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Gianciotto, amore e sangue

Domenica scorsa a Bitonto, nell’abbraccio botanico e architettonico della Villa della Contessa Sylos Labina, si è festosamente consumata l’ultima tappa de ‘La Caravane Électrique’, spettacolo itinerante inserito nella VII edizione del Network Internazionale Danza Puglia. E’ stata l’occasione per apprezzare le più recenti produzioni di numerose compagnie, anche di casa nostra: Ez3, Equilibrio Dinamico, Menhir, Apphatzi, Alpha ZTL, Fabula Saltica… Ad aprire la serata è stato il gasatissimo equipaggio di un bus-dance (un meraviglioso Volkswahen T2 dalla livrea bianco azzurra ; vedi immagine). Sullo spazio scenico circoscritto in un clima circense si sono esibiti in dodici tornate circa cinquanta, giovanissimi danzatori, tra cui due bimbe aggraziate come putti. L’offerta ha messo in luce cose buone e cose meno buone. Ma quest’ultime, anche quando non acerbe, vanno valutate con beneficio d’inventario, stante il clima di gaia promiscuità che ha segnato la giornata di Villa Sylos (difficile a queste condizioni trovare la giusta concentrazione). Molto attesi erano Vito Alfarano e Francesco Biasi col loro omaggio a Dante in occasione del settimo centenario della morte del Poeta. La performance era incentrata sul personaggio minore della tragedia di Paolo e Francesca, il famigerato Gianciotto Malatesta. Ma ‘famigerato’ è termine che Alfarano giudica improprio. Il solco lasciato dalla poesia di Dante ha pesantemente contribuito a costruire intorno a questa figura la fama, peraltro non storicamente documentata, di uomo sanguinario e vendicativo. Il fatto poi che questo infelice fosse anche zoppo (da Giovanni che si chiamava, si ritrovò soprannominato Gianciotto, dove quel ‘ciotto’ sta per storpio) non deponeva a suo favore ; più di oggi, allora, pesava il pregiudizio di origine tardo-testamentaria, peraltro ribadito nel Vangelo di Giovanni, che suggerisce prudenza verso i ‘segnati’ da un difetto fisico. Alfarano perciò immagina un Gianciotto reso rabbioso non dal disonore dell’adulterio ma dal terrore di perdere la ragione della propria vita. Persino la morte di Francesca rientrerebbe in questa cieca espressione d’amore : Se Francesca non vuole più essere mia, ebbene che non sia d’altri !… Di qui l’immagine di un Gianciotto ‘celeste’ e innamorato come potrebbe esserlo un Romeo Montecchi o lo stesso Paolo Malatesta, se non più. Un personaggio, quindi, non torvo ma solare e leggero, ‘redento’ al punto da non zoppicare nemmeno. Un Gianciotto che Francesco Blasi rende con gesto ‘radioso’. Ma l’originalità non è bastata a mettere in fuga i dubbi.

 

Italo Interesse

 

 

 

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