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Emiliano “attacca” Renzi per il “no” al sostegno di un governo con Di Maio

Il presidente della Regione Puglia e leader di una corrente interna al Pd (Fronte Democratico), Michele Emiliano, ha criticato con una nota l’ex segretario del partito, Matteo Renzi, per l’intervista andata in onda su “Rai 1” e rilasciata domenica sera a Fabio Fazio, nel corso della trasmissione televisiva “Che tempo che fa”. Nella nota, infatti, Emiliano non esitata a dichiararsi “ accanto al Pd, a Maurizio Martina, ai singoli militanti del partito che fanno da sempre il loro dovere dentro una comunità pensante che mai nella sua storia è stata malmenata nella sua regola più importante, quella della collegialità delle decisioni”. In altri termini, il governatore pugliese ha accusato Renzi di aver anticipato con un’intervista televisiva una scelta che dal punto di vista formale va discussa e condivisa dagli organi preposti del partito. “Ognuno di noi – ha sottolineato il leader di “Fronte dem” –  al proprio livello di governo costruisce collegialmente il programma di governo, lo presenta alle elezioni e, in caso di vittoria, lo realizza”. Programma che – ci ha tenuto ad evidenziare Emiliano in via incidentale – è stato costruito “addirittura con la partecipazione di tutti i cittadini oltre che dei membri del Pd”. Invece, nell’intervista di Renzi a Fazio, i dirigenti e militanti del Pd hanno assistito alla “rivendicazione cocciuta ed infantile di un programma di governo e di una coalizione verdiniana, sconfitti ripetutamente dal referendum del 4 dicembre e dalle elezioni del 4 di marzo”. “Per ben due volte a distanza di pochi mesi – ha osservato Emiliano – il segretario premier del Pd si è dovuto dimettere da tutto. Ciononostante insiste nel voler riproporre il suo ruolo di leader formale o di fatto senza prendere atto del giudizio degli elettori, che hanno sconfitto certamente queste prospettive programmatiche e certamente colui che le aveva indicate al partito, oltre che tutti noi, senza però trasformare l’intero partito in un oppositore preconcetto di ogni altra ipotesi politica del Paese”. Però, Emiliano non si limita soltanto a contestare quanto anticipato da Renzi nell’intervista televisiva di domenica scorsa, ma interpretata anche quelle che – a suo dire – sono le aspettative del suo partito nel “dopo-Renzi” e nel “dopo voto” delle politiche. Ossia, ha inoltre affermato Emiliano: “Il Pd dopo le dimissioni del suo ex-segretario vuole ricominciare a vivere, a costruire la sua presenza nella società e nelle istituzioni in coerenza con la nuova legge elettorale proporzionale che non consente a nessuno di chiamarsi all’opposizione e obbliga tutti, innanzitutto le forze politiche che hanno promosso la legge, di dare un governo all’Italia”. “Bunkerizzare quel che rimane del Pd – ha aggiunto il governatore pugliese – è triste ed anche inutile, perché non serve neppure difendere ciò che di buono il Pd ed il suo leader sono comunque riusciti a fare nella scorsa legislatura”. Quindi, per il leader di “Fronte dem”,  al Pd ora serve “aprire una discussione franca col M5S” per salvaguardare sia i punti di vista politici che le conquiste finora conseguite dai Dem, sia pure attraverso una negoziazione con l’attuale partito di maggioranza relativa in Parlamento e, partendo dai programmi di quest’ultimo, raggiungere un’intesa che serva al Pd ed è utile all’Italia. Perciò, ha sottolineato in conclusione Emiliano, “la Direzione del 3 maggio sarà dunque decisiva e per questo nessuno deve mancare, anche solo per difendere la memoria di un leader che, comunque sia andata a finire, abbiamo tutti rispettato nelle sue prerogative, anche quando non eravamo per nulla d’accordo con le sue azioni politiche”. Di qui l’invito finale di Emiliano a Renzi al “rispetto delle regole e di tutti gli iscritti  e senso del limite nel ritenere che un ‘io’ un tempo carismatico possa essere in permanenza l’equivalente di una comunità democratica che decide secondo il proprio statuto”. Dichiarazioni, queste, che per avere un riscontro di senso opposto a quello preannunciato da Renzi nella trasmissione televisiva condotta da Fazio dovrebbero poter contare su una messa in minoranza nel Pd del segretario apparentemente o fintamente “dimissionario”. Infatti, a sperare in un esito a sorpresa della Direzione dem di giovedì prossimo che smentisca le affermazioni dell’ex premier-segrtario è il deputato pugliese Francesco Boccia (vicino ad Emiliano) che, commentando la chiusura “tout court” del senatore fiorentino di Rignano sull’Arno ad un’ipotesi di governo M5s-Pd, ha dichiarato: “ Renzi pensa di contare tanto, secondo me nel partito è un’altra musica. Lo invito nella direzione del partito a prendere la parola come tutti i deputati del Pd con i suoi 7 minuti e a dirci qual è la sua idea di Paese, come faremo tutti noi. Poi voteremo”. E, a conferma di un’aspettativa di Boccia diversa da quella fatta trapelare da Renzi, l’ex presidente della commissione Bilancio della Camera ha inoltre commentato: “”Avevo capito che il segretario del partito si era dimesso, così avevano capito in tanti”. “Mi auguro che in queste ore – ha poi aggiunto Boccia – tutti coloro che credono nel Partito Democratico facciano valere le regole di una straordinaria comunità politica e si possa discutere nella direzione che era già stata programmata il 3 maggio”. “In direzione finirà come deve finire, con la politica, confrontandoci e contandoci e non con un talk show televisivo” ha continuato il deputato Pd. “Quando una forza politica, soprattutto dentro le istituzioni, e con la prima carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, che incarica la terza carica dello Stato per la verifica di un dialogo, si rifiuta di farlo, io penso che abdichi anche alla sua stessa funzione di forza politica. Noi avevamo un impegno e va rispettato – ha concluso Boccia – e mi auguro che non sia un’intervista in tv a far saltare un percorso istituzionale. Se fosse così, sarebbe un’umiliazione per la politica e per le istituzioni stesse”. Peccato, però, che probabilmente il deputato vicino ad Emiliano, esternando queste sue speranzose considerazioni, non sia ancora accorto che il “boccino” nel Pd lo ha saldamente in mano Renzi anche dopo il non entusiasmante esito elettorale di marzo scorso.

 

Giuseppe Palella

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