Cultura e Spettacoli

Giochi ‘egnatini’ con esecuzioni capitali

Foto scattate dall’alto evidenziano l’irregolarità dell’anfiteatro di Egnazia, che si presenta di forma ovoidale, col vertice piuttosto acuto e la base schiacciata da un muro rettilineo. Ci vuol poco a capire che per la costruzione di questa struttura all’interno dell’unica spianata disponibile fra l’acropoli e l’abitato si dovette tener conto di insuperabili limiti strutturali. Da tali limiti derivò anche la scarsa capienza dell’impianto, (testimoniata dalla povertà degli avanzi): meno di mille spettatori distribuiti lungo una scalea di quattro-cinque gradini. Quali spettacoli potevano essere messi in scena all’interno di un anfiteatro così piccolo? Non certamente le complicate naumachie, le celebri battaglie navali che solo un Colosseo poteva ospitare. Da escludere pure sia le corse delle bighe per evidenti limiti di spazio, sia le lotte di gladiatori contro tori, orsi e grossi felini (dove gli ambienti attrezzati per la custodia di bestie così pericolose?). Al più, si poteva assistere alla ‘venatio’, la caccia a  cervi, cinghiali e lepri (pratica venatoria che vedeva impegnati abili cavalieri-arcieri) oppure allo scontro fra uomini armati e cani molossi o iene. Nell’anfiteatro di Egnazia con certezza si scontrarono gladiatori, singolarmente o in gruppo (la prima formula era quella più gradita al pubblico che aveva agio di scommettere). Nessun talento però calcò quell’arena. Nella cittadina pugliese si esibirono solo combattenti di mediocre o bassa caratura, i migliori essendo destinati alle piazze più prestigiose, come nelle Puglie quelle di Lupiae (Lecce) e di Canosa. Quanto ai finanziatori di questi svaghi possiamo pensare a ricchi patrizi che, in vena di sfarzo, a scopi elettorali o solo per rinforzare il favore popolare acquistassero da impresari spettacoli completi (in questo caso l’accesso allo spettacolo era gratuito). Ma si può pensare anche a carovane ‘circensi’ nomadi che allestissero il proprio ‘show’ in qualunque piazza fornita di un’arena (e qui l’ingresso era a pagamento, con la possibilità di biglietti ridotti, posti riservati, palchetti…). Ad arrossare la rena dell’anfiteatro egnatino furono anche le esecuzioni capitali (a ingresso libero, si capisce) : Uomini dati in pasto a branchi di randagi, oppure legati mani e piedi a cavalli che, pungolati, tiravano in direzioni opposte fino allo smembramento dell’infelice ; si usava anche spalmare di pece i condannati perché, dopo essere stati esposti al fuoco, si trasformassero in torce umane e dessero spettacolo correndo impazziti dal dolore… Vogliamo infine sperare che quell’ettaro di terreno abbia ospitato anche incruente gare di abilità e forza e, chissà, persino spettacoli teatrali.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 13 Giugno 2015

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