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Film Commission: “Gravi dubbi sulla gestione dei fondi”

E’ diventato un vero caso politico e amministrativo, almeno per adesso, la gestione dei più che cospicui fondi dell´ Apulia Film Commission, la società regionale pugliese che produce film e cultura, ma alla fine assume, ingaggia e nomina decine di persone con criteri ancora tutti da chiarire. Ora, proprio per cercare di diradare i troppi lati oscuri, è scesa in campo anche la Senatrice Adriana Poli Bortone, che ieri ha presentato un´ interrogazione direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro per i Beni e le attività Culturali e al Ministro per le Politiche Comunitarie. L’ex sindaca di Lecce ha chiesto -tra le altre cose- il commissariamento della Regione Puglia per l´ennesima violazione, ex art. 120 della Costituzione, delle norme nazionali e comunitarie soprattutto in termini di concorrenza e di conflitto di interessi. La questione, infatti, è stata chiarita punto per punto nella dettagliata e puntigliosa interrogazione, proprio a partire dai dirigenti della Apulia Film Commission, che sono fra gli autori del progetto filmico “La nave dolce” e quindi già solo per questo si manifesterebbe un evidente un conflitto d’interesse. Ma non finisce qui, perché un filmmaker barese aveva già realizzato il cortometraggio “Vlora 1991 – Il mare dentro” con riprese video da lui girate al tempo sui luoghi dello sbarco, (dunque sullo stesso argomento dell’attuale “La nave dolce”). Di questo documento, per una strana coincidenza, si sono perse all’improvviso le tracce, finchè non  è comparso l’annuncio del film di Vicari. Il  filmmaker barese, invece di gridare allo scandalo ha taciuto ed è la seconda coincidenza. Ma poi si è candidato e si è aggiudicato, (unico ammesso al colloquio del 2 agosto scorso, su oltre cento candidati), un incarico professionale, ben retribuito presso l’Apulia Film Commission. E col terzo indizio siamo alla prima prova. In questa singolare situazione, è chiaro che un Ente pubblico entra in concorrenza con i produttori privati, forte delle risorse, dei sostegni e dei privilegi economici che la posizione gli consente e i soldi pubblici vanno a sostenere una operazione in concorrenza con l’attività economica di una parte di cittadini (gli operatori del cinema pugliese e non, che investono invece i propri soldi) e ad avvantaggiarsene sono i dirigenti dell’ente a sostegno pubblico. Da qui la richiesta di intervenire per verificare, nell’ambito delle proprie competenze, se non siano state poste in essere azioni volte a disattendere norme nazionali e comunitarie soprattutto in termini di concorrenza e di conflitto di interessi e in tal caso commissariare la Regione Puglia. Ma al presidente della Regione, Nichi Vendola e l’assessore alla Cultura, Silvia Godelli sono state già chieste spiegazioni su quanto sta accadendo nell’Apulia Film Commission, visto e considerato che la Regione è il socio di maggioranza assoluta di Afc, il cui quartier generale è al Cineporto, e sulla base dell’ultimo bilancio, eroga un finanziamento pari a 1 milione e mezzo di euro. Soldi pubblici che non possono diventare strumento di “propaganda culturale” né di eventuali favoritismi personali. E infatti, proprio per far chiarezza sui troppi dubbi che rendono quantomeno non trasparente il percorso dell’ultima opera cofinanziata dall’Apulia Film Commission, qualche giorno fa era stato Massimo Cassano, vicecapogruppo del Popolo delle Libertà a via Capruzzi, a chiedere spiegazioni agli amministratori regionali. Ma andiamo per ordine.

 

Un film che annaspa tra nomine, assunzioni e finanziamenti

 

Il caso riguarda il documentario “La nave dolce” diretto da Daniele Vicari sull´attracco della nave Vlora carica di albanesi nel porto di Bari ventun anni fa, in programma come fuori concorso alla 69ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Docufilm finanziato perfino dalla Rai nato da un´idea di Luigi De Luca (vicepresidente dell´Apulia Film Commission) e Silvio Maselli (direttore dell´Apulia Film Commission), mentre coautrice del soggetto e della sceneggiatura è invece Antonella Gaeta (presidente dell’immancabile Apulia Film Commission). L’opera è stata cofinanziata anche dalla società regionale pugleise, mentre il regolamento sulle incompatibilità approvato dalla stessa Apulia Film Commission recita all´art. 1: “Le cariche di presidente, di vicepresidente, di componente del consiglio di amministrazione e di direttore sono incompatibili con attività, incarichi e interessi che siano in conflitto con i compiti istituzionali della Fondazione Apulia Film Commission”. Tra le cause di ineleggibilità e di decadenza dalle stesse cariche troviamo poi all´art. 2: “Ricoprire cariche gestorie o detenere partecipazioni in enti beneficiari di contributi della Fondazione”, ad evitare che chi concede il contributo non sia la stessa persona che, a qualche titolo, ne beneficia. Né possono essere accettate in alcun modo le minacce di querele giunte dai soggetti interessati che evidentemente hanno un personalissimo e alquanto singolare concetto di democrazia, e invece dovrebbero essere ben felici di sposare uno dei concetti cardine della trasparenza, per il quale chi “maneggia” soldi (tanti nell’occasione) pubblici può anche essere chiamato a dar conto di quel che fa. Da chiarire, infine, i contorni del concorso vinto dal filmmaker barese d’Aragona che realizzò, al tempo della “Vlora” il cortometraggio “Vlora 1991 – Il mare dentro”, di cui, come detto, si sono perse le tracce. E lo stesso film maker risulta essere vincitore e unico ammesso al colloquio del 2 agosto scorso, su oltre cento candidati, di un concorso per un incarico professionale ben retribuito dall´Apulia Film Commission. Concorso per il quale stranamente non era richiesta la laurea, ma il semplice “diploma di scuola secondaria superiore”. Titolo di studio conseguito dal filmmaker ora dipendente della Apulia Film Commission, un’altra strana coincidenza….

 

Francesco De Martino

 

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