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Emiliano in Antimafia non chiarisce i dubbi di alcuni commissari

Raffaela Paita (Iv): "Tutto surreale". Per i rappresentanti di Forza Italia, invece, i sospetti sugli intrecci tra giustizia e politica in Puglia sono tutt'altro che dissolti

Dalla visita alla casa della sorella del boss di Bari vecchia, Antonio Capriati, al messaggio su whatsapp ad Alfonso Pisicchio inviato dal governatore pugliese qualche ora prima dell’arresto, sono stati i temi su cui si è soffermata principalmente la commissione parlamentare Antimafia nell’audizione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, svoltasi nella mattinata di venerdì a Roma, nella sede di Palazzo San Macuto. Infatti, Emiliano è stato ascoltato per oltre cinque ore dalla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo (Fdi), dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla data di convocazione. Disputa, questa, che è proseguita anche in sede di audizione e che in alcuni passaggi dell’audizione ha accesso gli animi dei commissari. Il governatore è stato ascoltato nell’ambito dell’approfondimento sulle inchieste su presunte infiltrazioni nel territorio pugliese e sull’indagine che ha portato il Viminale alla nomina della Commissione di accesso al Comune di Bari, per verificare eventuali casi di infiltrazioni della criminalità organizzata nella vita amministrativa del capoluogo. La convocazione di Emiliano e del Procuratore di Bari, Roberto Rossi (audito mercoledì scorso), è stata decisa – come si ricorderà – dopo le polemiche per un’affermazione del governatore effettuata durante una manifestazione pubblica su un incontro con la sorella del capo clan, a seguito di presunte minacce rivolte all’allora assessore comunale ai Trasporti, Antonio Decaro, da affiliati al clan. Emiliano ha prima ricordato che da magistrato incardinò “il processo Dolmen” che portò proprio alla condanna del boss. “L’incontro da me citato dal palco – ha spiegato il governatore – aveva l’unico scopo di far capire che l’aria era cambiata, che dovevano comportarsi bene”, ma non per chiedere protezione, come qualcuno sostiene in maniera strumentale”. “L’evento – ha proseguito Emiliano – fu un evento come tutti gli altri, per imporre il rispetto delle regole anche a chi non aveva capito il significato politico e sociale dell’amministrazione che io guidavo”. Il governatore ha posto, però, dubbi sulla presenza di Decaro: “Non escludo di aver dato dettagli sbagliati” dal palco e “se il sindaco di Bari dice di non essere stato presente probabilmente ha ragione lui”. Durante l’audizione non sono mancate le scintille tra l’audito ed alcuni commissari. Il primo scontro verbale si è registrato tra Emiliano e la presidente Colosimo. Infatti, un battibecco si è innescato quando Colosimo ha chiesto notizie al governatore su paventati messaggi che Emiliano avrebbe inviato all’ex assessore ed il commissario Arti poi dimessosi, Alfonso Pisicchio, invitandolo a lasciare rapidamente l’incarico, perché una inchiesta su di lui aveva subito un’accelerazione. Difatti qualche ora dopo i presunti messaggi whatsapp Pisicchio è stato arrestato dalla Guardia di Finanza. Colosimo ha chiesto ad Emiliano se effettivamente siano stati inviati questi messaggi e da chi avrebbe ricevuto le informazioni sulle indagini e perché non ha denunciato la fuga di notizie. Emiliano ha replicato stizzito, sostenendo che la “domanda è incongrua rispetto all’oggetto dell’audizione”. “Non ho realizzato condotte non trasparenti – ha specificato il governatore ed ex pm – sono a disposizione della Procura se dovesse essere necessario un approfondimento”. Per poi concludere: “Mi risulta leggendo la stampa che i messaggini sarebbero stati acquisiti dalla Procura, quindi l’unico soggetto che possa dare risposte è il Procuratore della Repubblica che avete ascoltato”. Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, durante l’audizione in commissione Antimafia del governatore Emiliano ha dichiarato: “- “Trovo discutibile imporre le regole andando a casa delle persone sbagliate, è un metodo errato, anche dal punto di vista pedagogico, educativo e di indirizzo”, perché per Gasparri “se tutti gli amministratori vanno a imporre regole a casa dei parenti dei boss diamo un indirizzo complicato che poi rende difficile distinguere. Io trovo sconcertante quella sua iniziativa”. Mentre su Pisicchio, il capogruppo di Fi a Palazzo Madama ha aggiunto: “Non mi ha convinto. Lei è un indovino perché imporre le dimissioni a poche ore dall’arresto, io sono convinto che lei sapesse; e l’audizione secretata del procuratore di Bari mi ha chiarito anche la profezia su Pisicchio. La sua versione è inaccettabile”. La commissaria Raffaella Paita, deputata di Italia Viva, durante l’audizione del governatore pugliese ha dichiarato: “Personalmente, ma direi che posso interpretare un sentimento vasto in commissione, non abbiamo apprezzato la sua discrezionale decisione di utilizzare i tempi che a lei sembravano più giusti per fare questa audizione. Non ho gradito il suo atteggiamento. Tanto più oggi viene in audizione e ci dice cosa dovremmo fare della sua audizione, decideremo noi cosa fare o non fare del suo ragionamento in questa audizione ma che lei ci venga a dire cosa dobbiamo dire va oltre la megalomania”. Emiliano, a sua volta,rispondendo a Paita ha dichiarato: “E’ prassi concordare le date con gli auditi, in tutta sincerità non avevo capito la ragione per cui era così categorica la richiesta tra le segreterie che venissi in una data precedente al dibattito sulla fiducia”. Comunque per Paita da Emiliano sono giunte risposte del tutto insufficienti e che invece che avrebbero dovuto chiarire uno scenario scomodo. In particolare, ha affermato la commissaria Antimafia di Iv, Emiliano “non ha chiarito circa la famosa frase: ‘portai Decaro dalla sorella del boss e dissi te lo affido’. Non si capisce perché anziché andare dalla famiglia del boss non abbia interessato le forze dell’ordine” ed “ha negato con qualche titubanza di aver saputo in anticipo delle indagini a carico di Alfonso Pisicchio. Tutto surreale”. Sempre Emiliano, rispondendo a una domanda di Gasparri sulle parole di don Cassano, che dal palco della manifestazione pubblica ‘Giù le mani da Bari’ ha attaccato il ministro dell’Interno, Matteo Piantendosi, ha affermato: “Non ho apprezzato la frase di don Cassano, ho chiamato Piantedosi per rappresentargli il mio disappunto e dargli la mia solidarietà. Non lo ho fatto pubblicamente per lo stesso motivo per cui il ministro non lo ha querelato, era opportuno evitare qualsiasi ulteriore propaganda a una frase inopportuna”. Il commissario Antimafia Andrea Orlando del PD, intervenendo nel dibattito durante l’audizione di Emiliano,contestando alcune domande poste da alcuni colleghi di centrodestra, ha affermato: “Devo dire che mi preoccupa e non poco l’evoluzione che sta assumendo questa commissione, o involuzione a seconda del giudizio politico che si vuol dare”, perché “se questa commissione si trasforma in un luogo nel quale l’obiettivo principale è di screditare gli auditi una evoluzione di questa commissione è ineluttabile. Credo che qualche audito si farà accompagnare da un avvocato per rispondere, io credo che questo sia un errore”. Quindi, ha concluso Orlando: “Mi pongo il problema della funzione di questa istituzione”. Alla fine dell’audizione i componenti di Forza Italia della commissione Antimafia hanno diramato una nota in cui hanno dichiarato: “Emiliano, confortato dall’audizione secretata del procuratore della Repubblica di Bari, è venuto quasi a impartire una lezione alla commissione Antimafia, quando invece è lui che deve dare dei chiarimenti. Sostiene di non essere stato informato dell’imminente arresto di Pisicchio, che pure ha fatto dimettere pochi attimi prima che la magistratura intervenisse sul suo ex assessore e collaboratore, ma non ci è sembrato assolutamente credibile”. E, proseguendo, hanno aggiunto: “”Ha dato la sua consueta versione da ‘sceriffo’ sulla visita a casa della sorella del boss, lasciando la presenza di Decaro sullo sfondo, ma anche qui non ci ha convinto nel suo metodo. Così come emergono anche dalle sue risposte vicende tutte da approfondire, riguardanti le infiltrazioni comunali in aziende controllate dal Comune di Bari, sia quando lui era sindaco sia poi in fasi successive”. Insomma, per Forza Italia l’intreccio di potere tra Comune, Regione, ambienti criminali ed esponenti politici animati da trasformismo, dalle risposte date da Emiliano è risultato “tutt’altro che trasparente”. “Tra l’altro – hanno concluso nella nota i forzisti – Emiliano ha affermato con sicurezza di sapere di non essere indagato. E qualche collega dall’Antimafia ha ribattuto chiedendo su che cosa basasse questa sua certezza. Ma in realtà, a nostro avviso, è proprio l’audizione secretata del Procuratore della Repubblica di Bari, avvenuta giorni fa, che fa crescere in noi i dubbi circa gli intrecci tra giustizia e politica, che Forza Italia va denunciando da anni ovunque e che anche a Bari evidentemente sono vivi, presenti ed attivi”. Pertanto se, come sembra, la presenza in Antimafia di Emiliano non ha dissolto i dubbi sulla reale situazione pugliese, l’audizione del Presidente della Regione altro non sarebbe stata che una mera difesa d’ufficio delle condizioni della nostra odierna realtà.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 11 Maggio 2024

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