario che sino ad avantieri ha messo assieme appena quarantadue visualizzazioni e tre commenti? E’ questo il caso di ‘L’antimiracolo’, un documentario che Elio Piccon, un regista di Bordighera, girò nel 1965 a San Nicandro Garganico e nel suo territorio e che lo stesso anno si aggiudicò la ‘Targa Leone di San Marco’ alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia. ‘L’antimiracolo’ è un ‘crudo’ lungometraggio di ottantasette minuti in b/n interpretato dalla gente del posto (a volte filmata anche di nascosto) e lasciata libera di esprimersi nella propria lingua. Tutto ruota intorno alle storie raccontate in parallelo di due poveri pescatori. Uno si costruisce una barca per pescare dentro la laguna, l’altro cerca di procurarsi un pezzo di terra bonificando a forza di braccia un tratto paludoso dello stesso specchio d’acqua. Il primo muore affogato, il secondo vede il proprio lavoro spazzato via da un devastante temporale. La rabbia impotente di quest’ultimo che prende a pugni l’acqua putrida di Lesina chiude il film. Nel gesto si raccoglie il senso di secoli di vita agra e di emarginazione storica. Per quanto qui si vedano pescatori raggiungere in motocicletta il luogo di lavoro e giovani ballare il twist, il distacco di quest’angolo d’Italia da altre più fortunate realtà del Belpaese è palese. Piccon, insomma, ritrae il Sud dei ‘vinti’, dei Malavoglia, del Cristo fermo ad Eboli, del Cafone all’Inferno (Tommaso Fiore), un Mezzogiorno rimasto fermo, impermeabile al progresso di massa come in precedenza era stato alla rivoluzione industriale. La voce calda di Roberto Cucciolla, che fuori campo illustra buona parte del film, imprime alle immagini un colore ‘esotico’… E ora un interrogativo : perché proprio negli anni sessanta, anni rampanti del cinema di cassetta di casa nostra, un regista dalla Liguria ‘scende’ nel Mezzogiorno per girare un film nemico del botteghino? Perché tanto ‘sacrificarsi’? (Piccon giunse da noi senza un soggetto e tanto meno una sceneggiatura, visse tre mesi a San Nicandro e dintorni senza girare un metro di pellicola ; alla fine ne girò ventimila, praticamente senza troupe). La risposta è una sola : Elio Piccon si muoveva in controtendenza, non amava allinearsi e credeva nella capacità ‘formativa’ del cinema, anche quando di finzione. Personaggio scomodo, non era ben visto. Lo dimostra il fatto che nonostante i riconoscimenti della critica, ‘L’antimiracolo’ venne ostacolato nella distribuzione, complice anche la (non dichiarata) censura di Stato. Ciò non impedì a questo geniale, coraggioso e ingiustamente dimenticato cineasta di perseguire sulla strada della coerenza producendo altri cortometraggi do colore ‘dissidente’ e ancora ambientati nel Gargano dei laghi costieri (‘Cavalli ciechi’, ‘Il Pantano’ e ‘Il Campo’). Elio Piccon si è spento a Roma nel 1988 all’età di sessantatré anni. – Nell’immagine, il regista ligure studia un’inquadratura di ‘L’antimiracolo’.

Italo Interesse

 

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