Gaetano Cataldo: “A Bari coesistono due città: una vive…l’altra resiste”
Intervista al segretario cittadino di Sinistra Italiana che analizza le contraddizioni del capoluogo

Grande partecipazione alla manifestazione sul ‘welfare’ e sull’esistenza di due città – assai diverse tra loro – organizzata da <<Sinistra Italiana>> a piazza Carabellese mercoledì scorso. Ne parliamo con Gano Cataldo, segretario cittadino di Sinistra Italiana.
Allora, segretario, come mai tanta gente in piazza quando si parla di diseguaglianze, come ci passasse una…“lepre pazza”?
<<La realtà è che Bari è attraversata da disuguaglianze di natura strutturali: non basta gestire l’esistente, servono politiche pubbliche costruite insieme a chi ogni giorno interviene a riparare le profonde fragilità sociali esistenti. E allora ecco le <<due Bari>>: una vive, l’altra resiste. Siamo alla seconda tappa d’un percorso di ascolto e confronto avviato a marzo con l’obiettivo di costruire un documento d’analisi e proposta sui principali fabbisogni di welfare della nostra città. Oltre alla patina ‘glamour’ che conquista ogni anno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, Bari continua a fare i conti con profonde fragilità sociali e con un disagio che assume sempre più spesso le forme di nuove povertà, capaci di generare bisogni inediti e nuove domande sociali>>.
Andiamo più a fondo, allora…
<<tanto per cominciare c’è un allarme legato all’emergenza abitativa e l’altro legato alla salute mentale di migliaia di giovani, fino alla necessità di costruire politiche di integrazione realmente efficaci per le persone migranti: temi che raccontano una città attraversata da forti disuguaglianze sociali ed economiche.
E noi di ‘Sinistra Italiana’ torniamo a ribadire che i processi di trasformazione della città non possano essere affrontati con un approccio meramente gestionale, senza inserirsi all’interno di un percorso continuo di ascolto e confronto con le realtà del Terzo settore che ogni giorno operano nei quartieri e nella gestione delle emergenze sociali. Per spiegare meglio, serve una visione politica capace di mettere al centro il diritto all’abitare, l’accesso ai servizi, il contrasto alle disuguaglianze e la costruzione di una città che non lasci davvero indietro nessuno.
E l’altro tema molto sentito d’una sicurezza che latita, dappertutto?
<<Diciamo subito che la sicurezza, che non può essere affidata esclusivamente a strumenti repressivi, ma costruita attraverso presìdi educativi e sociali, servizi pubblici accessibili e spazi di incontro capaci di contrastare isolamento ed esclusione. E andrebbe affrontata seriamente anche la questione delle persone senza dimora, fenomeno che riguarda molte città italiane, ma che a Bari viene ancora delegato quasi esclusivamente al volontariato. Le testimonianze raccolte hanno sottolineato la necessità di rafforzare le politiche pubbliche di accoglienza e inclusione, ampliando i posti disponibili nei dormitori e creando luoghi dignitosi in cui le persone possano trovare supporto, ascolto e percorsi di reinserimento>>.
Collegato alla sicurezza c’è l’emergenza migranti…
<<E’ stata una rappresentanza di migranti intervenuti all’evento dell’altro giorno a piazza Carabellese a farci capire che è profondamente errato parlare di emergenza su questo tema, quando invece bisogna rilevare che il possesso d’un permesso di soggiorno non basta certo a garantire il diritto all’abitare e all’autonomia e quel pieno riconoscimento sociale che serve, appunto, a un percorso di reale inserimento socio-lavorativo. Un inserimento che permetta l’integrazione piena di migliaia di cittadini nella vita della nostra città.
Insomma, bisogna ancora progettare servizi e infrastrutture capaci di coinvolgere persone che vivono la quotidianità di ostacoli e barriere e che, molto spesso, sono costretti ad adattarsi a una realtà che non prende in carico le proprie esigenze di abitare la città. Noi continueremo questa mappatura di esperienze e bisogni, trasformando l’ascolto e la raccolta dei contributi in un documento che ‘Sinistra Italiana’ farà proprio come proposta politica per la città. Il sociale non può che costruirsi con chi vive e lavora a contatto con le difficoltà del quotidiano. E ora più che mai occorre fare del ‘welfare’ un progetto di cambiamento in meglio della propria vita, non renderlo un semplice ufficio al quale chiedere e dal quale ottenere assistenza, che pure serve. Bisogna aiutare le persone a vivere, non a stringere denti e cinghia per sopravvivere>>.
Francesco De Martino
Pubblicato il 30 Maggio 2026



