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Enzo: l’amore, il set, il ring

Non sono rari i casi di atleti che, esaurita la fase agonistica, abbiano trovato nel cinema un rilancio di gloria. E’ capitato, almeno nel nostro paese, a  Raf Vallone, a Carlo Pedersoli e Enzo Fiermonte. Il primo giocò in serie A col Torino negli anni trenta. Il secondo fu il primo nuotatore italiano a scendere sotto il minuto sui 100 stile libero nel 1950. Enzo Fiermonte invece faceva pugilato.  Nato a Bari il 17 luglio di 107 anni fa, Fiermonte conquistò il titolo italiano nei pesi medi nel 1931. Ma quando giunse il momento di partire per gli USA alla conquista del titolo mondiale, ecco il suo destino disegnare una svolta brusca. A bordo del transatlantico che lo sta portando oltreoceano Fiermonte incontra Madeleine Force Astor Dick, ricchissima vedova del miliardario John Jacob Astor IV, scomparso nel disastro del Titanic. Lei ha quindici anni più di lui e lui non è un uomo libero. La passione è però travolgente. Il pugile italiano divorzia e sposa la Force. Per due anni si allontana dal ring, per cui rinuncia alla sfida iridata con Marcel Thil e consegna a Bosisio, suo grande  rivale italiano, la corona tricolore. Di fatto, ha chiuso col pugilato (da professionista aveva sostenuto 56 volte combattimenti vincendone 43 di cui 10 prima del limite). Ha tuttavia di che consolarsi : vive da nababbo in una villa di Hollywood. L’idillio dura 5 anni. Dopo il nuovo divorzio (è il 1933) il Nostro, che intanto è diventato un chiacchieratissimo idolo femminile, avvolto dalla fama di latin lover e di bel tenebroso, intraprende un’altra storia con Caroline Leipner, un’ereditiera americana. L’amore non decolla e alla vigilia della guerra Fiermonte torna in Italia, che gli spalanca le porte di Cinecittà. Straordinariamente fotogenico, ancora con un fisico smagliante e ben più duttile sul piano atletico di un Carnera, inizia una fortunata carriera distinguendosi in film di cappa e spada o di carattere autobiografico come ‘L’ultimo combattimento’ (1941) e ‘Il campione’ (1943). Nel primo dopoguerra cercò anche la strada della regia girando a Bari ‘L’atleta di cristallo’. Fu un insuccesso. Era il primo segnale del declino. Poco dotato sul piano artistico e in difficoltà nell’uscire dal cliché del personaggio aitante muscoloso e scanzonato, Enzo Fiermonte andò incontro a un lento declino. Da protagonista passò a comprimario, infine  si ridusse a ricoprire solo ruoli di secondo piano. Ciò non gli impedì di prendere parte complessivamente a 45 film (le ultime apparizioni risalgono al 1978). Si spense a Mentana nel 1993.

Italo Interesse

 

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