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Giovanni aveva un sogno, Giovannino lo realizzò

Nato a Ruvo il 21 ottobre 1767, Giovanni Jatta, archeologo e alto magistrato a Napoli  dal 1809 al 1821, può dirsi, di fatto, il fondatore dell’omonimo Museo Nazionale. Giovanni Jatta cominciò ad appassionarsi di archeologia a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, sedotto dal clamore degli scavi di Ercolano e di Pompei. A partire dal 1809 cominciò a muoversi con perizia nella corsa all’accaparramento dei pezzi migliori presenti sul mercato dell’antiquariato. Arrivò così a formare un primo consistente nucleo di reperti. Tutto sarebbe rimasto lì se nel 1820, la scoperta fortuita del patrimonio vascolare presente nel sottosuolo rubatino non avesse scatenato una collettiva caccia al tesoro: “Non più in città si veniva per provvedersi di viveri; perocché i venditori di pane, vino e camangiari, albergati sotto piccole tende, fornivano il necessario nella campagna medesima”. Anche Giovanni, col fratello Giulio, si fece prendere da questa specie di febbre dell’oro. Oltre a manovali, artigiani e contadini, della stessa ‘febbre’ rimasero contagiate anche molte famiglie nobili ruvesi (Caputi, Fenicia, Lojodice e altri), le quali così ebbero modo di istituire piccole raccolte private. A differenza di queste famiglie, però, i due Jatta non dispersero il patrimonio, vendendolo. Soprattutto Giovanni scelse di investire nella ricerca promuovendo scavi nei fondi di proprietà di famiglia. Nel 1844, anno della morte, il suo patrimonio assommava a quasi cinquecento reperti. Giovanni Jatta si spense però con un rimpianto : il non aver fatto in tempo a vedere la propria collezione e quella del fratello riunite nel palazzo di famiglia. Il suo sogno sarebbe stato realizzato diversi anni dopo dal nipote Giovannino, unico erede del patrimonio famigliare. Il testamento che riguardava Giovannino, però, escludeva il complesso dei reperti, nel frattempo salito a duemila pezzi. Quella raccolta era destinata a Ferdinando II, affinché fosse conservata nel Museo Archeologico di Napoli. E così sarebbe andata se nella gestione dell’eredità non si fosse inserita la madre di Giovannino, Giulia Viesti (la signora era diventata vedova e Giovannino non aveva ancora raggiunto la maggiore età). La vedova Jatta domandò al Governo Reale di lasciare la collezione Jatta a Ruvo in modo da essere esposta nel palazzo di famiglia. Nel 1848 il re acconsentì alla richiesta. Con la maggiore età di Giovanni Jatta junior, la collezione assunse la definitiva fisionomia, pressoché la stessa di oggi. Nel 1993 con decreto ministeriale il Museo Jatta venne dichiarato nazionale. Nel 1991, la collezione privata Jatta fu acquistata dallo Stato con un “indennizzo” alla famiglia di 9 miliardi di lire per le spese sostenute negli anni per la cura di detto patrimonio. – Nelle immagini, Giovanni Jatta senior (nel dipinto) e Giovanni Jatta junior.

 

Italo Interesse

 

 

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