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“Gesù racconta Dio: è una carta buona”

Il titolo è quanto meno singolare e pesca nel dialetto barese. “Gesù racconta Dio: è una carta buona” (edizioni Ecumenica) è infatti l’ultima e accattivante fatica letteraria del parroco barese don Giuseppe Di Marzo. Per i non…baresi, ” carta buona” significa persona affidabile, di cui si può, anzi si deve aver fiducia. Il sacerdote, con stile gradevole, analizza e commenta alcune parabole del Vangelo per dare testimonianza dell’amore, ma soprattutto della fedeltà di Dio. Insomma, è un piccolo manuale per fare comprendere che cosa fa Dio per l’uomo e indicare la corretta condotta. Tra le parabole commentate troviamo quella del Padre misericordioso (meglio nota come Figlior prodigo), i vignaioli perfidi, la pecorella smarrita, la moneta ritrovata, il granello di senape, il giudice ingiusto. Abbiamo intervistato don Giuseppe Di Marzo.

Don Giuseppe, perchè ha scelto quel titolo così particolare?

“Chi è di qui comprende il senso dell’espressione carta buona. E Dio lo è, perchè possiamo fidarci sempre, non ci tira sgambetti. Ma dobbiamo prenderlo sul serio”.

Che visione ne viene fuori?

“Non ho avuto certo la pretesa di scrivere un trattato biblico, ma è un testo divulgativo e discorsivo. Voglio sottolineare la diversità della visione di Dio tra Vecchio e Nuovo Testamento e soprattutto indicare quello che fa per noi. Tra la concezione del Vecchio Testamento e del Nuovo abbiamo una netta diversità, su quella che è la visione di Dio. Nel Nuovo, Dio non chiede sacrifici ed olocausti, ma che l’uomo collabori al progetto di salvezza nella misericordia, liberamente”.

Come si articola il testo?

“Commento dodici parabole del Vangelo tra le più note. Compio una specie di cammino biblico con lo scopo di fare comprendere che possiamo fidarci della bontà di Dio, il quale ha mandato suo Figlio a morire per noi. Ma da solo, questo non basta”.

E allora?

“Dio prende l’ iniziativa, ma chiede anche una nostra risposta collaborativa, sia pur nella massima libertà. L’ uomo è libero di scegliere sempre tra bene e male. Le citate parabole sono utili a fare capire che è bene parlare semplicemente, come faceva Gesù al suo tempo. Il Signore aveva talvolta davanti a sè personaggi strani e di cuore non sempre limpido e allora aveva bisogno di usare parabole, una specie di catechismo. Ovviamente non è stato accettato, anzi è stato messo in croce”.

Insomma, Dio è una carta buona?

“Certo, in lui dobbiamo riporre la massima fiducia e speranza, è affidabile, al contrario degli uomini”.

Buona lettura, dunque con “Gesù racconta Dio: è una carta buona” di don Giuseppe Di Marzo.

Bruno Volpe

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