Filosofia ‘leggera’ quanto acuta
Domenica prossima al Nuovo Abeliano è di scena la Compagnia del Sole con ‘I numeri dell’anima’

A proposito di elucubrazioni mentali gli spiriti pratici si interrogano in questi termini : Gli equivalenti moderni di Aristotele, Cartesio e Nietzsche in che modo spenderebbero la loro scienza per fronteggiare una diatriba condominiale a proposito di tabelle millesimali, una contestazione dell’Agenzia delle entrate relativamente all’ultima dichiarazione dei redditi o una clausola vessatoria del contratto di assicurazione contro i danni dalla circolazione automobilistica? L’interrogativo nasce dalla sfiducia circa l’applicazione nel quotidiano di conclusioni acquose e che sono frutto di elucubrazioni esasperanti. A peggiorare le cose c’è il fatto che i pensatori, a differenza di un Socrate, fermano le proprie convinzioni su libri di non facile lettura. Da queste faticose esternazioni, infine, altri studiosi distillano uggiosi manuali destinati a diventare la croce di generazioni di studenti liceali. Ma nel 1977 col suo celebre ‘Così parlò Bellavista’ edito da Mondadori, Luciano De Crescenzo, filosofo ‘pop’ napoletano, aprì la strada ad una modalità assolutamente altra di ‘porgere’ la riflessione sui massimi sistemi. Un modo umile e casereccio, intelligente e diretto, propenso al sorriso e all’ironia. ‘Così parlò Bellavista’ riavvicinò ai grandi temi del pensiero quanti ne erano stati respinti per secolare pregiudizio cattedratico. Di qui l’idea, poi messa a punto da altri, che la filosofia, senza snaturare alcunché, possa essere diffusa con senso della ‘democrazia’, persino ‘spettacolarizzata’, e con risultati ben più concreti di quelli raccolti dagli indigeribili ‘manuali’ scolastici ancora oggi in circolazione. Allora, si dirà, la filosofia può mettere piede anche in teatro ? La risposta è sì, purché con ‘leggerezza’ acuta. Domenica prossima, alle 18:00, al Nuovo Abeliano, la Compagnia del Sole mette in scena ‘I numeri dell’anima’, tratto dal ‘Menone’ di Platone ; ne sono interpreti Flavio Albanese (nell’immagine), Michele Marullo e Domenico Piscopo. – Il ‘Menone’ è un dialogo platonico che parte dalla domanda di Menone a Socrate se sia possibile insegnare la virtù. Quando lo scambio di idee tocca il dubbio se i sofisti ne sono in grado, visto che si proclamano maestri di virtù, entra in scena Anito, al quale Socrate chiede se i sofisti sono maestri di virtù. Anito, afferma che ci sono, sì, maestri di virtù, ma che non sono da ricercare tra le file dei sofisti. Per Anito ogni cittadino ateniese onesto e ligio alle leggi può insegnare ai suoi figli che cosa sia la virtù, per il fatto d’essere egli stesso un cittadino virtuoso. Socrate avanza dubbi in proposito, al che l’altro lo invita a non parlare male dei grandi cittadini di Atene e si estromette dal dialogo (è il caso di notare che nella realtà storica Anito sarà uno degli accusatori del filosofo)…. – Rispettando fedelmente il testo del ‘Menone’, ‘I numeri dell’anima’ intende restituire un carattere popolare a questioni filosofiche senza tempo, per cui procede tra colpi di scena, spunti comici e improvvisazioni con il pubblico.
Italo Interesse
Pubblicato il 12 Dicembre 2025



