Cronaca

Festa del lavoro, e Decaro s’improvvisa cronista

Cari amici e colleghi giornalisti, rischiamo di avere un temibile concorrente nella nostra professione: egli è il sindaco Antonio Decaro. Proprio nel corso delle celebrazioni del 1 Maggio, la Festa dei lavoratori, mentre alla Fiera del Levante si conferivano 57 onorificenze ai nuovi maestri del lavoro, il nostro Primo Cittadino, più indefesso che mai, per dimostrare il suo attaccamento a ciò che il Leopardi definiva il <<travaglio usato>>, si è improvvisato giornalista, ed armato del suo inseparabile telefonino, ha cominciato ad intervistare tutti i presenti, in quella specie di mercatino realizzato nell’ex Villa Renoir, nei pressi di Santa Fara. In un’atmosfera quasi estiva, e nel contesto di una ben riuscita manifestazione, che si spera possa essere ripetuta, il Sindaco Decaro ha cominciato simpaticamente a porre domande ai vari espositori, il tutto in un contesto amichevole e gioviale. La performance decariana è stata apprezzata anche dagli stessi espositori, che gli hanno illustrato le proprie mercanzie, tra queste abbigliamento vintage e dischi in vinile. Non essendo tanto maligni da pensare che abbia fatto ciò per pura voglia di apparire, non vorremmo neppure essere così maliziosi da immaginare che sia stato colto da un’improvvisa crisi di astinenza dai media in un giorno festivo, anche perché, se così fosse, pur di guardarsi in un video,  sarebbe capace di entrare in tutti gli esercizi commerciali cittadini dotati di sistema di videosorveglianza. In considerazione di questa sua nuova passione, vorremmo a questo punto suggerire al buon Decaro di munirsi di strumenti di ripresa e girare per le periferie più remote e degradate della città, e dimenticate per ora dalla sua Amministrazione, intervistando infine qualche negletto residente che, probabilmente, avrebbe qualcosa di cui lamentarsi, e al quale lui e la sua squadra, a parte le auliche chiacchiere e promesse, non ha ancora saputo dare risposte concrete. Sicuri che il nostro Primo Cittadino non correrebbe il rischio di essere aggredito in quanto, come si sa, gira sotto scorta, con una punta di ironia ed amichevole provocazione vorremmo pure invitarlo ad andare ad intervistare quelle povere disgraziate sfruttate sulle complanari di Japigia e in altre zone periferiche della città. Vorremmo che anche lui provasse ciò che proviamo noi, cronisti da strada, ogni volta che realizziamo inchieste sulla prostituzione nelle vie cittadine, e veniamo pesantemente aggrediti, fisicamente e verbalmente. Contro questa vergogna assoluta (compreso l’accattonaggio minorile dinanzi alle chiese cittadine), oggetto nel corso degli anni di nostri innumerevoli articoli, Decaro, è giusto e doveroso ribadirlo per l’ennesima volta,  non ha assolutamente mosso un dito, trincerandosi dietro la sua fantasmagorica “rete sociale”, della quale siamo ancora in attesa. Improvvisarsi cronista è una cosa simpatica e divertente, svolgere invece la nostra professione per anni, registrando lamentele e sofferenze sociali, è decisamente ben altra cosa.

Piero Ferrarese


Pubblicato il 3 Maggio 2018

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