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24 Agosto 2021
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Forse Plinio si sbagliava

Karl Pavlovič Brjullov (San Pietroburgo 1799 – Manziana 1852) è stato un pittore russo molto attivo in Italia, dove tra il 1827 e il 1833 realizzò la sua opera più celebre : ‘Gli ultimi giorni di Pompei’ – vedi immagine – al presente conservata nel Museo Russo di San Pietroburgo. Ricordare il valore di quest’olio su tela cade opportuno oggi, 1942° anniversario della più rovinosa eruzione del Vesuvio. L’anniversario è stato stabilito sulla base di una lettera di Plinio il Giovane a Tacito, in cui si legge che il drammatico evento ebbe luogo nove giorni prima delle Calende di settembre. Tuttavia alcune recenti ed attendibili evidenze archeologiche lasciano supporre che l’evento si sia verificato in autunno, probabilmente il 24 ottobre di quell’anno. Tali evidenze sono : una moneta ritrovata nella Casa del Bracciale d’Oro (che riferisce della quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79), e una serie di reperti organici : uva e  frutta secca (fichi, datteri, susine). Inoltre a Pompei sono state rinvenute, sigillate, molte anfore contenenti mosto, pratica, questa, che aveva luogo soltanto dopo un periodo di fermentazione all’aria aperta della durata di una decina di giorni. Dunque, se si considera attendibile questo elemento d’indagine, l’eruzione dovette avvenire in un periodo largamente successivo rispetto al 24 agosto. E anche nel caso di una vendemmia anticipata, i giorni intercorsi tra la raccolta, la pigiatura e la prima fermentazione consentono di spostare quella data in avanti con una certa sicurezza. Infine, oggetti tipicamente autunnali come i bracieri risultano già in uso in molte case… Anche nel dubbio, scegliamo di ricordare oggi quella tragedia, soprattutto alla luce del sensazionale rinvenimento della settimana scorsa. Nella necropoli di porta Sarmo, a est dell’abitato romano, sono stati rinvenuti i resti – scheletro, ciuffi di capelli e un orecchio – di un uomo morto ad un’età vicina ai sessant’anni. E’ stato possibile identificare il defunto : Marcus Venerius Secundo, custode del tempio di Venere come indicato dalla lastra marmorea che sovrasta l’ingresso del sepolcro. L’ambiente si presentava ermeticamente chiuso, il che ha creato le condizioni per l’eccezionale stato di conservazione dei reperti umani. Una volta ‘violato’, esso si è rivelato piuttosto piccolo (1,6 x 2,4 m.) e con tracce di pittura sulle pareti (piante verdi su sfondo blu). Oltre allo scheletro di Marcus Venerius Secundo, la tomba conserva un corredo funebre e due urne ; una di queste, come si legge, conterrebbe le ceneri di una donna di nome Novia Amabilis.

Italo Interesse

 

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