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Fra indipendenza e voglia di fare squadra

Ha scritto Karl August Menninger (1893-1990), psichiatra statunitense di fama mondiale’ che “è difficile per un pesce libero capire cosa sta succedendo a un pesce preso all’amo”. La stessa difficoltà di percezione del prossimo e di immedesimazione è attribuibile all’uomo, nonostante una rete sempre più fitta e veloce di contatti faccia immaginare il contrario. Tale riflessione è al centro di ‘Hooked’, una coreografia di Elias Lazaridis messa in scena dalla compagnia Eleina Dhooked; lo spettacolo ha debuttato al Kismet domenica scorsa nell’ambito di ‘C’è aria di festa’, rassegna di eventi curata da Teresa Ludovico per Teatri di Bari. Attraverso una serie di vivacissimi ‘schizzi’ Elias Lazaridis studia le tensioni e gli attriti che nascono da questa incapacità di relazionarsi l’un l’altro al di fuori delle strutture comunicative egemoni e da questa lacerante lotta interiore fra brama d’essere indipendenti e un bisogno di fare squadra che non sia omologante. Un’esplorazione che procede per contrasti, tra acuti d’insofferenza, cadenze marziali, oasi di tenerezza e gesti di riconciliazione. Intense le interpretazioni (perciò meritatamente applaudite) di Claudia Cavalli, Roberto Vitelli, Erica Di Carlo, Marco Curci, Antonella Piazzolla e Francesco Lacatena ; hanno collaborato Angelo Tauro (luci/audio), Roberto Re David (direzione musicale) e Samuel Puggioni (esecuzione musicale). – Prossimo appuntamento di rassegna, mercoledì 5 ottobre, ancora al Teatro Kismet, con ‘La stanza di Agnese’, di e con Sara Bevilacqua ; drammaturgia di Osvaldo Capraro, produzione Meridiani Perduti Teatro. Dalle note di regia: Agnese Piraino Leto in Borsellino, segnata da una terribile malattia, riceve una telefonata da parte dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga : “Via D’Amelio è stata da colpo di Stato”. Poche parole che inevitabilmente fanno riemergere i ricordi di una vita, sin da quando, figlia del presidente del Tribunale di Palermo e immersa negli usi e costumi dell’alta borghesia palermitana, Agnese incontra per la prima volta Paolo, giovane pretore a Mazara del Vallo. Da questo momento parte la narrazione della sua crescita accanto al marito e della scoperta di una Palermo diversa, meno luccicante di quella a cui era abituata, ma forse più bella, anche se disgraziata, passando attraversi i primi anni di matrimonio e la nascita dei figli, fino a narrare i momenti più bui, compresa la morte di amici e colleghi di Paolo ; i rapporti con la scorta che diventa parte della famiglia ; la difficoltà di accettare la situazione da parte dei figli ; l’altro lato di Paolo, quello giocoso e sempre pronto allo scherzo, al ‘babbìo’ ; il lavoro nel pool antimafia accanto a Giovanni Falcone fino alla terribile morte di quest’ultimo ; infine il tradimento da parte di chi avrebbe dovuto combattere al suo fianco. Tutto questo è ‘La stanza di Agnese’. Più che un monologo, un dialogo incessante tra Agnese e Paolo, che continua tra le pieghe dei ricordi, con toni di tenerezza, quando si tratta dei propri figli, e di indignazione nei confronti dei traditori dello Stato.

 

Italo Interesse

 

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