Cronaca

Ex casermette: “Servono più verifiche, in quel cantiere si scaverà a fondo”

Il comitato dell'ing. Scorza insiste per ottenere un supplemento dell'inchiesta dopo l'archiviazione del pm

Dopo l’archiviazione delle indagini riguardanti le presunte irregolarità di natura edilizia e ambientale per la costruzione della sede unica della giustizia nell’ex polo militare di Bari/Carrassi, il comitato di scopo per un vero parco verde ha deciso con l’ingegner Leonardo Scorza di opporsi. A lui abbiamo chiesto i motivi legati, appunto, alla richiesta di proseguire le indagini in seguito alla istanza di archiviazione avanzata al Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Bari dal Pubblico Ministero, Marcello Quercia.

<<La motivazione della richiesta di archiviare si assume sostanzialmente nell’escussione delle persone informate sui fatti e dunque per il Pm “…non si evince alcuna fattispecie di reato perseguibile, in quanto non è stata rilevata la sussistenza di vincoli di tipo paesaggistico, artistico, storico, faunistico/botanico e idrologico tali da ostacolare l’iter progettuale ed esecutivo dell’opera, né l’esistenza di formazioni boschive, di alberi secolari o monumentali”. Ebbene, il nostro Comitato s’è opposto a tutto questo attraverso ben motivate e documentate argomentazioni – ovviamente a nostro avviso – cominciando col confutare le dichiarazioni rese dal Responsabile Unico del Procedimento agli agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura, per cui l’area delle ex caserme non poteva qualificarsi come area boschiva, ribadendo invece quanto dimostrato – documenti alla mano – nel nostro ricorso risalente ad agosto dell’anno scorso. Lo stesso Rup ha dichiarato che s’è dovuto procedere all’abbattimento dei “pretesi” alberi “infestanti”, per conservare l’integrità dei vicini “alberi sani esistenti”. È, quindi, egli stesso ammetteva l’esistenza, su quell’area di “alberi sani presenti” che, nonostante fossero “sani”, sono stati comunque abbattuti. Secondo Il responsabile dell’Urbanistica del Comune di Bari, poi, nell’ex caserma ‘Capozzi’ occorreva abbattere ottantuno alberi e allegando filmati della stessa caserma prima durante e a lavoro ultimato, si comprende facilmente che, anzichè proteggere gli alberi sani, hanno predisposto tutta l’area della Capozzi all’accoglimento delle costruzioni (formate da 4 petali) per un totale di 500mila mc>>.

 

Poi ci sono altre motivazioni di natura amministrativa, oltre che ambientale

<<Certo. Veniamo alle dichiarazioni di non assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sancita dal Comune di Bari e precisamente dalla Ripartizione Igiene e Ambiente, ignorando che la stessa valutazione è obbligatoria quando i posti auto superano le 500 unità. E in quel caso posti auto sono 917. Ma anche il Progetto (PFTE) “necessita” come ribadito dal Consiglio Superiore dei LL.PP. d’una “Variante Sostanziale di Area Vasta del P.R.G.” che, per legge, è di esclusiva competenza delle Istituzioni locali, attraverso l’intervento di Comune e Regione, con il coinvolgimento della comunità cittadina. E tutto questo non c’è stato, ma pure il Bando di Gara di Progettazione del 07/02/2022 – che è “Lex Specialis” – prevedeva che tutti i concorrenti dovevano considerare, come area di progetto, l’intera area delle due ex caserme di circa 14 ettari, per la quale si richiedeva di assumere un indice di fabbricabilità di 3 mc/mq. Con la suddivisione delle aree in due parti con destinazioni d’uso diverse si raggiunge un indice di 7,36 mc/mq contravvenendo quella “lex specialis”.

Infine c’è la questione bonifica dall’amianto in un cantiere dove, almeno per ora, hanno completato solo le demolizioni

<<Nella richiesta di archiviazione del 21 dicembre scorso non sono emerse, a nostro parere, motivi e documenti sufficienti a chiarire che gli interventi di accertamento della presenza dell’amianto, della sua rimozione e dello smaltimento. Trattandosi di costruzioni risalenti agli anni ’40, nel capitolato d’appalto della stazione appaltante non sembra si faccia menzione della presenza di amianto come materiale di costruzione, ne’ sembra esserci la richiesta all’impresa affidataria dei lavori di un suo accertamento, preliminare all’inizio delle demolizioni, pur costituendo gli interventi di bonifica dell’amianto, un imprescindibile obbligo di legge ed importante elemento di valutazione nella voce dei costi del quadro economico. Oltretutto, questa mancata informazione del rischio derivante dalla presenza di amianto nel sito che, anche se in matrice compatta, appare in gran parte degradato dai fattori atmosferici e quindi suscettibile di rilascio di fibre nell’aria e sul terreno, ha determinato un rischio per la salute di tutti coloro che hanno avuto accesso all’area del cantiere. Cantiere che s’è aperto a fine maggio 2023, senza che a tale data risultino agli atti documentazioni riguardanti interventi di valutazione del rischio amianto, sono state stimate circa 600 tonnellate di rifiuti, senza contare che il ritrovamento “occasionale” o imprevisto di materiale contenente amianto può invocarsi solo in condizioni emergenziali (es, crollo di edifici e strutture edili, rotture impreviste di condotte. E poiché nella ex caserma ‘Capozzi’ dovrebbero essere effettuati scavi molto profondi, abbiamo richiesto un supplemento di indagini con la nomina di un consulente tecnico, oltre all’opportunità di effettuare ‘carotaggi’ di profondità in corrispondenza degli edifici abbattuti, idonei a rilevare la presenza delle citate condotte e coinvolgendo anche Arpa/Puglia e Spesal allo scopo di prevenire e valutare anche un potenziale inquinamento delle falde>>.

A metà aprile il Gip deciderà se accogliere l’opposizione del comitato, o archiviare definitivamente esposti e denunce.

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 1 Marzo 2024

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio