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Emiliano difende se stesso e Ruggeri a spada tratta, ma si dimentica dei precedenti

Il governatore pugliese, Michele Emiliano, difende a spada tratta l’assessore al Welfare della sua giunta, Salvatore Ruggeri (Udc), che – come è noto –  non si è dimesso, malgrado sia indagato per corruzione (con lo stesso Emiliano) in uno dei tre episodi che hanno portato alcuni giorni orsono  all’arresto di Angelo Cera, ex parlamentare Udc, e di suo figlio Napoleone, consigliere regionale di maggioranza, perché accusati di aver fatto pressioni per una nomina (mai avvenuta) del commissario di una Asp (Azienda per servizi alla persona) di Chieuti in cambio di appoggio elettorale. Una difesa più che comprensibile, quella di Emiliano per il suo assessore al Welfare, perché difendendo Ruggeri dalle richieste di dimissioni (che non sono state richieste soltanto dalle forze di opposizione e in un editoriale pubblicato mercoledì scorso da una nota e rinomata testa giornalistica nazionale, ma anche da qualche settore di maggioranza di governo della Regione Puglia!) Emiliano evidentemente difende anche se stesso. Quindi, per il governatore pugliese “fa benissimo” l’assessore regionale al Welfare, Ruggeri, a non dimettersi. Anzi, in una lettera apparsa sull’edizione barese del noto quotidiano che in precedenza aveva pubblicato l’editoriale in cui si chiedevano le dimissioni di Ruggeri, e in una intervista rilasciata ad un’altrettanto nota emittente radiofonica locale, lo stesso Emiliano ha sottolineato che sulle accuse mosse dai pm foggiani c’è stata già “la pronuncia di un giudice che dice che ‘il fatto non sussiste’, (perché) non c’é la benché minima prova della ipotesi accusatoria che fa la Procura di Foggia, che ha chiesto addirittura l’arresto di due persone, dei Cera su questa imputazione e il giudice l’ha rigettata”. “La Procura – ha detto inoltre Emiliano durante l’intervista radiofonica – ha fatto tecnicamente un buco nell’acqua”. “Adesso su questa base – ha poi commentato il governatore pugliese – qualcuno chiede le dimissioni delle persone che il giudice ha detto che sono innocenti? Mi sembra un’assurdità”. Nella lettera al giornale il cui editoriale invocava le dimissioni di Ruggeri,  Emiliano ha precisato, tra l’altro, che “il provvedimento di revoca della delega assessorile deve essere sempre motivato, come ogni altro atto amministrativo”. “In altri casi – ha poi specificato il governatore – ho accettato le dimissioni di assessori coinvolti in accertamenti giudiziari per il tempo necessario a far pronunziare il giudice terzo sulla loro posizione. Quando poi vi è stata archiviazione ho nominato nuovamente le persona riconosciuta innocente”. E quest’ultimo riferimento è evidentemente rivolto al caso che qualche anno fa interessò l’assessore regionali ai Trasporti ed Infrastrutture, Giovanni Giannini, dimessosi – come è noto – appena venuto a conoscenza di essere indagato. E poi, esattamente un anno dopo, richiamato dallo stesso Emiliano, che nel frattempo aveva lasciato vuoto quel posto assessorile, affidando provvisoriamente “ad interim” quelle stesse deleghe ad altro componente di giunta, fino a che non fu definitivamente chiarita da parte dei giudici la vicenda riguardante Giannini, che risultò prosciolto in istruttoria su richiesta della stessa Procura che lo aveva sottoposto ad indagini. Però, fermo restando la “difesa d’Ufficio” di Emiliano su Ruggeri e, quindi, anche per se stesso, non sembra tuttavia che le due posizioni, ossia quella di Ruggeri oggi e quella di Giannini al tempo dell’indagine, almeno sotto l’aspetto procedurale siano alla fine differenti, come invece il governatore Emiliano vorrebbe far credere nella sua recente difesa di Ruggeri. Infatti, sotto l’aspetto prettamente giudiziario “indagato” era Giannini all’epoca, “indagato” è oggi Ruggieri. Quindi, il ragionamento di Emiliano esperito da Emiliano nella sua lettera a difesa del suo assessore al Welfare tende a creare un distinguo (tecnicamente, però, inammissibile dal punto di vista giurisprudenziale!) per una stessa posizione, quella di indagato per l’appunto, solo perché c’è una frase, per altro generica, del gip (giudice per le indagini preliminari) che, a giustificazione di un negato arresto, ha spiegato il proprio punto di vista. Un punto di vista che attenua la posizione dell’indagato, che però resta tale fino a quando non ci sarà (come nel caso di Giannini) un atto che lo scagiona definitivamente. Infatti, Emiliano (da non dimenticare che è un pm sia pur fuori ruolo!) sa bene che una cosa è il “giudice processuale di merito” altro è il gip, ossia quello delle “indagini preliminari”. Come è noto, entrambi sono “giudici terzi” ma con funzioni distinte ai fini procedimentali. Per cui, già alla luce di tali semplici e giornalistiche considerazioni, appare francamente riduttiva la giustificazione del governatore pugliese alle mancate dimissioni del suo assessore Ruggeri. Anche perché Emiliano dimentica che agli inizi del 2018 un altro suo assessore, Michele Mazzarano (Pd), si dimise dall’incaico senza neppure aver ricevuto un avviso di garanzia, ma solo sulla base di un servizio giornalistico che ne ipotizzava il coinvolgimento in un’operazione elettorale di “voto di scambio”. Allora, per quest’ultimo, non sarebbe forse il caso di chiedersi: “Come mai Emiliano nel febbraio del 2018 non respinse le dimissioni di Mazzarano, visto che non era neppure indagato?” Un ex-assessore, Mazzarano, che (stranamente) non è stato più reintegrato. Per non ricordare, poi, la vicenda dell’ex assessore comunale barese ai Contratti ed Appalti, Lino Pasculli, del tempo in cui Emiliano era sindaco di Bari e che lo stesso odierno governatore all’epoca denunciò per aver commesso, in via presuntiva, un fatto penale risultato poi, in Appello, inesistente. Denuncia che – come si ricorderà – secondo Emiliano avrebbe dovuto di conseguenza comportare le immediate dimissioni di Pasculli da assessore, cosa che l’interessato non fece, ritenendosi evidentemente innocente, ma che però irritò Emiliano al punto che fu lui stesso a rimuoverlo dall’incarico, revocandogli le deleghe assessorile precedentemente affidategli. Ed in quel caso, a differenza dell’assessore Ruggieri che è assessore esterno, il pregiudizio per Pasculli fu ancor maggiore, perché per assumere il ruolo di assessore precedentemente si era (come prevede la legge) dovuto dimettere da consigliere comunale. Però, probabilmente il governatore pugliese, Emiliano, non solo potrebbe aver già rimosso dai suoi ricordi i casi innanzi citati ma, verosimilmente, da ormai veterano uomo politico potrebbe aver acquisito una concezione della “posizione giudiziaria d’indagato” che può essere ravvisata a seconda delle circostanze. Infatti, nel caso temporale dell’indagato Ruggeri – come è noto – le elezioni regionali sono alle porte. E di voti, per quanto pochi possano essere, non se ne possono certo perdere. E non solo quelli!

 

Giuseppe Palella

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