Primo Piano

Emiliano risorsa o “zavorra” alle prossime politiche per il Pd?

Dopo il paventato aumento dell'Irpef ai pugliesi per la scoperta del "buco" da 369 milioni nella Sanità regionale

Dopo il terzo “No” consecutivo della III Commissione del Csm (Consiglio superiore della magistratura) all’ex governatore pugliese, Michele Emiliano, alla permanenza “fuori ruolo” dall’Ordine giudiziario per un incarico da “consulente giuridico”, che il suo successore Antonio Decaro (Pd) avrebbe voluto affidagli alla Regione Puglia, se a livello politico entro il 27 aprile prossimo non sarà trovata una soluzione alternativa, tra quelle ammesse dalla legge per l’autorizzazione alla messa in aspettativa dei magistrati, allora ad Emiliano non resterà che rientrare in servizio come pm in un distretto giudiziario fuori della Puglia ed aree limitrofe.

Infatti, il centrosinistra e, in particolare, il Pd pugliese non ancora trovato alcuna soluzione alternativa a quella prospettata da Decaro, ma – come detto – non andata a buon fine per consentire, a colui che è stato per dieci anni (2004-2014) sindaco di Bari e, poi, per altri dieci (2015-2025) presidente della Regione Puglia, di non ritornare ad esercitare la propria attività in magistratura almeno fino alle prossime elezioni politiche del 2027, quando il predecessore di Decaro (se i patti politici concordati all’interno del Pd prima delle elezioni regionali saranno rispettati) dovrebbe essere candidato al Parlamento in una posizione nella lista dem di sicura eleggibilità.

Finora, però, un incarico politico che consenta facilmente all’ex governatore pugliese di continuare a restare magistrato “fuori ruolo”, fino a quando sarà eletto al Parlamento, non è stata ancora trovato, nonostante talune dichiarazioni di circostanza espresse a suo favore da alcuni autorevoli esponenti dem, del tipo: “Emiliano è una risorsa da preservare in politica per il centrosinistra”. Stante ai “si dice”, in base agli accordi interni al Pd presi prema del voto, a farsi carico di trovare una soluzione, per continuare ad usufruire dell’aspettativa da parte di Emiliano, avrebbe dovuto essere proprio Decaro, che – come è noto – a suo tempo aveva detto “no” alla candidatura a consigliere regionale del governatore uscente, che, se eletto (come era facilmente prevedibile), avrebbe avuto di diritto l’autorizzazione del Csm a restate fuori ruolo. Un’alternativa, per continuare ad usufruire dell’aspettativa, sarebbe stata quella che Emiliano fosse stato nominato da Decaro nell’esecutivo regionale.

Invece, allo stato dei fatti, nonostante il neo-governatore abbia detto anche pubblicamente che “una soluzione per Emiliano occorre trovarla”, non sembra che possano esserci per l’ex governatore spirargli politici che gli consentano a breve di non ritornare al suo lavoro di magistrato. Poichè Decaro, dopo aver scoperto il “buco” da 369 milioni di euro lasciato dal suo predecessore nei conti della Sanità pugliese, sembra poco propenso a spendersi in prima persona per un incarico politico che consenta ad Emiliano sia di ottenere facilmente l’ok del Csm all’aspettativa, sia di conseguire un lauto stipendio che sopperisca a quello del mancato introito per il non rientro in magistratura.

Infatti, il neo presidente della Regione è possibile che voglia sottrarsi alle critiche di chi già lo accusa che avrebbe voluto, da un lato, spendere circa 200mila euro l’anno di compenso ad Emiliano come consulente giuridico, mentre dall’altro si appresta ad aumentare l’Irpef ai contribuenti pugliesi, per tappare il “buco” della Sanità creato verosimilmente dallo stesso Emiliano nei suoi anni di governo della Puglia. Accusa, questa, che Decaro probabilmente vorrebbe ora evitare, per non correre il rischio di diventate impopolare agli occhi dell’Opinione Pubblica pugliese e non solo. Ma se cosi fosse realmente, verrebbe anche da chiedersi se, alla luce di detta considerazione, il partito di Elly Schlein considera effettivamente Emiliano ancora “una risorsa” politica per il centrosinistra.

O, al contrario, qualcuno all’interno dei dem cominci a pensare che l’ex governatore pugliese possa essere ritenuto più una “zavorra” politica per il partito e la coalizione, piuttosto che una “risorsa” per le politiche del prossimo anno. Infatti, in Puglia il paventato aumento dell’Irpef per far fronte al disavanzo da 369 milioni di Euro della Sanità regionale difficilmente potrà essere dimenticato dagli elettori, se questo avverrà, come è prevedibile, a pochi mesi dalla tornata delle politiche del prossimo anno. In tal caso la presenza di Emiliano in lista alle prossime elezioni politiche potrebbe diventare verosimilmente sconveniente e forsanche inopportuna per il Pd e la coalizione di centrosinistra. Ma forse lo è già ora, considerato che non è stata ancora trovata una soluzione per il non ritorno alla sua attività professionale di pm. Insomma, un “grattacapo” per Decaro, ma forse ancor di più per la Schlein.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 22 Aprile 2026

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio