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Emiliano non ha paura della candidatura renziana, ma la sua coalizione sì

Il governatore pugliese uscente, Michele Emiliano, a seguito del recente annuncio del leader di Italia Viva, Matteo Renzi di voler presentare in Puglia un nome diverso per la candidatura a presidente della Regione, ha dichiarato che “dopo le primarie del 12 gennaio non abbiamo paura di niente”. Emiliano, in tale sua dichiarazione ha parlato al plurale, però è possibile che a non aver effettivamente paura di una candidatura concorrenziale che spacchi il centrosinistra sulla scheda elettorale alle prossime regionali sia soltanto lui e pochi altri del suo schieramento. In quanto – almeno dal tenore delle prime dichiarazioni di commento all’ex-premier – diversi esponenti della coalizione di forze che hanno dato vita alle primarie sembrerebbero piuttosto preoccupati dall’annunciata spaccatura. E, quindi, che avrebbero paura eccome di un centrosinistra pugliese diviso alle prossime regionali. A spaventarli, infatti, è la paura di perdere la guida della Regione Puglia, e quindi le elezioni, poiché – come è noto – alle regionali non c’è il turno di ballottaggio in quanto la vittoria si aggiudica in un unico turno, al candidato governatore che avrà ottenuto più voti. Per cui in una competizione senza ballottaggio, a volte, basta una manciata di voti per vincere o perdere le elezioni. Stando così le cose non sappiamo se il velleitario tentativo di Renzi, a cui – come è pure noto – si sono al momento già associati il segretario nazionale di “Più Europa”, Benedetto Della Vedova, ed il leader di “Azione”, Carlo Calenda, avrà successo alle prossime regionali pugliesi, nel senso che il candidato presidente che sarà proposto dai separatisti riuscirà ad ottenere più voti dell’uscente Emiliano e degli altri candidati governatori che saranno della partita (ossia quello del M5S e quello del centrodestra) e, quindi, a vincere le elezioni. Oppure se riuscirà soltanto a farle perdere ad Emiliano che, obiettivamente, si troverà sicuramente in maggiore difficoltà nella corsa per la riconferma, a seguito del venir meno di fetta di voti dell’elettorato di centrosinistra che, con una coalizione compatta, quasi sicuramente si sarebbe riversata su di lui. Di certo, però, l’annuncio di Renzi un sicuro effetto negativo per la candidatura di Emiliano lo ha determinato. Ed è quello di aver spaventato gran parte della pletora di clientele politico-elettorali che è sempre attenta a posizionarsi in funzione delle proprie convenienze dalla parte di colui che appare come il vincitore più probabile o quasi tale. Circostanza, questa appena descritta, che alle regionali del 2015 consentì ad Emiliano di vincere facile, poiché – come si ricorderà – il centrodestra si presento diviso, con due distinti candidati presidenti (da un lato Francesco Schittulli e dall’altro Adriana Poli Bortone), ed il M5s per quando in forte ascesa (la candidata alla presidenza, Antonella Laricchia, si classificò addirittura seconda nella sfida) non era nelle condizioni di poter aspirare alla vittoria, mentre la coalizione di centrosinistra era unita introno all’ex sindaco di Bari, che difatti si aggiudicò la partita senza colpo ferire. Ora, però, il quadro politico delle prossime regionali pugliesi rischia di presentarsi esattamente all’opposto di quello di cinque anni fa. Ed Emiliano, che fino a domenica scorsa sembra essere ancora una volta favorito soprattutto a seguito delle “truppe” ballerine di centrodestra che nel corso di questa Legislatura regionale sono migrate dalla sua parte, rischia questa volta, invece, di giocare una partita “ vuoto”, a causa della spaccatura, per ora apparentemente insanabile, che si è prodotta proprio nel suo originario schieramento di centrosinistra. Insomma, nel quinquennio alle spalle il governatore uscente ha forse osato un po’ troppo all’interno della coalizione che nel 2015 lo ha condotto alla vittoria. Ed Emiliano ha osato forse troppo soprattutto nel quadro nazionale del centrosinistra, dove per altro ha dimostrato di saper essere vincente in Puglia solo quando gioca in proprio e non anche quando in ballo ci sono ben altre più importanti partite politiche, quali sono per l’appunto le elezioni politiche e quelle europee. Infatti, il modo di governare di Emiliano, da sindaco di Bari prima e da governatore della Puglia successivamente, non si è dimostrato molto dissimile. Con la differenza, però, che ciò che accade al Comune di Bari interessa, incide e si riflette a livello nazionale assai meno di ciò che in realtà si verifica con il governo della Regione Puglia. Ma questo Emiliano, forse, non lo ha tenuto in debito conto nella sua nuova veste di governatore nel quinquennio ormai alle sue spalle, continuando invece ad operare nei modi e con i metodi di semplice Primo cittadino. E d’altronde che Emiliano avrebbe continuato a comportasi da sindaco, bensì non più di Bari ma della Puglia, lo aveva pure preannunciato nella sua prima campagna elettorale per la guida della Regione, al punto che – come si ricorderà – anche una delle sue due liste civiche si chiama “Emiliano sindaco di Puglia”. Però, alla luce di ciò che sta accadendo, aver pensato di governare la Puglia come si amministrato nei dieci anni precedenti il Comune di Bari è stato per Emiliano verosimilmente un errore di ingenuità politica imperdonabile. Un “errore” che un effettivo leader politico della famigerata prima Repubblica sicuramente non avrebbe mai commesso.

 

 

Giuseppe Palella

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