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Gesto e immagine, il dannoso braccio di ferro

La figura di Prospero, il protagonista de ‘La Tempesta’ di Shakespeare, anticipa quella del moderno illusionista. Come David Copperfield fa sparire la Statua della Libertà, Dynamo cammina sulle acque, David Blaine si fa incastonare in un blocco di ghiaccio e Criss Angel vola da un palazzo all’altro, così Prospero, con intrigante senso dello spettacolo, confonde con le sue magie, crea immagini, attira persone, manovra chi mette piede sull’isola, crea intrecci. Un manipolatore, insomma, una figura inquietante. Trasposto in musica, l’influsso che Prospero esercita sugli avvenimenti che hanno luogo sull’isola dove egli si trova confinato, non può che dare vita a spartiti di un gusto moderno, estremo, seducente ed allarmante al contempo. Di tale colore si sono rivelate le musiche (efficaci) che un complesso di compositori del Conservatorio di Bari, tra cui tre statunitensi, ha firmato per ‘La Tempesta’, un balletto coprodotto dal nostro Conservatorio e dal Dipartimento di danza dell’Università di Irvine, in California (quest’ultimo si è occupato dell’aspetto coreografico, col sostegno concept / video design di John Crawford). Dopo il debutto al Teatro Forma, un anno fa, lo spettacolo è andato in scena al Traetta martedì scorso. Uno spettacolo complesso ed ambizioso e fratto in undici quadri che ha messo in luce una buona idea coreografica posta in essere da un capace corpo di ballo interamente composto da giovani danzatori statunitensi. Tuttavia il risultato avrebbe potuto essere migliore. Quale la necessità di posizionare in un angolo del palcoscenico il quartetto diretto da Gregorio Goffredo e con lo stesso Crawford impegnato nella gestione delle immagini? Il Traetta è attrezzato per la lirica. Se può addirittura ospitare piccoli complessi orchestrali ‘erodendo’ alla platea le prime due file di poltrone, non si vede la ragione di comprimere il movimento dei sette danzatori, anche tenuto conto del fatto che lo spazio scenico del teatro bitontino non è poi vastissimo. Quanto al lavoro di Crawford, il suo apporto è certamente pregevole, ma tutt’altro che discreto. Ovvero, invece di mettersi a disposizione del movimento (che meriterebbe priorità dal momento che stiamo parlando di uno spettacolo di danza), le sue immagini di Crawford, pur belle ripetiamo, prevaricano, rubano attenzione, tendono a ribaltare ruoli. Un dannoso braccio di ferro durato oltre un’ora. Un’invasione di campo responsabile, tra l’altro, d’aver condizionato anche il disegno luci, confermatosi ‘avaro’ per tutta la durata dello spettacolo. – Nell’immagine, ‘Miranda – The Tempest’, olio su tela di John William Waterhouse (1849 – 1917).

 

Italo Interesse

 

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