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Elsa, niente più rosa shocking

Considerata insieme a Coco Chanel il più influente personaggio della moda femminile della prima metà del Novecento, Elsa Schiaparelli lasciò il segno anche come donna. Un segno vicino al graffio per la natura ribelle e provocatrice, per l’anticonformismo forse un po’ vanesio, comunque rivoluzionario, premonitore del grande salto emancipativo degli anni ’70. Sensibile al carisma delle grandi figure femminili, Carlo Bruni accarezza il sogno di un lavoro che illustri la grande stilista. Ma invece di centrare l’attenzione sull’apogeo di una carriera sfolgorante, sceglie di partire dal momento in cui (è il 1954) la Schiaparelli chiude la sua ‘maison’ e si rifugia nell’abbraccio domestico a vivere di ricordi e attendendo all’autobiografia (‘Shocking life’). Da questo libro Eleonora Mazzoni e lo stesso Bruni cavano un testo tagliato ‘su misura’ per Nunzia Antonino, che in scena è accompagnata da Marco Grossi. Buona l’accoglienza riservata a ‘Schiaparelli Life’, questa produzione Casa Degli Alfieri – Teatro Di Dionisio/Asti Teatro che nell’ultimo fine settimana è stata in cartellone al Kismet per la stagione di prosa del Comune di Bari. Bruni, sua la regia, affida all’Antonino l’espressione di una stanchezza delusa e nostalgica e che ha il colore della penombra. L’esuberanza di ieri, frizzante e color rosa shocking è adesso memoria remota, assai più remota degli anni effettivamente trascorsi dal ritiro. Elsa è diventata una donna lagnosa, non proprio ingrigita però lunatica, scontenta, che si alza tardi, ozia a letto (il pezzo forte della scena disegnata da Maurizio Agostinetto e Carlo Bruni consiste infatti un gran letto su ruote la cui testiera ricorda una gabbietta per uccelli). La Antonino fa di quei quattro metri quadrati – che non abbandona quasi mai per tutta la durata dello spettacolo – l’habitat della solitudine in cui il suo personaggio è andato a rifugiarsi. Certo, c’è anche lui, questa multiforme figura di maggiordono-governante-confidente, ma la sensazione è quella di una figura inesistente, che la fantasia di una donna sola veste dei panni ora dell’infermiere, ora del servo, della figlia, del complice, del nemico di turno, del manichino… Nunzia Antonino si conferma ‘forte’, Marco Grossi mette in luce una duttilità paziente e amorevole che tocca. Uno spettacolo elegante, senza ostentazione. Fosse stato un abito, non l’avrebbe firmato Elsa Schiaparelli. Forse per questo motivo ‘Schiaparelli Life’ è ritratto fedele di una star in camerino, a sipario calato e mai più destinato a sollevarsi. – Hanno collaborato a vario titolo Bea Mazzone, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario.

Italo Interesse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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