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Fondazioni e conflitti di interesse, nomine e donazioni: cosa sta succedendo al ‘Niccolò Piccinni’?

Aria pesante e note stonate al Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ di Bari, dove da qualche tempo si parla più di indagini e inchieste, che di spartiti e lezioni di musica e solfeggio. Tutto è cominciato più di tre quattro anni fa, quando a maggio 2008 il Sultano dell’Oman ha donato 3 milioni di euro al “Conservatorio” per offrire borse di studio agli allievi meritevoli. Passa il tempo, ma di quei soldi ai quali l’Emiro aveva dato una destinazione ben precisa, si sa poco o niente. Fatto sta che a maggio 2010, all’insaputa dell’intera comunità accademica di docenti e studenti, nasce la Fondazione “ Giovanni Paolo II” del Conservatorio di Bari con la finalità di gestire tale fondo in favore degli studenti dello stesso Conservatorio, portando avanti ben cinque progetti. Tutto, pare ormai assodato, secondo un piano di lavoro che era stato presentato anche al ministero, con una borsa di studio destinata ad un giovane ricercatore italiano di etnomusicologia e sessanta borse di studio per la formazione di professori d’orchestra. La Fondazione stava lavorando anche ad altre cinque borse di studio per la realizzazione di un’indagine socio musicale sui bambini dagli otto ai tredici, allo scopo di creare poi il primo coro di voci bianche, cinque dottorati di ricerca in collaborazione con l’Università di Napoli ed infine iniziative per la celebrazione del trentennale di Nino Rota. Il problema è che, nostante le reiterate richieste di chiarezza nella gestione e le fattive proposte presentate più volte dal Direttore, dal Consiglio Accademico e dagli Studenti del Conservatorio, ancora oggi non è dato di sapere in che modalità la Fondazione potrà intervenire a favore della comunità accademica mediante progetti e finanziamenti ne è stata mai presentata alcuna relazione sull’attività svolta dalla Fondazione negli oltre due anni trascorsi dalla nascita ad oggi. Un vero e proprio mistero degno di una società privata per azioni che produce profitti e dividendi, non certo un Conservatorio che sforna musicisti, insegnanti e direttori d’orchestra. Di certo, in ogni caso, si sa che fino ad oggi di quei fondi sono stati spesi 61mila euro per la concessione d’una ventina –ventuno, per la precisione- di borse di studio. Ma andiamo avanti. Il 29 settembre scorso il Consiglio Accademico del Conservatorio di Bari, dopo aver ampiamente discusso, è giunto alle seguenti determinazioni: “preso atto delle mancate risposte della Fondazione alle diverse richieste e proposte inoltrate dal Direttore, dal Consiglio Accademico e dagli Studenti dell’Istituzione, valutata la perdurante inattività della suddetta Fondazione, ritenendo inutile il persistere di tale organismo chiede lo scioglimento immediato della Fondazione e la restituzione dei fondi al Conservatorio per utilizzarli immediatamente ed esclusivamente per iniziative destinate agli Studenti nonché la rendicontazione dettagliata e atti relativi all’utilizzo del fondo e dei relativi interessi maturati dalla donazione ad oggi”. Ma tra i nodi da sciogliere, passati all’attenzione della magistratura inquirente che sta svolgendo i suoi accertamenti, la direzione della Fondazione, visto che il 27 ottobre 2010 alla guida del Conservatorio è stao nominato il Maestro Francesco Monopoli, entrato a far parte di diritto nel Consiglio d’Amministrazione della Fondazione, senza però averne i requisiti. Infatti Monopoli è contemporaneamente Presidente di un’associazione culturale e  musicale di Barletta che è tuttora titolare della scuola di musica “Curci”. Scuola di musica che opera, evidentemente, in concorrenza con il Conservatorio di Bari. Ma non basta: il direttore generale AFAM, dottor Civello, che dovrebbe esercitare il potere disciplinare nei confronti dei docenti di conservatorio (e pertanto anche dei direttori di Conservatorio in quanto docenti essi stessi), ai sensi dell’art. 55-bis, comma 1, del decreto legislativo n. 150 del 2009, risulta essere componente del consiglio di amministrazione della fondazione Giovanni Paolo II di Bari; e questo lo pone in una palese e grave condizione di conflitto di interessi e viola macroscopicamente i principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione anche ove si consideri l’eventualità di esercizio del potere e dell’azione disciplinare nei confronti del direttore del Conservatorio barese. Insomma, troppi gli incroci di nomine e conflitti di interesse dei quali si parla da tempo sui giornali e nelle stanze della politica locale. Tanto che il Popolo delle Libertà, da qualche giorno, presentato un’interrogazione parlamentare al Ministero alla Pubblica Istruzione e all’Università per sapere quali iniziative istituzionali si adotteranno per consentire l’utilizzazione immediata degli importi donati dal Sultano dell’Oman durante la primavera di quattro anni fa al  “ Conservatorio Niccolò Piccinni” e quali indagini sono state svolte per verificare la posizione del direttore del conservatorio, Francesco Monopoli e del direttore Miur, Giorgio Bruno Civello. Sperando che le risposte degli organi di controllo arrivino prima di quelle del Ministero o, peggio ancora, degli inquirenti.

 

Antonio De Luigi

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