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Emiliano si “autoesclude” dal Pd alla vigilia della pronuncia del Csm

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha deciso di non rinnovare l’iscrizione al Pd, “in ossequio alla recente sentenza della Consulta in materia”. Lo ha comunicato egli stesso al circolo del Pd barese di appartenenza, il Murat San Nicola, in merito al rinnovo annuale della tessera del partito. “Per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, devo comunicare – ha affermato il governatore – la mia decisione, dolorosa ma inevitabile, di non rinnovare l’iscrizione al Pd”. Comunque, ha proseguito Emiliano, “continuerò a supportare il Pd in ogni modo in cui mi venga richiesto e continuerò a frequentare il mio circolo ed ogni istanza di partito alla quale riterrò di intervenire”. “Vi è infatti – ha poi concluso il governatore pugliese – che il mio ruolo di capo politico della coalizione di centrosinistra della Regione Puglia è per me coessenziale alla mia militanza nel Pd al quale sarò sempre legato”. Fin qui la notizia. Per la cronaca, invece, ricordiamo che il prossimo 6 dicembre, ossia giovedì, riprenderà dinanzi alla Commissione disciplinare del Csm (Consiglio superore della magistratura) il procedimento a carico di Emiliano ed aperto alla fine del 2014 dalla Procura generale della Corte di Cassazione, per la presunta violazione del divieto di partecipazione attiva ad un partito politico anche per i magistrati in aspettativa. Quale è per l’appunto, nella fattispecie, la posizione di Emiliano da quando alla fine del 2003 si mise fuori ruolo dall’Ordine giudiziario per poi candidarsi a sindaco alle amministrative baresi di giugno del 2004. Però, come è noto, il divieto normativo per i magistrati (anche in aspettativa) non riguarda la possibilità di ricoprire un incarico istituzionale amministrativo (sindaco, assessore, presidente di Regione, ecc.), bensì quello di partecipazione in modo continuativo ed organico all’attività di un partito politico. A maggior ragione, quindi, detto divieto comporta l’inibizione per un magistrato ad iscriversi ad un partito ed ad assumere incarichi dirigenziali all’interno di esso. Cosa che, come si ricorderà, Emiliano invece ha fatto dal 14 Ottobre del 2007, ossia da quando si fece eleggere alle primarie primo segretario del Pd pugliese. Successivamente è stato presidente regionale di questo partito e, poi, ancora segretario pugliese fino a 2016, e addirittura a competere, agli inizi dello scorso, con l’ex premier Matteo Renzi e l’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per la poltrona di segretario nazionale del Pd. Sempre per la cronaca, ricordiamo che il procedimento disciplinare a carico di Emiliano dinanzi all’apposita Commissione del Csm era stato sospeso perché i difensori dell’ex pm antimafia barese (il professor Aldo Loiodice ed un ex componente del Csm, il giudice Spataro) avevano sollevato un’eccezione di incostituzionalità, in relazione ai magistrati fuori ruolo, per la norma in base alla quale si stava procedendo. Eccezione che è stata poi sostanzialmente respinta dalla Corte costituzionale e che ha reso noto detto esito lo scorso luglio. Quindi, dopo il pronunciamento della Corte, è verosimile che nella seduta di giovedì prossimo della Commissione disciplinare del Palazzo romano dei Marescialli (sede del Csm) il procedimento a carico di Emiliano giunga a termine. Una conclusione il cui esito verosimilmente potrebbe essere di ammonimento o di semplice richiamo per l’interessato, che evidentemente ha ritenuto, dopo ben 11 anni di appartenenza ed attività partitica ininterrotta nel Pd, di non rinnovare l’iscrizione, tirandosi fuori dal partito alla vigilia di un possibile “cartellino” giallo della Commissione del Csm ad una condotta presumibilmente lesiva dei doveri e dei principi di indipendenza della Magistratura. Insomma, è possibile che Emiliano sia “autoescluso” dal Pd prima che “a chiederlo” fosse la sentenza della Commissione disciplinare. Diversamente, infatti, dovrebbe decidere di dimettersi dall’Ordine giudiziario. Ma quest’ultima ipotesi è cosa poco probabile o, forse meglio, inverosimile per Emiliano, visto che ha già comunicato il “non rinnovo” dell’iscrizione al partito. Ciò non toglie, però, che nella vicenda qualche perplessità ancora rimane, sia per i tempi di comunicazione della “autoesclusione” di Emiliano dall’attività di partito che per  le dichiarazioni da lui stesso rilasciate. Infatti, si chiede qualche comune cittadino, in maniera forse non ingenua, “come mai, pure essendo nota dallo scorso luglio la sentenza della Corte costituzionale,  l’ex-pm antimafia barese ha atteso la vigilia della seduta (presumibilmente finale) della Commissione disciplinare per lasciare il Pd?” In effetti, Emiliano in qualità di magistrato avrebbe potuto e, forse, dovuto dimettersi senza alcun indugio appena reso noto il dispositivo di detta sentenza. Così, però, non è stato. Ma una perplessità ancora maggiore in qualche cittadino è suscitata da alcune sue recenti affermazioni circa il fato che intende continuare “a supportare il Pd” e “a frequentare il circolo” ed ogni istanza di questo a cui riterrà di intervenire. Infatti, le innanzi annunciate intenzioni – a detta di qualche esperto – “continuerebbero a connotare una partecipazione attiva ed organica all’attività di partito”, che – come è logico – non si denota unicamente con l’iscrizione e, quindi, con il possesso della tessera allo stesso o con il solo ruolo di dirigente di partito. Infatti, a ben vedere, ciò che il D. Lgs.vo n.109/2006, modificato con legge n. 269/2006, inibisce ai magistrati è proprio che il governatore Emiliano ha annunciato di voler continuare a fare anche da non più iscritto del Pd. Ma nell’eventualità di tale ipotesi per contestare detta condotta comportamentale servirebbe l’apertura di nuovo procedimento disciplinare, per avviare e concludere il quale andrebbe via ancora molto tempo. Invece, ciò che ora è certo e che, senza la tessera, alle riunioni del Pd il leader di “Fronte democratico”, Emiliano, non avrà più diritto di dimora. E, alla luce delle tante pregresse polemiche interne a quel partito da lui stesso innescate, a ricordarglielo sicuramente sarà più di uno.

 

Giuseppe Palella

 

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