Primo Piano

Emiliano sull’Autonomia è come un “Giano bifronte”

 

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano del Pd, vuole dallo Stato, al pari di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, più competenze per il governo della Puglia. E, quindi, maggiore autonomia gestionale. Però, – come si ricorderà –  da sindaco di Bari, nel 2010, contrastò fortemente l’autonomia amministrativa di comunità come Palese e Santo Spirito da una parte e Carbonara-Ceglie e Loseto dall’altra, che nel 1928, essendo allora piccole realtà, furono aggregate forzatamente alla Città capoluogo e che ora, invece, essendo ormai delle popolose cittadine rispettivamente di circa 35mila e di oltre 40mila abitanti ed avendo tutti i requisiti di legge necessari al pari di altre realtà comunali pugliesi e che in molti casi hanno addirittura un minor numero di abitanti ed estensione territoriale alquanto ridotta rispetto ad esse, chiedono da anni di poter staccarsi da Bari, per diventare due realtà politicamente ed amministrativamente distinte da quella del Palazzo barese di corso Vittorio Emanuele. E questo – tra l’altro – è anche fisicamente distante oltre una decina di chilometri dai centri cittadini delle comunità periferiche baresi che voglio indipendenza politica ed autodeterminazione amministrativa. Richiesta che – come è noto – nell’Aprile del 2009 era stata anche manifestata con la vittoria del “Sì” all’Autonomia comunale in un referendum consultivo effettuato proprio dalla Regione Puglia (ndr –  a Palese e Santo Spirito, in particolare, il “Sì” ottenne circa l’80% dei consensi) e che, successivamente, anche la Commissione permanente “Affari Istituzionali” della Regione, a seguito dei risultati referendari e dell’istruttoria tecnica espletata che attestava e confermava l’esistenza di tutti i requisiti di legge previsti per l’ottenimento dell’Autonomia comunale, diede parere favorevole all’unanimità alla costituzione dei due nuovi Comuni. E questi ultimi si sarebbero dovuti formare con il distacco da Bari delle due popolose realtà periferiche che distano più di dieci chilometri dal centro cittadino. Ma, appena dieci giorni dopo, a bloccare in Consiglio regionale i disegni di legge che avrebbero dovuto rendere Comuni autonomi la ex Prima Circoscrizione (Palese e Santo Spirito) e la ex IV (Carbonara-Ceglie-Loseto) – come è pure noto – fu proprio l’allora Primo cittadino barese, Emiliano per l’appunto, che, in veste anche di Presidente del Pd pugliese, riuscì ad imporre il suo “diktat” alla maggioranza di centrosinistra regionale, in particolare ai consiglieri del suo partito, il Pd, che, infischiandosene dei quasi cinque anni di lavoro istruttorio dell’apposita Commissione e del suo unanime parere favorevole, respinse con voto segreto, accompagnato da varie irregolarità ed irritualità durante il passaggio d’Aula,  entrambe le proposte di legge sulle due nuove Autonomie comunali pugliesi. Ora, invece, a distanza di oltre otto anni dal sabotaggio di Emiliano, che comportò la negazione dell’Autonomia agli attuali “Municipi” baresi di decentramento amministrativo di Palese-Santo Spirito e Carbonara-Ceglie-Loseto, paradossalmente è proprio lo stesso Emiliano, da governatore della Puglia, a rivendicare per le Regioni maggiore autonomia con la richiesta allo Stato centrale di ulteriori 23 competenze amministrative. Questa nemesi (ormai storica) di Emiliano dimostra però che la sua avversione nel 2009 e 2010 alle ragioni del distacco da Bari delle due popolose realtà “periferiche” altro non era che una bramosia di potere, come già emerso dalle sue dichiarazioni rilasciate in Regione al termine dell’irrituale incontro che lo stesso Emiliano effettuò poche ore prima del voto in Aula di due disegni di legge sull’Autonomia, con l’allora presidente del Consiglio regionale, Pietro Pepe, ed i capigruppo delle forze politiche allora presenti in via Capruzzi. Dichiarazioni, codeste, che – come si ricorderà – furono dal tenore e dal tono alquanto minatorio ed intimidatorio nei confronti delle comunità legittimamente interessate dai due ddl in discussione. L’allora predetto evidente sabotaggio dell’Autonomia comunale delle ex frazioni di Bari cosa ha comportato per le comunità interessate? Un risultato che è sotto gli occhi di tutti. Ossia la trasformazione delle già fallimentari Circoscrizioni di decentramento amministrativo in finti “Municipi” che paradossalmente hanno addirittura meno competenze e voce in capitolo nei confronti dell’Amministrazione comunale centrale. E, quindi, praticamente nessuna autonomia

gestionale del territorio rispetto alle competenze delle predette vecchie Circoscrizioni. Il tutto “condito” disgustosamente da un aumento dei disservizi ai cittadini e dell’evidente degrado non solo nei territori che richiedevano Autonomia, ma anche addirittura paralisi politico-amministrativa negli Organi elettivi ed amministrativi che, nelle dichiarazioni di Emiliano, avrebbero dovuto provvedere direttamente alle effettive esigenze del territorio senza passare dall’Amministrazione centrale e che, il tanto decantato progetto di riforma del decentramento amministrativo barese, avrebbe dovuto essere una valida alternativa alle legittime aspettative autonomiste. Le stesse aspettative che ora lo stesso Emiliano assurdamente avanza allo Stato centrale per un miglior governo della Regione da lui guidata. Una conferma per chi da tempo sostiene che Emilano sia un mitologico “Giano bifronte” che, a volte, afferma cose diametralmente opposte a quelle da lui predicate e praticate.

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 2 Agosto 2018

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio