Cultura e Spettacoli

Ercole si vendicò della ‘serpa sucara’?

Anche le serpi vanno incontro a casi di albinismo. Questa anomalia ha dato vita ad una diceria antichissima stando alla quale il candore della livrea di questi rettili sarebbe in relazione al loro alimento preferito : il latte. Nulla di più falso giacché il latte torna indigesto ai serpenti. Non di meno questo mito era radicatissimo nelle campagne del nostro Mezzogiorno. Da noi si credeva che quando le vacche non producevano latte oppure un poppante faticava a crescere e senza che si potesse addebitarne la colpa alla madre, subito si pensava alla ‘sucara’ o  ‘serpa sucalatte’. Questa serpe leggendaria si distinguerebbe per la delicatezza diabolica con cui sugge all’insaputa delle vittime. Per quanto riguarda le vacche, si credeva addirittura che questi bovini – affatto dispiaciuti del ‘trattamento’ – mostrassero di gradire quegli angoli di pascolo vicini alle tane delle sucare dove già erano stati ‘munti’ (ma una contraria versione del mito vuole che queste creature si attorcigliassero alle zampe posteriori della preda per costringerla a stare ferma). Diverso il metodo di parassitismo praticato con le donne che allattano. Una volta che la sucalatte si fosse introdotta nella casa dove c’era un poppante, aspettava la notte per passare all’azione. In passato, specie in campagna, vuoi per la modestia delle condizioni di vita, vuoi per le contenute dimensioni dei fabbricati rustici, i neonati non dormivano nella culla bensì accanto alle madri, le quali li tenevano attaccati al seno sino a che non prendevano sonno. A questo punto la sucara entrava in azione. Dopo essersi arrampicata sul letto, si dirigeva verso il capezzolo della madre, che prendeva a suggere con naturalezza assolutamente ‘umana’. E se nel frattempo il bambino si svegliava e reclamava il suo? Ebbene, l’avido animale preveniva il problema ficcandogli la coda in bocca a mò di ciucciotto. Se poi trovava il seno sgonfio, attingeva ciò che restava del latte dalle labbra del poppante. Il mito di Ercole che strozza le serpi nella culla potrebbe ispirarsi a quest’ultima credenza, benché secondo la tradizione quella prematura prova di forza sarebbe conseguenza del gesto feroce di Era, la moglie di Zeus, desiderosa di vendicarsi dell’ennesimo tradimento del marito (poiché Zeus aveva avuto Ercole dalla sua unione con Alcmena, Era aveva mandato un serpente nella culla del piccolo perché soffocasse il bambino, ma il malcapitato rettile dovette fare i conti con la straordinaria forza del futuro eroe). L’equivalente della nostra sucara si chiama ‘pasturavacche’ in Calabria, ‘impasturavacchi’ in Sicilia, ‘zinnavacche’ nel Lazio e ‘biscia latòna’ nel forlivese. – Nell’immagine, ‘Eracle bambino che strozza i due serpenti mandati da Era’, marmo bianco di manifattura romana risalente al II sec. d.C,, conservato presso i Musei Capitolini di Roma.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 4 Settembre 2018

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