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Formazione Professionale: ora sul servizio Gestione c’è la denuncia in Procura

Anche se chi ha studiato diritto sa che un ente pubblica agisce ‘iure privatorum’ quando interloquisce con enti e società private, la Regione Puglia forse pensa di essere divenuta, per effetto di qualche miracolo o mala interpretazione del diritto, un’azienda privata. Che si prende il “lusso”, reclamano i sindacati autonomi più arrabbiati, di reclutare personale dall’esterno a suo piacimento, senza pensare neanche per un attimo a bandire un pubblico concorso, attenendosi quindi a quanto prevede la legge. Ma andiamo ai fatti, come li ha messi in fila nel suo esposto denuncia depositato personalmente dal segretario aziendale Dicapp Carlo Cirasola, prima alla Procura della Repubblica in via H. Nazariantz e poi dinanzi ai magistrati contabili delle SDezione Giurisdizionale di via Matteotti. Con Deliberazione di Giunta n. 1172 del 24 maggio 2011 la Regione ha prorogato il contratto alla dirigente del servizio Autorità di gestione del PO Puglia per il FSE 2007/2013 già nominata tre anni prima. Successivamente alla Regione sono stati emanati, a distanza di un mese uno dall’altro, due distinti avvisi, attivando le procedure per l’acquisizione delle candidature alla Direzione del Servizio Formazione Professionale riservate al personale interno, con annesse candidature. Ma con quest’avviso, nell’elencare le funzioni di questa figura professionale è stato omesso di qualificarla, sottolineando esclusivamente l’aspetto economico della stessa, equiparato a quello di un Dirigente di Servizio, a nulla sono valse le numerose interrogazioni rimaste insolute ed i ripetuti articoli pubblicati su quotidiani locali denuncianti la mancanza dei requisiti per l’accesso alla dirigenza in capo alla dottoressa Giulia Campaniello. Ma ai primi di di settembre dello scorso anno, viene disposta la proroga, sino a metà mese, dell’incarico della stessa Campanello, mentre il 13 settembre la Giunta regionale nomina l’Autorità di Gestione individuando, guarda caso, la Campaniello, riuscita dunque a rientrare nell’Amministrazione (pubblica) pur in assenza di una struttura amministrativa in grado di “ospitarla”. L’incarico viene frettolosamente confezionato per la “vincitrice” ed attribuito prima della scadenza della scadenza dell’ulteriore proroga, non consentendo quindi all’Amministrazione di creare la struttura amministrativa che la stessa avrebbe dovuto dirigere. Secondo Cirasola l’urgenza edotta negli atti regionali non ha consentito il rispetto della normale procedura utilizzata nelle pubbliche amministrazioni in caso di nuove strutture amministrative dirigenziali, ovvero la loro espressa previsione in pianta organica con conseguente modifica della stessa per renderla conforme alle nuove esigenze. “Tutto ovviamente senza concertazione con i sindacati, pubblicazione del previsto avviso di mobilità per la copertura di tale nuova struttura attraverso personale interno ovvero, in caso di assenza all’interno dell’Amministrazione delle richieste professionalità, attraverso il ricorso a consulenti esterni, così come prevede la Legge”, si legge nell’esposto del sindacato autonomo barese. Insomma, la Regione non avrebbe ottemperato a quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di organizzazione di servizi e personale, attraverso quello che viene definito come un “…processo di aggiramento di norme in una Amministrazione caratterizzata dalla trasparenza e dal rispetto della legalità”. Per la Dicapp di Cirasola sarebbe interessante che i magistrati cercassero di capire come si possa alla Regione Puglia creare un nuovo servizio “volatile”, cioè un servizio che non alteri il numero dei servizi previsti dal modello GAIA e sancito con delibera di Giunta n. 1112/2011, una struttura dirigenziale che si regga coi fondi riservati alla Formazione Professionale. Come se riuscire a trovare risorse finanziarie necessarie dia la possibilità di crearsi nell’ambito dell’organizzazione regionale, una propria e nuova struttura amministrativa che, senza intaccare la pianta organica approvata e condivisa con le organizzazioni sindacali, sia in grado di operare autonomamente. Ma non finisce qui. Sempre nello stesso servizio, s’è pensato bene di sopprimere l’ufficio monitoraggio, vigilanza e controllo delle attività finanziate, ovviamente incuranti di quello che sarebbe successo ai solerti revisori contabili regionali che molto spesso, pur di ottemperare alle loro delicatissime funzioni effettuavano un considerevole numero di ore eccedenti il regolare servizio contrattualmente previsto ed ai quali si era previsto di corrispondere in una riunione tra il Direttore d’Area Pellegrino, l’ex Dirigente Campaniello e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative una indennità di disagio individuandone contestualmente la relativa fonte di finanziamento, ovvero le economie residuate nella gara dell’Asse “assistenza tecnica” per l’attività del PO 2000/2006, ammontanti a circa 800mila euro. A quest’accordo, tra l’altro, non si è dato seguito, in quanto i correlativi fondi sono stati utilizzati per estendere il contratto alla società di Assistenza Tecnica, aggiudicataria della predetta gara RTI Reconta Hernst & Young S.p.A. – Cogea S.r.l. Non appare fuori luogo supporre che si voglia istituire una sorta di struttura parallela con funzioni sovrapposte a quelle istituzionalmente previste per gli Uffici regionali deputati al controllo. Tutto da capire il ruolo nell’Amministrazione dell’Ufficio regionale M.V.C., istituzionalmente preposto al controllo, al fine di evitare che, per un risparmio di qualche decina di migliaia di euro relativi ai rimborsi spese per i controlli in “loco”,la Regione si trovi a coprire con il proprio bilancio eventuali disavanzi.

Antonio De Luigi

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