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Feral-dog: la minaccia

La Puglia è ricca di opportunità per gli escursionisti, notoriamente in cerca di bellezze estranee al turismo di massa. Per forza di cose tale ricerca comporta la necessità di lunghe camminate attraverso contrade suggestive, ma pure tanto isolate, per lo più distribuite tra Alta Murgia, Subappennino Dauno e Gargano. In passato gli escursionisti amavano avventurarsi da soli. Oggi preferiscono spostarsi in gruppo, meglio ancora se al seguito di una guida. Una questione di sicurezza. Il pericolo si chiama : animali allo stato brado. Assai più che con i lupi, i quali rappresentano una minaccia remotissima, con i cinghiali si rischia di brutto. Ma c’è di peggio. Il cinghiale  tende a scansare l’uomo ; attacca solo se provocato e se un comportamento imprudente gli fa credere d’essere minacciato. Il feral-dog si comporta diversamente. Feral-dog sta per cane-fiera, ovvero cane inselvatichito. Si calcola che nelle zone rurali del centro e del Mezzogiorno d’Italia i feral-dogs siano 80mila. Un numero che non deve meravigliare se si stima in 50mila il numero di cani abbandonati ogni anno nel nostro paese. Non si confonda il randagio con l’inselvatichito. I cani abbandonati, specie se permangono ai margini degli insediamenti urbani e anche se inseriti in un branco, conservano una certa confidenza con l’uomo, dal quale possono continuare a ricevere cibo. Ma se il branco si forma all’interno di contrade spopolate, già le cose cambiano. E peggiorano irreversibilmente quando gli accoppiamenti all’interno del branco danno vita a nuove generazioni. In capo a tre linee di discendenza il randagio ha perso memoria del precedente stato e si ritrova inselvatichito; come tale non teme più l’uomo. Un branco di feral-dog è quanto di peggio possa capitare, persino ad un cinghiale. All’interno di questi branchi, infatti, la selezione naturale lascia in vita solo gli esemplari più forti e feroci; e se tra i ‘riproduttori’ figurano cani da lavoro, da guardia o da difesa il patrimonio genetico del branco si arricchisce di un’attitudine al combattimento e alla caccia che nemmeno il lupo possiede. Tutto ciò rende il feral-dog in branco gratuitamente aggressivo nei confronti dell’uomo isolato. Spinti dalla fame, poi, i cani inselvatichiti non disdegnano attaccare le greggi. E la colpa ingiustamente ricade sul lupo. Senza contare il danno che il lupo patisce per effetto della ibridazione col feral-dog. Se la sopravvivenza di questo meraviglioso animale è assicurata da reintroduzioni e divieti di abbattimento e dell’uso di tagliole e bocconi avvelenati, la purezza della specie è invece fortemente a rischio.

 

Italo Interesse

 

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1 Comment

  1. […] Evitano il contatto con gli esseri umani, salvo eventuali attacchi al bestiame, e per questo sono percepiti come una minaccia. La loro presenza evoca paure ataviche e reazioni che attingono dalla narrazione magica di stampo […]

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