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“Gens umanissima”, i pugliesi del Trecento

L’Itinerarium Cuiusdam Anglici è un diario di pellegrinaggio “dalle regioni della Gallia meridionale” in Terrasanta datato al 1344-45 e redatto in ‘mediolatino’ da un anonimo inglese (insieme al quale viaggiavano un altro sconosciuto e la consorte – ‘mulier anglicana’ – di uno dei due). Alcune pagine dell’Itinerarium sono dedicate alla Puglia, che i tre viaggiatori percorsero due volte. L’impressione che i nostri pellegrini ricevono dalla nostra gente è più che lusinghiera : “gens umanissima”. Alcuni luoghi restano particolarmente impressi : per arrivare in cima alla “Montagna Sacra” dove ha sede il Santuario di San Michele Arcangelo bisogna affrontare una vera e propria scalata (solo al terzo miglio in salita è indicato un casale ospitale) ; lungo le pendici del Gargano si inerpicano infatti uomini e asini sfruttando “cornici praticate nella dura roccia”. Lungo la strada per Barletta i pellegrini non incontrano “hospitia”, ad eccezione di una torre chiamata Rigola, presso la quale sarebbe stato sconveniente fermarsi poiché custodita da quel famigerato manipolo di “briganti e malandrini” che più avanti sarebbero stati impiccati per ordine di re Roberto. Barletta viene descritta come una “civitas super mare munitissima” che vive dell’abbondanza del pescato e della cacciagione (“ivi, tanta copia est piscium et volatilium, ut arene in litore maris”). Le donne di questa città sono molto belle. Vestite di mantelli neri di seta, potrebbero anche esser scambiate per monache. Vagando per i vastissimi boschi di olivi che circondano la civitas, il pellegrino riferisce di aver visto delle olive sparse sul terreno, minute e scure, di particolare qualità, le quali producono un olio adattissimo anche agli unguenti medicamentosi. A Lecce, dove si trova il “castrum pulcherrimum” del duca d’Atene, la generosità degli abitanti tocca ancora il cuore dei pellegrini. Ma a Otranto il nostro cronista smarrisce il sorriso : egli è “de transiti desperatus”, ovvero teme di non poter prendere il mare, in quel momento essendo il canale d’Otranto infestato dai pirati. I tre dovranno aspettare “molti giorni” prima che, giunte notizie rassicuranti, una nave osi far vela verso oriente. Dal momento dell’inizio della scalata a Monte Sant’Angelo sino all’arrivo ad Otranto sono passati sette giorni, annota il pellegrino-cronista. Sette giorni di cammino vuol dire una media di quaranta chilometri al giorno lungo stradacce confortevoli nel migliore dei casi quanto carrarecce. In conclusione, tre erano le doti che si domandavano al pellegrino del Trecento : coraggio, salute e fede. – Nell’illustrazione, ‘Pellegrini al Santo Sepolcro’, miniatura del Maestro Boucicaut – Parigi, Biblioteca Nazionale.

 

Italo Interesse

 

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