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F27, più sinistro di un modulo fiscale

A Somma Lombardo, nelle adiacenze dell’aeroporto di Milano Malpensa, negli spazi di quelle che furono le storiche Officine Aeronautiche Caproni, su una superficie di 250.000 m², 60.000 dei quali al coperto, si estende il Parco di Volandia, il più grande museo aeronautico italiano, nonché tra i maggiori a livello europeo. Tra gli oltre 100 velivoli esposti, c’è spazio anche per un Fokker F27 (vedi immagine). Commercializzato nel 1958, divenne l’aereo di linea di maggiore successo dell’epoca, vendendo poco meno di ottocento esemplari fino al 1986, anno di fine produzione. Eppure quell’aereo fu pure al centro di gravi polemiche. Il 17 gennaio 1964 un esemplare della West Coast Airlines precipitava durante un volo di addestramento nel Gran Lago Salato (Utah) uccidendo i tre componenti l’equipaggio. L’incidente fu imputato, si legge nel rapporto conclusivo della Civil Aeronautics Board, a “mancata supervisione dell’istruttore alla condotta di volo dell’allievo”. Errore umano, dunque, ma già i primi sospetti cominciavano a prendere forma. Poco più di otto anni dopo lo stesso tipo di Fokker, questa volta di proprietà dell’aeronautica militare uruguayana, partito da Montevideo e diretto a Santiago del Cile, precipitava sulle Ande a seguito dell’urto contro un costone roccioso. Nell’impatto il mezzo perse ali e coda causando la morte di 12 dei 45 passeggeri. La fusoliera invece, rimasta incredibilmente integra, poté ‘atterrare’ su una spianata nevosa dalla pendenza vicina alla traiettoria di caduta. Ciò permise la sopravvivenza delle restanti 33 persone. Quando il 23 dicembre arrivarono i primi soccorritori, erano rimasti in vita solo 16 passeggeri (quei disperati si erano nutriti della carne dei compagni morti e precedentemente seppelliti nella neve…). Diciassette giorni dopo la sciagura delle Ande, il 30 ottobre 1972, un altro Fokker 27 in volo da Roma a Bari precipitava in un punto della Murgia localizzato fra Corato e Poggiorsini. Questa volta nessun sopravvissuto, ventisette i morti. Avvicinando queste due ultime tragedie gli inquirenti giunsero alla conclusione che i due aeromobili viaggiavano ad una quota inferiore al necessario e ciò a causa del malfunzionamento dell’apparato di radiolocalizzazione e gestione della rotta. Eppure quel sistema, il VHF Omnidirectional Range, ha costituito sino all’avvento del GPS lo standard di navigazione aerea in tutto il mondo… Malgrado così gravi incidenti, la Fokker, come già detto, continuò a produrre quel modello fino al 1986. Quasi tutti gli ultimi F27 hanno continuato a volare sino alla fine degli anni novanta, prima d’essere ritirati e avviati alla rottamazione. Non tutti gli esemplari però hanno subito questa sorte. Un F27, ancora in servizio presso un piccola compagnia aerea italiana, è stato acquistato da Natura Experience srl, quindi smontato, trasferito e ricomposto  nel parco fluviale di Brembate Sopra, nel bergamasco. Diventerà il primo aereo&breakfast d’Italia…

Italo Interesse

 

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