Fame e mal d’Africa hanno un nome: Bakary
Domenica scorsa, alla Cittadella della Cultura a Molfetta, ha preso il via la rassegna ‘Famiglia a teatro’

Si somigliano tutte le storie dei migranti che dal cuore dell’Africa raggiungono le nostre coste sopravvivendo all’inferno del Sahara, poi alle violenze di negrieri e militari, infine alle insidie di un avventuroso viaggio per mare. Un popolo di disgraziati per lo più in fuga da miseria e guerre civili. Eppure non tutti hanno un pregresso così devastante. Più d’uno può ricordare una infanzia addirittura felice, pur consumata in un villaggio senza elettricità e acqua corrente, dove gli animali razzolano per strade polverose e dove le capanne – gran novità per noi – hanno due ingressi, uno per entrare, l’altro per uscire. E’ il caso di Bakary Diaby, un ragazzone trentacinquenne della Guinea oggi insediato nella nostra terra. Una volta scoperto il mondo del teatro in quel di Manfredonia, dove ha sede la Bottega degli Autografi, Diaby ha deciso di raccontare quei giorni. Con l’aiuto di Stefania Marrone e Cosimo Severo, ha così preso vita ‘C’era una volta l’Africa’, uno spettacolo prodotto da Bottega Degli Apocrifi e che domenica scorsa è stato in scena alla Cittadella della Cultura di Molfetta aprendo la rassegna ‘Famiglia a teatro’, inserita nell’ambito di ‘Rinascenza’, rassegna teatrale 2025-2026. Solo in scena, muovendosi su un vasto e candido praticabile inclinato, Bakary Diaby interpreta sé stesso con simpatia contagiosa. Ne viene un quadro sapido, vivace, persino sereno di un villaggio sperduto nell’entroterra della Guinea, dove una frotta di maschietti irrequieti a corto di un pallone o di un tablet non ha altro passatempo che la ricerca del cibo. Ma, attenzione a non fare le ‘teste di cocco’ bambini, perché se vi pescano a rubare arriva l’Uomo Bianco e allora… Il piccolo Bakary viene su a questo modo. Poi il suo corpo cresce così tanto che il villaggio comincia a… stargli stretto. La morte del padre, un commerciante cieco, segna il passaggio dall’infanzia direttamente all’età adulta. E’ tempo di andare a cercare fortuna, di mettersi in cammino, momento che nella regia di Cosimo Severo è rappresentato da un cambio di calzature : un paio di pianelle cedono il posto a due scarpe. Bakary va via, forse portandosi dietro quella ben nota profonda nostalgia o disagio psico-emotivo che va sotto il nome di ‘mal d’Africa’. Splendide le animazioni di Giovanni Antonio Salvemini, che invadono il maxischermo collocato alle spalle del protagonista ; la trovata avrebbe meritato maggiore spazio. Pensato per un pubblico dai sei anni in avanti, ‘C’era una volta l’Africa’ raccoglie consensi e attenzione fra gli spettatori più piccoli, come conferma la vivacità del dialogo fra questi e il protagonista dello spettacolo a sipario calato. Da segnalare il fatto che nel corso della conversazione Bakary Diaby non ha escluso, un giorno, di raccontare il viaggio presumibilmente tormentoso che un giorno dal suo villaggio lo portò qui da noi. Auguriamoci voglia farlo ; questa volta però non si tratterebbe di uno spettacolo per i più piccoli… Prossimo appuntamento di rassegna. Domenica 18 novembre, ancora con una produzione di Bottega Degli Aprocrifi : ‘Un cuore a Pedali’, un lavoro di e con Ippolito Chiarello, liberamente ispirato a ‘Appunti di Geofantastica’ di Gianluca Capèoraso e Sergio Olivotti ; regia di Michelangelo Campanale.
Italo Interesse
Pubblicato il 12 Novembre 2025



