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Fiera di Tripoli e Fiera del Levante, le porte commerciali verso l’“Eurafrica”

 Tra il 1920 e il 1930 il governo italiano fondò numerosi enti finalizzati all’ampliamento e all’unificazione del commercio tra l’Europa e gli altri Paesi del Mediterraneo, investendo maggiormente sul potenziamento delle attività commerciali nella Madre Patria e nell’Africa italiana. Questo programma di sviluppo economico fu precursore di un progetto ancora più ambizioso, chiamato “Eurafrica”, con il quale sia l’Europa che l’Africa avrebbero potuto raggiungere l’autarchia dalle superpotenze capitaliste mondiali (in primis Stati Uniti d’America) dalle quali, fino ad allora, si compravano la maggior parte delle materie prime nonché le risorse minerarie, tra cui il petrolio. L’Italia comprese, quindi, che l’unico modo per l’Europa di uscire da questa morsa speculativa del mercato d’oltreoceano, che di fatto faceva arricchire solo pochi Stati al mondo, era creare la fusione di due continenti -Europa ed Africa- attraverso le terre ed i mari che li univano e le genti che li abitavano; non soltanto per vicinanza geografica ma per necessità di conservazione e di esistenza economica. Comunque questa è un’altra storia… Ma per far si che il progetto autarchico potesse iniziare a concretizzarsi, almeno dal punto di vista commerciale, il governo italiano fondò prima la Camera di Commercio Italo-Orientale (1924) quale ente coordinatore e propulsore per la cura degli interessi commerciali italiani all’estero (alcuni tra i nostri maggiori partner: Albania, Grecia, Turchia, Isole italiane dell’Egeo, Egitto, Africa Italiana); e a seguire nacquero la Fiera di Tripoli (1927) e la Fiera del Levante a Bari (1929). Entrambe le manifestazioni fieristiche sono tra le più antiche esistenti, quella di Tripoli coinvolge ogni anno oltre mille espositori arabi ed europei, provenienti da 29 nazioni. Invece la Fiera del Levante, la cui manifestazione maggiore resta sempre la multisettore internazionale di settembre (con 800 espositori e 200.000 visitatori) opera al servizio del grande mercato centromeridionale allargando il suo campo operativo anche al sud est europeo e all’area mediterranea (per un totale di 500.000 visitatori all’anno). La prima Fiera di Tripoli fu la prima ‘fiera-esposizione’ in terra coloniale della storia visto che nessun altro paese l’aveva mai organizzata prima: non le vecchie nazioni imperiali drappeggiate da democrazie mercantili e neppure i grassi pacifici paesi dell’industria e del commercio, ricchi di vasti possessi oltremare. In 12 edizioni si passò dagli 81mila visitatori del 1927 ai 180mila del 1939 provenienti da tutto il mondo, così come gli oltre 2mila espositori che con le loro merci coprivano ben oltre i 49mila mq del quartiere fieristico. La Puglia poi ebbe un ruolo cruciale nell’organizzazione in quanto offriva un servizio speciale di navigazione con la Libia: quasi a ricordare che anche la Puglia costituiva una sentinella avanzata verso il dominio del <<mare nostrum>>. Ma la fiera non fu solo teatro dei più importanti accordi e scambi commerciali dell’intera area mediterranea, nel 1928 venne organizzato, dalla Confederazione Generale dell’Agricoltura e del Commercio, un Convegno degli Agricoltori Nazionali con lo scopo di studiare i problemi connessi alla valorizzazione agraria delle colonie ricevendo il plauso dagli agricoltori e dagli investitori autoctoni. Grazie ai risultati raggiunti nei primi anni dalla manifestazione fieristica di Tripoli sorse l’esigenza di lanciare una più vasta iniziativa in campo internazionale, così nel 1931 la Fiera di Tripoli divenne la prima Rassegna Internazionale ed Intercoloniale Africana e come tale venne accolta nella Unione Internazionale delle Fiere: ecco che due continenti, due mercati immensi, con incommensurabili possibilità di scambi, venivano per la prima volta ad incontrarsi nella bianca città libica. Tra gli Stati partecipanti alla Campionaria vi furono presenti anche il Belgio, la Francia e l’Unione Africana del Sud, quest’ultima con una mostra notevolissima sia come dimostrazione dell’autonomia ormai pressoché raggiunta dall’Unione nei confronti della Madre Patria, sia dal punto di vista delle finalità commerciali a cui evidentemente mirava. Il 1930, invece, vide crescere di un nuovo astro la pleiade delle Fiere. Tripoli salutò di gran cuore la Fiera del Levante, e plaudì al programma di essa, inteso a riallacciare a Bari le profonde correnti di interessi che vanno sponda a sponda nel Mediterraneo Orientale, dal Mare d’Azow al Mare Adriatico e al Golfo di Genova. Plaudì, nonostante la nuova attività potesse forse deviare qualche rivolo dal versante coloniale. Del resto, ogni bacino commerciale ha i suoi naturali displuvi; così i crinali scompartono le acque secondo leggi che l’uomo non può forzare. <<Bari sarà per i mercati dell’Est quel che Milano è per il Nord>>: fu questa l’intuizione dell’allora podestà di Bari -Araldo Di Crollalanza- il quale, sullo schema simmetrico della Fiera di Milano (1920), edificò quella del Levante che, quest’anno, è giunta alla sua 81^ edizione (dal 9 al 17 settembre) .

 

Maria Giovanna Depalma

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