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Francesco Mongelli: “La gente ha fame, tanti non sanno come andare avanti”

E’ partita in sordina. Ma ha felicemente preso piede. Parliamo dell’iniziativa “Adotta una famiglia” della Sant’ Egidio, sezione di Bari. Di che cosa si tratta? In poche parole, la comunità si fa carico di una famiglia locale in difficoltà, a seguito della crisi, con la donazione di pacchi alimentari, o pagamento delle utenze. Abbiamo intervistato Francesco Mongelli, responsabile barese della Sant’ Egidio di Bari.

Dottor Mongelli, avete progettato “Adotta una famiglia”: in che cosa consiste?

“In sintesi è questo: la nostra associazione ha lanciato l’ idea di mandare pacchi famiglia alimentari o pagamento di utenze a famiglie che reputiamo, dopo accurata e saggia valutazione,  meritevoli di sostegno. Insomma sono persone che davvero meritano”.

Che risultati avete ottenuto?

“Intanto ringraziamo tutti per la incredibile solidarietà, cittadini e grande distribuzione. Siamo partiti in sordina, e adesso le famiglie adottate sono 40, ma prevediamo che aumenteranno, vista la crisi che sembra dilagare”.

Siete preoccupati?

“Molto. La gente ha fame, tanti non sanno come andare avanti e non hanno i soldi per mettere assieme pranzo con la cena. Percepiamo nervosismo sociale e speriamo, naturalmente ci auguriamo di no, che la situazione non sbocchi in rabbia o dimostrazioni”.

I maggiori danneggiati…

“Non sono quelli regolarmente assunti, che una protezione e lo stipendio lo hanno, ma i piccoli e soprattutto chi faceva lavoretti a nero. A Bari c’è una larga fascia che lavora sul nero e siccome nessuno fa entrare in casa per paura del contagio e neppure si può circolare, ecco il fermo di chi fa lavoretti a nero. Aggiungo che ci sono altre fasce danneggiate come camerieri, badanti, donne delle pulizie, sempre quelle non regolarizzate”.

Le mense?

” Quelle della Caritas, la diocesana e delle parrocchie stanno operando sia pur con accorgimenti particolari per ragioni di igiene. La nostra mensa del martedì a Piazza Balenzano invece è sospesa perché si creavano assembramenti”.

Bruno Volpe

 

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