Primo Piano

Emiliano in piena “palude politica”. Vendola e Gentile gli fanno “lezione”

Questa volta non sarà facile per il governatore pugliese, Michele Emiliano (Pd), uscire dalla palude politica in cui si è impantanato non soltanto a seguito dei risultati elettorali del suo partito alle recenti politiche del 4 marzo scorso in Puglia, dove il Pd ha registrato uno dei peggiori risultati su scala nazionale, ma anche per un certo modo di governo della Regione, che sta suscitando forti critiche anche tra le fila della sua stessa maggioranza, compreso una larga fetta del suo partito, il Pd per l’appunto, oltre che delle forze di opposizione del centrodestra e del M5S. E la goccia che dopo le politiche sta facendo traboccare il vaso del malcontento nei confronti di Emiliano è quasi sicuramente la recente nomina dell’ex Primo cittadino barese del centrodestra, Simeone Di Cagno Abbrescia, a presidente della più importante e significativa partecipate regionale, ossia l’Acquedotto pugliese. A fare sentire la propria voce contro quest’ultima nomina di Emiliano è intervenuto ora anche il suo predecessore alla guida della Regione, Nichi Vendola, che in un’intervista apparsa sull’edizione locale di un noto quotidiano milanese ha dichiarato: “Di Cagno Abbrescia non é solo un imprenditore di successo, ma un simbolo della destra  meridionale. Fu l’avversario da battere per conquistare il Comune di Bari”. Infatti, ha spiegato Vendola, tutto il centrosinistra all’epoca indicò Di Cagno Abbrescia come il capo del blocco di potere che le forze della “primavera pugliese” chiamavamo “partito del mattone”, ossia della rendita fondiaria e speculazione edilizia. “Fu avversario forte e temibile” ha ricordato l’ex governatore pugliese, che fa coincidere la sconfitta del centrodestra a trazione Di Cagno Abbrescia come  l’inizio della “primavera pugliese”. Per cui un suo ritorno sulla scena, sia pur con un incarico di sottogoverno, ma per mano del centrosinistra, per Vendola “segna il congedo definitivo dalle speranze di quella stagione indimenticabile”. Infatti, “arruolare Di Cagno come presidente dell’Acquedotto Pugliese é una operazione indecente” per l’ex governatore della Puglia, perché “lascia intendere che la contesa politica sia pura fiction e le campagne elettorali solo palestre di retorica”. Però, ha affermato Vendola : “ancora più grave é ciò che si cela dietro questa ennesima operazione di cooptazione di pezzi di destra”, ossia “la svendita di tutte le comuni battaglie per preservare la proprietà e la gestione pubblica di Aqp”. Fin qui sulla nomina dell’ex esponente di punta del centrodestra barese da parte di Emiliano. Nel prosieguo dell’intervista, però, Vendola da un giudizio anche sulla situazione politica in cui versa l’Assemblea pugliese ed afferma: “Non vedo molti cuor di leone nell’arena del Consiglio regionale, neppure ora che il governatore ha portato a compimento la mutazione trasformista della sua coalizione”. Ed aggiunge: “Neppure di fronte alla paralisi dell’azione amministrativa e al caos demagogico con cui si cerca di governare, neppure dinanzi allo spettacolo ambulante di una classe dirigente in fuga continua dalle proprie responsabilità”. “Ho l’impressione – ha sottolineato Vendola nell’intervista – che Emiliano sia bravo a buttare la palla fuori dal campo. Parla di tutto per non parlare di ciò che gli compete”. Ed in questo, secondo il suo predecessore, “è un virtuoso nel trovarsi sempre all’opposizione: contro il governo, contro i sindaci, contro i suoi predecessori in Regione” e finanche “contro i suoi dirigenti (chiamati con spregio ‘burocrati’)”. Una “lezione” di politica ad Emiliano è giunta anche dall’eurodeputata pugliese del Pd, Elena Gentile, che in una nota ha esordito: “Il video pubblicato (ndr – sui social) dai ‘casaleggini’ a proposito della qualità del giudizio di Michele Emiliano su Simeone Di Cagno Abbrescia è la prova regina dell’inopportunità della nomina di quest’ultimo alla Presidenza di Aqp”. Ma la nota dell’assessore alla Sanità dell’ex governatore Vendola  è, forse, più un invito al Presidente della Puglia a riflettere che una lezione. Infatti, per Gentile “è ora che Emiliano se ne renda conto” che “inseguire e corteggiare i seguaci di Casaleggio per ‘blandirli e farseli amici’ non solo è politicamente sbagliato, ma è soprattutto inutile”. Per cui, ha affermato l’europarlamentare di Cerignola, “eviti a sé stesso e al Pd ulteriori imbarazzi dopo quelli procurati a piene mani in campagna elettorale” e “del cui esito – in Puglia più disastroso che altrove – ci si sarebbe aspettati che si facesse carico, assumendosene per quota parte la responsabilità”. E, pertanto, che “si soffermasse a riflettere sui limiti evidenti della sua azione di governo e, quindi, della necessità di un cambio di passo, di visione, di prospettiva”. Ed il succo dell’invito che Gentile ha rivolto ad Emiliano è “più impegno di governo sui problemi piuttosto che sulla spartizione di poltrone”, oltre che “meno sterili polemiche, meno apparizioni televisive, meno demagogia” da parte sua. Come dire, più fatti e meno parole. E questo sarebbe per l’eurodeputata pugliese del Pd anche “il monito che l’elettorato tutto, ma soprattutto quello del Mezzogiorno e pugliese in particolare, ha inteso lanciare con il voto del 4 marzo”.  E l’esito di questo voto, per Gentile, è la vera “lezione” che i pugliesi hanno voluto dare ad Emiliano ed alla sua coalizione di governo, in particolare al Pd. Infatti, ha constatato ancora l’eurodeputata foggiana, “dopo la primavera pugliese quello che era stato loro prospettato come l’orizzonte del nuovo modello politico e di governo dell’era Emiliano si è rivelato una grande illusione” per i pugliesi, che lo certificato con il consenso attribuito ad M5S e Lega. “Per ora, – ha concluso Gentile – sono solo un ammonimento. Ma se non si cambia passo, invertendo il percorso fin qui seguito, non è detto che quei voti ritornino”. Non resta che vedere se il governatore Emiliano voglia apprendere “lezioni politiche” dal suo predecessore, Vendola, e dalla sua compagna di partito, Gentile. Oppure preferisce continuare ad essere lui ad impartire “lezioni” di potere a chi lo contraddice, lasciando alle prossime consultazioni che lo riguarderanno più da vicino l’ardua sentenza.

 

 

Giuseppe Palella

 

 


Pubblicato il 24 Marzo 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio