Foyer 97, passione e fantasia
A San Severo, per iniziativa della compagnia Foyer 97 è stato inaugurato in via Tondi il Teatro-Edicola

Nel linguaggio comune si usa parlare di ‘punta dell’iceberg’ per indicare l’unica e minima parte che resta in luce di un argomento o di una situazione di più vasta portata (insegna la Fisica che delle montagne di ghiaccio emerge appena un decimo della massa complessiva). Un esempio fresco fresco? La settimana scorsa, a San Severo, in via Tondi, per iniziativa della compagnia Foyer 97, questa compagine d’indomiti spiriti capitanata da Francesco Gravino, è stato inaugurato il Teatro-Edicola, un micro-spazio destinato a entrare nel Guiness dei Primati: Non può accogliere più di sei spettatori… Il ‘contenitore’ in questione è un chiosco una volta adibito a edicola ed oggi abbandonato.
Va da sé che in cartellone al nuovo teatro di via Tondi non saranno mai ‘Carmen’ o ‘Sogno di una notte di mezza estate’, bensì brevi monologhi ricavati da opere di Euripide, Goldoni, Cechov, Ibsen, Gaber ed altri autori contemporanei; gli spettacoli si replicano ogni quindici minuti dalle 11:00 alle 12:45 e dalle 18:00 alle 20:45. Detto della punta dell’iceberg, approfondiamone la parte sommersa.
Nonostante tiepidi segnali di risalita, il teatro resta in vita unicamente in ragione di contributi pubblici, peraltro sempre più risicati. E quei pochi soldi che avanzano finiscono al 70% nelle tasche di quelle grandi produzioni grazie a cui è possibile tenere in vita strutture storiche, a loro volta restaurate con i fondi destinati alla salvaguardia del patrimonio culturale architettonico. Di riflesso, la realtà delle piccole compagnie è un botteghino che languisce, è un popolo di teatranti – ancora stremati dall’emergenza Covid – costretti ad esibirsi in posti adattati all’arte scenica a costo di grossi sacrifici ed invenzioni eroiche.
È desolante che si debba far teatro all’interno di garage, opifici dismessi, frantoi in disuso, a bordo di bus rottamati, sulle terrazze dei fabbricati, per strada … o dentro un chiosco abbandonato come tanti altri, forse per disperazione o, nel migliore dei casi, per età pensionistica raggiunta strappando i giorni coi denti. Perché così come non va più a teatro o al cinema, allo stesso modo l’uomo della strada ha smarrito la confidenza col giornale, aggrappato all’illusione di aggiornarsi in Rete pendendo dalle labbra di opinionisti da strapazzo. Gli edicolanti non ce la fanno più, benché già da tempo abbiano allargato la loro attività alla vendita di libri, giocattoli e articoli di cancelleria.
Dei 7896 Comuni italiani, già 4974 non hanno più un’edicola, e la tiratura dei giornali dall’inizio del millennio ad oggi ha subito un calo del 75%. Ciò che sta accadendo a San Severo è emblematico di un doppio e diffuso disagio. Per questo motivo il caso di Teatro-Edicola ha assunto il colore del caso limite, della provocazione volta a richiamare l’attenzione verso le esigenze di categorie di lavoratori facilmente snobbate – teatranti e giornalai – che mai avrebbero immaginato di ritrovarsi in trincea fianco a fianco.
Italo Interesse
Pubblicato il 8 Aprile 2026



