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Giudici di pace “senza pace” tra competenze in salita e indennità che scendono

Giudici di pace ancora senza pace a Bari come in tutta Italia: la Consulta della Magistratura Onoraria ha proclamato l’astensione dalle udienze civili e penali dal 19 al 22 gennaio 2021 dei giudici onorari di pace addetti agli Uffici del Giudice di Pace e del Tribunale e dei viceprocuratori onorari. Ancora in primo piano, dunque, le rivendicazioni dei magistrati onorari, che oramai ogni inizio dell’anno scendono in piazza con le loro rivendicazioni senza, però, cavare un ragno dal buco visto che il loro malessere si è ancora di più acuito anche a causa dell’attuale situazione emergenziale per via della mancanza assoluta di tutele assistenziali e delle retribuzioni a cottimo in ragione delle sospensioni ‘ex lege’ e della costrizione delle attività che, unite a lunghi periodi di malattia e quarantena, hanno prodotto gravi conseguenze nella vita degli stessi. Lasciandoli, da un lato, privi di reddito adeguato e, dall’altra, di adeguati indennizzi. Senza peraltro considerare la diffusione del Covid-19 ha peggiorato una situazione che era già ben nota alle istituzioni, per cui, «prendendo atto del comportamento reiteratamente lesivo ed omissivo del Ministro della Giustizia» anche a seguito della procedura di raffreddamento esperita a dicembre scorso, alla Consulta altro non resta che tutelare ancora una volta i diritti dei giudici non togati e far sentire la propria voce proclamando l’astensione dalle udienze. Ergo, disagi anche nella sede dei giudici di pace del San Paolo, a Bari, per la sospensione delle udienze della prossima settimana, per cui giova spiegare i motivi della ‘serrata’ che l’avvocatura barese onoraria per far comprendere agli utenti le ragioni dell´astensione proclamata come detto, dal 19 al 22 gennaio prossimi. Una forma di protesta estrema allo scopo di evidenziare che l´ulteriore aumento delle competenze dei Giudici di Pace -in sede civile e penale- se da un lato rappresenta un indubbio riconoscimento delle professionalità acquisite negli anni, dall´altro un vero e proprio “controsenso” normativo. Motivo? Manca una riforma che garantisca la continuità dell´incarico e la tutela dei diritti fondamentali. Infatti le toghe baresi onorarie sono d’accordo: la continuità – intesa come incarico senza limiti temporali – costituisce il presupposto imprescindibile per assicurare la professionalità e l´imparzialità di chiunque sia chiamato a svolgere la funzione giudicante”, spiega ancora l’avvocata Cinque. E anche l´Unione dei giudici di pace, pur apprezzando che il Ministro della Giustizia dopo i precedenti scioperi abbia sospeso tempo fa la presentazione in Consiglio dei Ministri di un progetto di riforma contrastante con le principali richieste della categoria, denuncia, tuttavia, la totale assenza di un provvedimento del Governo. Governo in perenne ritardo sulla riforma della Giustizia, che invece dovrebbe assicurare la rinnovabilità dei mandati, previa verifica quadriennale, fino a settantacinque anni di età. Da rimarcare, inoltre, la necessità di introdurre a tutela dei giudici onorari forme di tutela previdenziale ed assistenziale; assicurare garanzie di indipendenza ed autonomia della funzione giurisdizionale della Magistratura di Pace, riconoscendo la peculiarità della funzione dei giudici di pace non equiparabile ad alcun servizio “onorario part-time”. Ma l’elenco delle richieste avanzate anche dai giudici di pace baresi in questi giorni di astensione dalle udienze è piuttosto lungo: adeguata revisione delle indennità; eliminare le disfunzioni degli Uffici del Giudice di Pace determinate da: a) assoluta insufficienza del personale amministrativo in servizio; b) irrazionale distribuzione dei Giudici di Pace sul territorio, con enormi differenze dei carichi di lavoro da Ufficio a Ufficio (fino a 500 volte).

 

Francesco De Martino

 

 

 

 

 

 

 

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