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Francesco Schittulli: “Bisogna investire sulla salute e non sulla malattia”

“Bisogna investire sulla salute e non sulla malattia”: dall’ altro capo del telefono il noto oncologo professor Francesco Schittulli sbotta e analizza in questo modo il triste fenomeno delle lunghe, anzi bibliche liste di attesa per gli esami clinici e le visite in regime pubblico.

Professor Schittulli, che cosa pensa quando un paziente o una paziente con un sospetto tumore si sente rispondere che per avere un esame deve attendere mesi?

“Che si dovrebbe fare un referendum per valutare che cosa ne pensano i cittadini. Questo, specie per chi fa il medico ed è chiamato a salvare vite, è un caso che dovrebbe scuotere le coscienze. Il grande problema forse quello maggiormente serio, è che la sanità è di competenza regionale e noi oggi abbiamo venti regimi diversi, e questo cambia molto le risposte a seconda della diligenza, del gettito di denaro, della credibilità della singola regione”.

Che cosa accade in termini di vite se si arriva tardi alla diagnosi?

“Prendiamo il caso del cancro al seno. Ricordo che la diagnosi precoce oltre che aiuta a vivere e vivere bene se si interviene subito, abbatte tanti costi sociali, al contrario la diagnosi tardiva oltre che spesso funesta nell’ esito per il paziente, aggravi di costi la macchina pubblica, invalida le persone, socialmente le emargina. Una diagnosi rapida agevola tutti, pazienti e struttura sanitaria con un abbattimento dei costi. Quello che sta accadendo, me lo lasci dire è follia. Tra l’altro si sta creando una doppia sanità, ingiusta. Rapida per chi ha denaro e può permettersi la rapida risposta dal medico privato a pagamento, lenta per il povero disgraziato che non ha risorse. Questo è scandaloso, significa aver abdicato alla stessa idea di servizio pubblico sanitario”.

Tutto questo vale solo per il cancro?

“No, assolutamente, ma per tante altre patologie, penso a quelle cardiologiche, al diabete, a quelle neurodegenerative. Una buona parte del problema riguarda i mezzi di informazione, sia pur inconsciamente”.

Cioè?

“Noi scontiamo il residuo del Covid e il conto ci è presentato adesso. A mio avviso i media hanno terrorizzato eccessivamente con il Covid che ovviamente non nego. Però, dati alla mano, numeri pubblici, e parlo del 2021, sono morte da Covid, o direi anche col Covid 73.000 persone, mentre 183.000 da cancro. Ora, perchè è stato dato solo il bollettino dei deceduti da Covid e non anche quello per cancro? In tutto questo trovo  assolutamente anormale e direi, me lo permetta anche, criminale che per avere un controllo al seno di un uomo, o come ho appreso, ci voglia quasi un anno”

Che fare per abbattere i tempi di attesa nelle visite, analisi e prestazioni?

“Le regioni chiamino i laboratori privati e contratti con loro secondo il prezzo del pubblico, badando solo ad una cosa con la massima attenzione: alla qualità del servizio reso. In pratica se da un controllo mi rendo conto che lavori male o peggio svolgi negativamente il tuo servizio io ti sospendo dalla prestazione. Se io compro dai privati a costi convenzionati i servizi ne guadagniamo tutti”.

La sua ricetta?

“Che bisogna investire in salute e non in malattia. Occorre fare in modo che il cittadino all’ ospedale neanche arrivi e questo lo si realizza con la prevenzione. Bisogna ricordarsi che il costo sia in vite che in spesa sociale di un malato in ospedale è molto più alto di chi con sapienza e tempi giusti fa prevenzione”.

Bruno Volpe

 

 

 

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