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Giuseppe Alberga “A Bari 22 anni della mia carriera, è una la mamma”

Le scene strazianti viste dei militari che trasportano le bare e vedere ogni sera il bollettino delle 18.00 con morti e contagi in costante aumento, sono scene apocalittiche. Quattrocentocinquanta casi in più quasi al giorno nella nostra Puglia, forse è il caso di attuare norme ancora più restrittive e forse arriveranno a breve. Oggi è il mio onomastico, ieri , ndr – e festa del mio Papà, faccio fatica a spiegargli quanto sia importante restare a casa. I più anziani, abituati ad uscire la mattina, non lo capiscono. Nonostante stanno giustamente inasprendo con sanzioni. Si vede in giro di ragazzini, persone che vanno a fare jogging in compagnia, code chilometriche nei supermercati senza distanza di sicurezza, corsa ad accaparrarsi quel prodotto o un altro. Ed ospedali pieni, non più in grado di sopportare e ricevere altri casi. Situazione complessa, fare previsioni è difficile. Dobbiamo pensare noi stessi ad iniziare ad essere responsabili, a rispettare quanto ci viene imposto. Se no da questa situazione non ne usciamo più” un discorso molto serio, umano ed emozionato quello in apertura di intervista affrontato con l’ex portiere del Bari, Giuseppe per tutti i tifosi ‘Pino’ Alberga. Con Alberga tredici anni in biancorosso dall’84’ all’86’ quando era terzo portiere per poi dopo una parentesi molto felice ad Altamura dove contribuì alla vittoria di una Coppa Italia di D, fece ritorno a Bari per poi lasciarlo soltanto nel 1997 (con una parentesi a Trani nella stagione 89’-90’), quando in seguito al gravissimo lutto famigliare della prematura scomparsa della mamma, quando lui aveva soltanto 32 anni, ritornò a giocare a calcio e concluse la carriera disputando buone stagioni prima a Taranto e poi a Messina, dove ha iniziato il suo percorso da preparatore dei portieri. Subito dopo, è arrivato a Bari, da preparatore, vedendo avvicendarsi diversi allenatori, inoltre, ha annoverato importanti esperienze anche nel Matera, col Benevento di mister Auteri, a Bisceglie ed infine a Taranto, da vice del tecnico, Nicola Ragno.

Da secondo di Enzo Massimo Biato, in serie A, stagione 1990-1991 realizzasti dieci presenze ed una partita su tutti, ricordano i tifosi biancorossi, Bari-Milan 2-1, 19 maggio 1991. Raccontaci.  

Ci sono certe storie, episodi che gli almanacchi non potranno mai raccontare, ovvero quello che all’interno di uno spogliatoio è avvenuto, di come la si vivesse, della tensione e di come si arrivava a certe gare. Con Biato avevo un ottimo rapporto, tuttavia, ebbi la fortuna di dare un mio importante contributo alla salvezza. Fino ad un anno prima, voglio ricordare ai più piccoli che Angelo Carbone era con noi, e dopo passò al Milan, facendo ritorno a Bari l’anno successivo. Ricordo, tuttavia, che alla penultima giornata di campionato siccome ci tenevamo a fare bella figura contro il Milan degli olandesi che soltanto la giornata prima aveva rifilato in trasferta al Bologna sei gol senza subirne, chiamammo il nostro ex compagno di squadra a dire scherzosamente, andate piano anche se vi renderemo la vita difficile. Infatti con la Samp di Vialli e Mancini, che poi vinse lo scudetto, soltanto qualche giornata prima avremmo potuto sfiorare l’impresa ma perdemmo 3-2. Tornando alla mia partita più bella fu quel Bari-Milan, vincemmo 2-1, con doppietta di Joao Paulo e gol per loro di Marco Simone. Io feci diverse parate, alla fine festeggiammo come se avessimo vinto uno scudetto. Ogni volta che si vinceva era una festa, un gruppo fantastico.

La stagione successiva retrocedeste, nonostante giocatori eccellenti, cosa non funzionò?

Era una serie A con tantissimi campioni, noi lottammo sino alla fine, avevamo David Platt in formazione e tanti altri campioni, ma non bastò. Io feci diciassette presenze. Si avvicendarono Salvemini a cui devo moltissimo e poi Boniek, potette fare poco. Una stagione sfortunata, in quel Bari c’era anche Boban e Jarni”.

Sei stato secondo anche di un altro grande portiere, Alberto Fontana che diversi anno dopo Antonio Conte a Bari stava riportando a Bari, e tu avresti dovuto far parte come parte dello staff anche di quella squadra. Svelaci come andò alla fine, e poi il tuo rapporto con ‘Jimmy’ Alberto Fontana, arrivato a grandi livelli, per anni secondo all’Inter.

Sarà per il mio carattere, sarà per il detto ‘A Bari nessuno è straniero nemmeno Guerrero’ con il quale ho giocato e tutti adoravano, io andavo d’accordo con tutti e ad Alberto voglio molto bene. Alberto mi faceva giocare sempre quelle cinque-sei partite, oltre la Coppa Italia, e lui era il primo tifoso. Quando poi ho smesso, lui era ancora in attività, io avevo fatto sei mesi con Antonio Conte, che prese il posto di Beppe Materazzi dopo il disastroso risultato del derby. A fine stagione, Fontana fu cercato da Antonio Conte e dalla società, soltanto gli era stato proposto un ruolo da chioccia e secondario, ‘Jimmy’ mi chiamò per chiedere se io facessi ancora parte dello staff, soltanto che mister Conte, come è legittimo che sia aveva rivoluzionato tutto e portato interamente il suo staff. A me risulta che era stato ad un passo dalla firma per tornare a Bari e sono sicuro avrebbe avuto anche un ruolo non secondario, ma poi non si fece più nulla”.

Tra i tecnici biancorossi, hai avuto anche Eugenio Fascetti con il quale hai conquistato una storica promozione dalla B alla A, con Ingesson che vi trascinò alla vittoria. Con Franco Mancini, invece, non hai avuto modo di giocare, Il tuo ricordo di questi campioni?

Si con Eugenio Fascetti ho vissuto una retrocessione ed una memorabile promozione in uno stadio San Nicola gremito di tifosi, con la Curva Nord che ogni domenica ci sospingeva alla vittoria, e quella partita con il Castel di Sangro, è stato bellissimo. Ingesson, quando si nasce leader, lui era questo. Un gladiatore, dovunque è andato è stato amato da tutte le tifoserie senza distinzione di colore, un professionista unico, brutta la sua perdita. Vi svelo, inoltre, che al termine di quella stagione Fascetti voleva che proseguissi però ebbi un grave lutto la perdita di mia mamma, a soli 32 anni ed avevo deciso di mollare. Solo dopo qualche mese, tornai a giocare ed andai a Taranto. Franco Mancini non ho avuto l’opportunità di giocarci, però l’ho conosciuto, un altro ottimo portiere passato da Bari, scomparso prematuramente”.  

Dopo una buona stagione a Taranto, hai concluso la carriera a Messina e di lì hai iniziato a svolgere il ruolo di preparatore dei portieri per poi ritornare nella tua Bari dal 2002-2009, allenando Gillet, uno forse dei migliori portieri biancorossi?

Si anche a Taranto mi sono trovato bene in una piazza calda. A Messina ho iniziato il mio percorso da preparatore dei portieri. Il nostro è un ruolo, quasi ‘infame’ pari per novanta minuti e poi fai un errore sul recupero e vieni messo sotto accusa e devi avere le spalle larghe per andare avanti. Gillet, era basso di statura, ma aveva prontezza, un colpo di reni incredibile e volava tra i pali. Io ho avuto l’onore e piacere di poterlo allenare e vi posso dire certamente che se la giochi con altri portieri importanti, da Fontana, Mannini, lo stesso Biato, Mancini. Bari, conserva una tradizione importante in tutti i ruoli, dai portieri ai bomber di razza”.

Sei stato anche a Matera e a Benevento, protagonista con mister Auteri di una storica promozione. Prima di approdare, dopo l’esperienza al Bisceglie, al Taranto in questa stagione, dove ancora una volta il calcio ha dato dimostrazione di non saper aspettare, nonostante i risultati sportivi che stavate conseguendo sul campo?

Si, tantissima gavetta e ne vado fiero, mi sono trovato molto bene a Matera, è stata un’importante stagione. Voglio ringraziare nel mio periodo a Bari da preparatore dei portieri mister Perotti che mi volle fortemente su consiglio del mio amico Nicola Caricola. Da calciatore, anzi vi svelo che sono stato ad un passo dall’andare al Genoa nel 1986 ma poi Vincenzo Matarrese al quale ho sempre voluto molto bene e sono grato, si oppose. Tornando alla stagione con il Benevento con mister Auteri abbiamo conquistato uno storico successo ed i portieri furono anche protagonisti in positivo. Poi c’è stata l’esperienza al Bisceglie, ed infine quest’anno, al Taranto da vice di mister Nicola Ragno. Siamo stati sollevati dall’incarico dopo due mesi ed eravamo secondi in classifica con Peppe Genchi in grandissime condizioni come ha dimostrato anche dopo. Ma questo il calcio ne prendiamo atto ed andiamo avanti, più forti di prima. A Taranto siamo stati benissimo comunque”.

Il Bari di quest’anno, se dovesse riprendere il campionato dove potrebbe arrivare e se dovesse arrivare una chiamata, risponderesti ancora positivamente al tuo Bari?

Speriamo che tutto questo finisca adesso è prioritario, più del calcio e di tutto il resto. Il Bari è strepitoso per me è come la Mamma, non si può dire di no. Premesso che c’è una società organizzata ed attrezzata che continuerà a fare bene e sta programmando. Anzi, una parola la vorrei spendere su Maurantonio, preparatore dei portieri del Bari, un bravissimo ragazzo. A Bari, conosco molto bene Antonello Ippedico, se qualora dovesse chiamare per un ruolo tecnico, sicuramente andrei a parlarci perché prima di essere un ex calciatore e preparatore, sono tifosissimo del Bari, sono nato in Svizzera ma sono barese puro sangue, innamorato dei colori biancorossi”.

Marco Iusco

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