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Emiliano riesce a far rinviare sull’Ilva, anche se i malumori nella maggioranza restano

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (Pd), è riuscito a convincere la sua maggioranza a rinviare la votazione degli ordini del giorno sul caso Ilva, ma i malumori tra i consiglieri che lo sostengono nell’Aula di via Capruzzi restano. Anzi, secondo qualche bene informato, il clima politico all’interno della maggioranza di governo della Regione è alquanto teso non solo per il ricorso al Tar contro il Dpcm sull’Ilva, presentato dalla Regione insieme al Comune di Taranto, ma anche per altre problematiche come, ad esempio, il Piano di riordino ospedaliero, quindi Sanità, i Trasporti ed assetto di giunta, dove recentemente è stato nominato da esterno il salentino Salvatore Ruggeri al Welfare, riducendo la già esigua rappresentanza femminile nell’esecutivo, con l’uscita di Annamaria Curcuruto dai Lavori pubblici che ora sono nelle mani delle stesso Emiliano, insieme anche alla delega della Sanità che – come è noto – è in capo al governatore sin dal suo insediamento nel luglio del 2015. Però, nelle prossime settimane i grattacapi maggiori per Emiliano potrebbero verosimilmente venire non dai temi “caldi” della Regione, ma dalle candidature del suo partito in Puglia per le elezioni politiche del 4 Marzo prossimo. Infatti, come è pure noto, Emiliano è anche il leader nazionale di “Fronte democratico”, la corrente interna al Pd costituita alla vigilia del congresso nazionale del Pd della scorsa primavera, quando il governatore pugliese tentò la scalata alla segreteria di piazza del Nazzareno, fermandosi però ad appena il 10% dei consensi alle primarie. Risultato, questo, raggiunto anche grazie ad una serie di promesse che Emiliano prese all’interno ed all’esterno del suo partito con una serie di “grandi” elettori ed anche con alcuni parlamentari pugliesi uscenti del Pd, che ora si aspettano da lui la possibilità di essere ricandidati in posizione di sicura eleggibilità in Puglia nel listino proporzionale. Sta di fatto, però, che alcune promesse fatte in occasione delle primarie del Pd dello scorso fine Aprile il governatore Emiliano le ha potute mantenere, perché riguardavano evidentemente incarichi o nomine di sottogoverno in capo alla Regione, mentre per le candidature alla Camera ed al Senato del suo partito il gioco è chiaramente più complesso e non è sicuramente nel suo esclusivo volere la possibilità di poter garantire posti sicuri nelle liste del Pd per il Parlamento ed ancor meno quella di collocare rappresentanti a lui vicini in posizione di elezione assicurata. Quadro, questo, reso ancor più complicato dai recenti sondaggi che vedrebbero il partito di Matteo Renzi anche in Puglia in posizione elettorali di grande affanno per le ormai imminenti politiche di Marzo prossimo. Quindi, il presidente Emiliano nei prossimi giorni, oltre a preoccuparsi delle pur importantissime questioni di governo della Puglia, dovrà anche occuparsi suo malgrado di dare risposte per una candidatura al Parlamento a tutti coloro che la scorsa primavera lo hanno affiancato nel tentativo di scalata alla segreteria nazionale del Pd, in cambio delle rassicurazione per un posto in lista alla Camera o al Senato, o di riconferma per coloro siedono già Parlamento e sono quindi già deputati o senatori uscenti del Pd. In Puglia, in particolare, ad aspettarsi da Emiliano la ricandidatura in posizione sicura ci sarebbero verosimilmente almeno tre deputati uscenti, Francesco Boccia, Dario Ginefra e Gero Grassi. Ma per tutti e tre la possibilità di riuscita nella riconferma appare alquanto problematica perché, avendo tutti e tre almeno due legislature alle spalle, secondo statuto occorrerebbe una deroga accolta all’unanimità dalla Direzione nazionale del partito. E, quindi, tale “eccezione” sarebbe alquanto difficile da ottenere, soprattutto ora che Emiliano sembra essersi collocato nel partito in posizione di perenne conflitto con il segretario Renzi, ma anche con qualche altro leader del partito che con lui non riesce a stringere accordi interni, perché ritenuto “inaffidabile” sul piano politico. Emiliano, infatti, essendosi evidentemente accorto della situazione creatasi nel Pd pugliese e consapevole delle aspettative di candidatura che ruotano introno alla sua persona per le prossime politiche sta tentando già di mettere le mani avanti, rispedendo ai mittenti ogni possibile tentativo di coinvolgerlo direttamente nella formazione delle liste pugliesi del Pd, per Montecitorio e Palazzo Madama. Infatti, l’esasperato ed esagerato “braccio di ferro” con il governo Gentiloni sull’Ilva e, in particolare, con il ministro renziano Carlo Calenda, alla fine potrebbe diventare anche un alibi di Emiliano con tutti i suoi seguaci di Fronte democratico, per giustificare talune possibili debacle nell’assegnazione delle candidature alla sua corrente. E questa potrebbe forse essere anche una sorta di via d’uscita per giustificare dopo il 4 Marzo prossimo un eventuale  deludente del Pd in Puglia. Ma a Roma, nella sede del Pd di piazza del Nazzareno, verosimilmente “qualcuno” sta già pensando a come “smontare” da subito, e quindi prima del voto di Marzo, questo possibile alibi del governatore pugliese di centrosinistra. Infatti, prima del 29 gennaio prossimo, data di scadenza per la presentazione delle liste elettorali, le “sorprese” nelle proposte di candidatura per le liste del Pd e per i collegi uninominali del centrosinistra pugliese potrebbero essere più di una. E, forse, non solo per Emiliano.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 10 Gennaio 2018

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