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Giorgio De Trizio si racconta, da Maradona alla sua Nazionale

C’era una volta un ragazzino di nome Giorgio, cresciuto nella Città Vecchia, e che da piccolo sognava di fare il calciatore e vestire almeno per una volta la maglia della Nazionale di calcio italiana. Questo ragazzino ha realizzato entrambi i sogni, oltre ad aver allenato e ricoperto il ruolo di osservatore per la squadra del suo cuore, il Bari. Da quando aveva poco meno di 15 anni è entrato a far parte del settore giovanile del Bari, debuttando in B a venti anni ovvero il 20 maggio del 1981 contro l’Atalanta, a quattro giornate dal termine del campionato, per poi diventare nella stagione successiva un titolare, ed in seguito una bandiera del Bari, collezionando ben 273 gettoni di presenze, dietro soltanto a Mario Mazzoni (313 presenze), al suo amico fraterno, Giovanni Loseto (318) e Jean Francois Gillet (353). Ha vissuto, tuttavia, con la maglia biancorossa ricordi indelebili giocando con mister Catuzzi nel Bari dei baresi e sfiorando di un soffio la A, annoverando anche due promozioni di fila dalla C alla A, con una sola parentesi nella massima serie sotto la guida tecnica di un altro suo mentore, ovvero mister Bruno Bolchi. Da giocatore ha vissuto una stagione anche a Pescara, per poi trasferirsi nell’1990 sino al 92’ per due stagioni a Messina dove fece da chioccia al giovanissimo bomber Igor Protti; infatti, a tal proposito ci ha svelato quando incrociò il Bari in Coppa Italia sulla sua strada e caldeggiò l’acquisto al suo presidente Vincenzo Matarrese: “Mi capitò di sfidare il Bari in Coppa Italia ed al ritorno uscimmo ai calci di rigore; io lo segnai anche ma non valse a nulla perché i miei ex compagni furono più bravi e li segnarono tutti con Joao Paulo, Laureri, Gerson, Di Gennaro e Scarafoni. Al termine di quella partita mi chiamò il compianto presidente Don Vincenzo per chiedermi un consiglio su Igor Protti che gli avevo già segnalato, ed al termine di quella stagione Igor dal 1992 è passato al Bari, anche per merito del mio consiglio”. Da calciatore De Trizio ha appeso le scarpe al chiodo nella Fidelis Andria. Nella stagione 85/86 nonostante la retrocessione in B del Bari di mister Bruno Bolchi, Giorgio venne ribattezzato dai tifosi ‘Re Giorgio’ non solo per il suo vizietto del gol ma anche perché era un leader in campo e fuori. In quell’annata che risultò ugualmente memorabile per la bandiera biancorossa perché ha indossato la fascia da capitano, una responsabilità che ha ricoperto per quattro stagioni su nove totali. Tuttavia in quella stagione De Trizio realizzò tre reti in ventisette presenze, in un campionato dove la Juve di Trapattoni si riprese lo scudetto che l’anno precedente era stato conquistato dal Verona di Osvaldo Bagnoli con capitan Di Gennaro. In quel complesso campionato costellato da innumerevoli campioni, il Bari non riuscì a centrare la salvezza, realizzando complessivamente 6 vittorie, 14 pareggi e 15 sconfitte. Nonostante ciò Giorgio De Trizio in più di un’occasione insieme al suo compagno di reparto, Giovanni Loseto, furono artefici di vere battaglie per fermare i grandi centravanti della ‘A’ di quel tempo: ‘Re Giorgio’ segnò tre reti, di cui una contro il Verona allenato da Bagnoli, alla terzultima di campionato e le altre due all’ultima giornata in trasferta contro l’Udinese di Giancarlo ‘Picchio’ De Sisti. L’ex centrale difensivo biancorosso all’occorrenza anche abile terzino ha rivissuto quella giornata: “Correva il 27 aprile 1985 ed allo stadio Friuli di Udine scendemmo in campo già col verdetto della retrocessione ma ci tenevamo a fare bella figura ed avevamo intuito che il nostro percorso con il mister si sarebbe interrotto a fine stagione, pertanto volevamo congedarci con un risultato utile, anche se qualcuno a fine primo tempo ci guardò storto. Loro passarono in vantaggio al quarto d’ora con Storgato e poco dopo la stavano già per chiudere se non fosse per un mio salvataggio sulla linea di porta. Il Pisa, loro diretta concorrente, stava vincendo contro la Fiorentina, ma nella ripresa contemporaneamente quasi al pareggio dei viola, feci il gol della domenica da centrocampo partì una traiettoria diretta nella rete, un tiro voluto e ricercato. A venti dalla fine, la Fiorentina aveva ribaltato il risultato con il Pisa, ed a loro sarebbe bastato mantenere il risultato ma passarono in vantaggio sospinti dal pubblico di casa. Io però da capitano ci tenevo a fare un ultimo regalo a mister Bolchi, e con un pizzico di fortuna trovai il gol di testa che ci consentì di pareggiarla. Rimpianti non ne ho perché fu una stagione complessa, ma vi svelo che un po’ di anni fa quando feci il corso a Coverciano da allenatore insieme al mio compagno di squadra dell’epoca, Gigi De Rosa, ci consegnarono una lettera spedita da mister Bolchi, vi dico solo che scoppiammo a piangere come ragazzini che leggono una lettera del proprio papà. Bolchi è stato un secondo papà calcistico”. Quella stessa stagione vide anche la consacrazione de ‘El Dios del futbol’ Diego Armando Maradona che fece ammattire tutte le difese avversarie specie al Campionato del Mondo. De Trizio lo ha ricordato omaggiato, svelando altri aneddoti sui campioni incrociati in quell’anno: “Giocare contro Diego Armando Maradona è stata la sfida più importante per il sottoscritto, faceva magie con il pallone che avrebbe fatto anche con una pallina da tennis o lattina, aggiungo che  è stato senza dubbio il più grande di tutti i tempi. Nello stesso campionato affrontammo anche altri campioni, Pruzzo della Roma, Platini della Juve, Bruno Giordano, quest’ultimo compagno di reparto di Maradona ed altri giocatori che per le cosiddette piccole, rendevano maledettamente difficile centrare la permanenza nella categoria. Vi svelo un aneddoto sul centrocampista brasiliano, Toninho Cerezo, lui militava nella Samp ed al termine di una battaglia in campo in cui ci eravamo ‘picchiati’ senza esclusioni di colpi si congratulò e scambiammo la maglia come se nulla fosse avvenuto”. Infine, non tutti sono a conoscenza che Giorgio De Trizio ha indossato anche la maglia della Nazionale di Calcio Under 21 di serie B: “Fu una gara che si disputò allo stadio di Lecce, terminata 0-0 e venni premiato come migliore in campo. Il Commissario Tecnico che mi convocò era il grande Fulvio Valcareggi ed è stata davvero una bellissima esperienza, con il dispiacere di non aver dato seguito perché nella mia carriera sono stato condizionato dalla pubalgia che mi ha costretto a ritirarmi anticipatamente. Ringrazio però anche un altro mio maestro, mister Enrico Catuzzi che mi fece esordire ed ha creduto in me facendomi esordire in Prima Squadra”. Il suo maestro. mister Catuzzi, disse di lui in un’intervista nel 1982 ad un giornale: “Sulle sue qualità ci metto la mano sul fuoco. Io credo in quel che faccio ed ho tanto entusiasmo da poter scalare la montagna più alta del mondo. Chi sa di poter contare su un’organizzazione, sa cosa fare in campo a prescindere dall’avversaria”. Massimiliano Ancona ha dedicato anche un libro a quel Bari memorabile, intitolato: ‘La Bari dei baresi ed altre storie’.

M.I:

 

 

 

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