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Ercole, Filottete e Medea: il Mito è oggi

Spogliare il Mito significa strappare di dosso gli abiti di scena a eroi, antieroi e capri espiatori. Ciò fatto, sotto i panni di Nettuno, Esopo e Ulisse, per esempio, si svela la teoria degli uomini comuni : Tizio, Caio, Sempronio… Procedendo al contrario, si possono prendere Demetrio Pianelli e Pina Fantozzi e calarli nei panni di Giobbe e di Euriclea, o giù di lì. La pensa così Fabrizio Sinisi, affermato drammaturgo di casa nostra. Toccato dal dramma tipicamente urbano dei derelitti che quotidianamente dormono per strada, affollano i centri di igiene mentale e allungano le code delle mense di carità, l’autore barlettano ha dedicato al tema ‘La città dei Miti’, un appassionato trittico composto da tre monologhi. A raccontarsi sono un insegnante calunniato e precipitato nella miseria, un anziano che la demenza senile  condanna all’emarginazione e una giovane migrante caduta nella prostituzione per amore (non ricambiato) dell’uomo da cui ha avuto due figli. Tre storie comuni nei cui protagonisti chiunque può riconoscere il collega, il vicino di casa, la conoscente. Ma proprio la grandezza muta di tanto dolore finisce con l’assegnare a volti anonimi caratteri archetipici di conclamata notorietà : Eracle, Filottete, Medea… ‘La Città dei Miti’, uno spettacolo prodotto da Teatri di Borgia per la direzione di Giampiero Borgia, è stato in cartellone al Nuovo Abeliano nell’ultimo fine settimana. Christian Di Domenico (Eracle, l’invisibile’), Daniele Nuccetelli (‘Filottete dimenticato’) e Elena Cotugno (‘Medea per strada’) sono gli strazianti interpreti di drammi universali, vissuti con un senso della dignità tale da mettere in difficoltà lo spettatore, da toccarne le corde più profonde e sollecitarne la riflessione su possibili responsabilità personali circa il clima sociale da cui germinano certe tragedie. Borgia, che detta direttive elastiche lasciando ampio spazio alla sensibilità dell’interprete, ha poi cura di scansare platee e palcoscenici a beneficio di contenitori anonimi, più vicini ai luoghi dove quotidianamente e tra l’indifferenza generale brucia il dolore degli Ercole, dei Filottete e delle Medea del XXI secolo, ovvero mense, dormitori, sale d’aspetto. I primi due spettacoli, perciò, hanno trovato ospitalità in disadorni ambienti sotterranei della struttura di via Padre Kolbe, mentre ‘Medea per strada’ è addirittura andato in scena a bordo di un autobus in movimento. ‘La città dei miti’ è trilogia, dicevamo. Per quanto ciascun monologo potrebbe vivere al di fuori degli altri, la singolare compattezza tematica che li innerva fa degli stessi i tre atti di un solo dramma. Senza falsi sorrisi da lieto fine, ‘La Città dei Miti’ prova a migliorare deplorevoli abitudini di vita alitando sulla brace di una speranza restia a morire. Il teatro ‘resistente’ è questo.

Italo Interesse

 

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