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Fuga in massa dall’Udc in vista di probabili debacle elettorali

Quando una nave va a fondo i topi sono i primi a scappare. Ed alle elezioni politiche di domenica e lunedì prossimo di navi che rischiano di affondare ve ne sarebbero più d’una. Infatti, tra le navi della politica nazionale, che già da tempo fanno acqua e, secondo diverse previsioni, rischiano di toccare il fondo in questa tornata elettorale di rinnovo del Parlamento, ci sarebbe il partito di Pierferdinando Casini, l’Udc, e quello del presidente della Camera uscente, il Fli Gianfranco Fini. Però, se l’eventuale insuccesso di Fini potrebbe essere al più definito come un “flop” elettorale di un nuovo partito, perché tale è la formazione politica creata circa tre anni fa dall’ex delfino di Giorgio Almirante, quello del partito di Casini sarebbe invece l’eclatante sconfitta di un partito tradizionale, radicato su tutto il territorio nazionale, che affonda le proprie radici nella storia di un glorioso partito, la vecchia Dc, che per quasi messo secolo è stato il partito cardine dello Stato repubblicano e nello stesso tempo emblema dei valori del moderatismo cattolico in politica. L’eventuale affondamento elettorale dell’Udc a queste politiche sancirebbe di fatto anche la definitiva caduta di credibilità del suo leader, Casini per l’appunto, che in questi ultimi anni era diventato il protagonista assoluto del partito, avendo rivendicato il merito di essere stato colui che aveva sempre coerentemente mantenuto alta, nello scenario politico, la bandiera dello scudo crociato raccolta nel 1993, dopo la diaspora dei democristiani. Una gloriosa bandiera di idee e principi che, negli ultimi vent’anni, ha consentito a Casini ed alla sua formazione politica di avere, sempre e comunque, un ruolo di rilievo nelle vicende politiche sia nazionali che locali, anche quando il vigente sistema elettorale lo aveva visto competere fuori dai poli, come è accaduto nelle politiche del 2008, o nelle regionali pugliesi del 2010. Ora, invece, il partito di Casini anche in Puglia pare che sia in caduta libera, perché lo zoccolo duro del suo tradizionale elettorato potrebbe non aver più condiviso non certo i valori e principi a cui s’ispira, ma la linea politica seguita dall’Udc ed il ruolo marginale a cui il suo leader l’ha relegato. Uno tracollo che potrebbe, però, non essere addebitato evidentemente soltanto a fattori di scelte politiche, ma anche agli uomini a cui Casini ha affidato a livello locale il partito in questi ultimi anni. Infatti, rileva un affezionato elettore barese dello scudocrociato: “Il tracollo politico dell’Udc in Puglia, e soprattutto in Provincia di Bari,  sarà la probabile conseguenza della totale assenza organizzativa del partito.” Una conseguenza evidentemente inevitabile, visto che Casini, nella patria di Aldo Moro e di tanti altri nomi illustri della storia democristiana pugliese, ha affidato la rappresentanza provinciale, e quindi le sorti del partito, ad un ex esponente del vecchio Psi di Craxi, Filippo Barattolo, che con la tradizione e la storia del moderatismo cattolico in politica, nel presente, ma ancor più nel passato, non ha mai avuto nulla a che vedere. “Barattolo – fa notare quello stesso elettore dell’Udc – è sempre stato un accaparratore di poltrone e non certo un politico a cui affidare l’organizzazione provinciale di un partito.” E, continuando, aggiunge: “Anche il rappresentante regionale barese dell’Udc, Peppino Longo, non ha un passato politico da uomo di partito.” Poi, precisa: “L’unico rappresentante barese, eletto alla Regione nella lista dell’Udc, è un imprenditore prestato alla politica, che si è candidato nel 2010 con il partito di Casini solo perché in questa formazione politica aveva intravisto la possibilità di riuscita, come in effetti avvenne.” Infatti, il consigliere regionale Longo era già stato candidato alla regione nel 2005 con il partito della Margherita, ma non fu eletto. E alla fine, sempre lo stesso elettore dell’Udc, conclude con ironia: “ Non mi meraviglierei affatto se alle politiche lo scudo crociato subisse un tracollo elettorale a Bari ed in Puglia, Barattolo  e Longo, con la stessa scaltrezza con cui passarono nell’Udc per accaparrarsi qualche poltrona, dopo le elezioni, per mantenersi a galla si spostassero in altre formazioni politiche.” Ed a tal proposito infatti c’è pure che sostiene che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha già lanciato un’opa  politica sugli uomini pugliesi dell’Udc, per indebolire la candidatura del brindisino Massimo Ferrarese dell’Udc alla presidenza della Regione. Un’opa che potrebbe, forse, già essere stata accettata da chi nell’Udc è al capolinea.       

 

Giuseppe Palella

                     

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