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Francesco, una mano alla Patria

Insieme alle più piccole, Busi, Pomo e Sant’Andrea in Pelago, l’isola di Lissa completa l’omonimo arcipelago al largo di Spalato. Nei suoi pressi il 20 luglio 1866, nell’ambito della terza guerra d’indipendenza, le flotte italiana ed austroungarica si scontrarono in una sanguinosa battaglia. Lo scontro si tradusse in una disfatta per la Regia Marina, che perse due navi corazzate e 620 uomini (quaranta i feriti). Fu una disfatta perché le nostre forze erano superiori per numero. A favore degli avversari giocarono deficienze tecniche, problemi di collaborazione tra i comandanti delle unità e lo scarso addestramento degli equipaggiò. Pagò per tutti l’ammiraglio Carlo Pellion di Persano il quale, processato “per inettitudine” venne degradato e radiato con disonore dalla Regia Marina (poiché all’epoca la degradazione comportava anche la perdita della pensione, Persano visse gli ultimi anni di vita in povertà, alleviata solo da un sussidio che il re Vittorio Emanuele II gli assegnò a titolo personale e in forma riservata). In tanto sfacelo non mancarono però gesti nobili tra le nostre forze. Fu il caso di un marinaio cannoniere di seconda classe : Francesco Conteduca, nato a Barletta il 13 ottobre 1844 (ricorre oggi il suo 174esimo anniversario).  Imbarcato sulla pirocorvetta corazzata Formidabile (vedi immagine), durante il bombardamento del Forte di San Giorgio a Lissa, Francesco fu colpito da una scheggia di granata alla mano sinistra. Pur con la mano spappolata rifiutò d’essere soccorso pur di continuare a fare da servente al pezzo di batteria al quale era assegnato. Il gesto spronò i compagni i quali raddoppiarono gli sforzi riuscendo a distruggere alcuni centri di fuoco nemici prima di ritirarsi da quelle acque. Trasferito il giorno dopo su una nave ospedale subì l’amputazione della mano. Per questo gesto il 15 agosto 1867 venne decorato con medaglia d’oro al valor militare, così stabilendo un doppio record : il primo decorato di guerra nato a Barletta e il primo non graduato delle Forze Armate del Regno d’Italia a ricevere la massima onorificenza. Tornato a Barletta, Francesco si dedicò alla gestione di una rivendita di tabacchi concessagli dallo Stato insieme ad un modesto assegno d’invalidità. Lavorò poi all’Arsenale di Taranto prima di stabilirsi definitivamente a Roma nel 1902. Nella capitale si spense nel 1930. Particolare curioso : il suo funerale venne celebrato due volte. La prima volta a Roma e alle esequie partecipò Galeazzo Ciano. Poi la salma venne trasferita in Puglia e il rito funebre venne ripetuto. Questa volta tra le autorità era presente Costante Ciano, padre di Galeazzo. Al termine del corteo il feretro ripartì per Roma, dove ancora oggi riposano i resti mortali di Francesco Conteduca. Alla memoria di quest’uomo Barletta ha dedicato la piazza antistante la stazione ferroviaria. In tempi recenti il medagliere di Conteduca  venne donato dai famigliari al Comune di Barletta. Che fine ha fatto quel medagliere? Non ci risulta che l’interrogativo sollevato a novembre di due anni fa da Tommaso Francavilla su BarlettaNEWS24.city abbia trovato una risposta.

Italo Interesse

 

 

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