“Ero nato sui mari del tonno…”
Una lirica di Vittore Fiore, poeta pugliese nato a Gallipoli nel 1920 e spentosi a Capurso nel 1999, comincia con queste parole : “Ero nato sui mari del tonno /dove lo Jonio mostra la sua dolcezza / e all’inverno il suo terribile moto…”…. Il primo verso dà anche titolo all’omonima silloge edita da Schwartz nel 1952 e ripubblicata l’anno dopo da Palomar. Perché Fiore parlava in questi termini dello Ionio che bagna Gallipoli? Perché sino alla fine dell’Ottocento lungo quei circa trecento chilometri di costa erano attive numerose tonnare. Il che dice quanto una volta il nostro Jonio fosse ricco di tonno (quelle strutture vennero poi smantellate quando lo sfruttamento intensivo della risorsa ittica impoverì il nostro Jonio di tonni di dimensioni tali da giustificare la complessità di una tonnara). La pesca e la lavorazione del tonno in Puglia non si fermavano a Gallipoli. Anche a Santa Cesarea quell’attività dava da vivere. E molto prima, essa sfamava gente pure a Taranto. Lo si desume da un esplicito toponimo urbano della città dei due mari : ‘Scoglio del tonno’… Sino a metà ottocento esisteva a Taranto un isolotto detto Scoglio del Tonno che spuntava a dieci metri dalla punta di un piccolo promontorio a occidente dell’imboccatura del Mar Piccolo. In tempi preistorici scoglio e rilievo costituivano un tutt’uno. La felice ubicazione del sito invogliò i primitivi a prendere possesso di quel piccolo lembo di terra, come testimoniato da numerosissimi e preziosi rinvenimenti che, stratificati, si estendono dal Neolitico all’Età del Ferro (particolarmente importanti i resti del villaggio dell’Età del Bronzo, con tracce di muro di fortificazione, da cui proviene la maggior parte degli oltre settecento frammenti di ceramica di tipo miceneo e degli oggetti in bronzo recuperati nel sito). In seguito la collinetta cominciò a diventare oggetto di escavazioni allo scopo di ricavarne mattoni. Ciò indebolì il blocco di carparo che, già minato dalle infiltrazioni e dall’azione erosiva delle maree, finì col collassare provocando il distacco della punta del promontorio dalla linea di costa. Era nato lo Scoglio del Tonno, così battezzato più avanti forse per la presenza di una piccola tonnara. Poi arrivò l’era industriale e fu la fine. La necessità di una grande trincea per la tratta ferroviaria Taranto-Metaponto impose il livellamento dell’area e il ricongiungimento del vecchio scoglio con la terraferma. Rimase solo il toponimo, del quale è rimasta viva la memoria a Taranto, tant’è che la toponomastica cittadina contempla una Via Scoglio del Tonno che si allunga alla periferia del centro abitato in direzione di Talsano.
Italo Interesse
Pubblicato il 31 Maggio 2019



